Semplicemente amici. Anna, Roberto e la loro interprete Lis

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Eleonora è affascinata dalla possibilità di dialogare per vie diverse dalla comunicazione verbale.

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E’ un’interprete Lis ed è figlia di genitori sordi. Alla Lega del Filo d’Oro è arrivata quando ha iniziato a chiedersi come avrebbe potuto comunicare con sua madre se lei avesse perso anche la vista. E’ volontaria dal 2012.

Qual è la motivazione che ti ha spinto a iniziare a fare volontariato per la Lega del Filo d’Oro?
Ho genitori sordi e quando mia madre iniziò ad aver bisogno degli occhiali, subito mi chiesi: “E se diventasse anche cieca?”. Mi hanno parlato della Lega del Filo d’Oro e li ho contattati. Inizialmente volevo capire come comunicano i sordociechi, visto che è qualcosa di cui potrei aver bisogno. Poi però le motivazioni cambiano.

EleonoraponticelliPer tanti volontari il primo approccio è un po’ traumatico: per te immagino non sia stato così…
No, ovvio, per me la sordità è sempre stata una condizione normale, non un handicap. Mi affascina vedere come le persone a cui manca un canale di comunicazione sfruttano i canali alternativi. Il trauma per me è arrivato nel quotidiano, non nel primo impatto.

Che servizio fai?
Faccio i soggiorni estivi e sono persona di contatto per la signora Anna. Lei vive in un istituto religioso, dove sono accolte molte persone sorde con un ritardo cognitivo. Li è stato traumatico, perché mi ha fatto pensare che se non avessero ricevuto i giusti stimoli anche i miei genitori sarebbero potuti essere lì. Cosa faccio? Mi sento un po’ la “dama di compagnia” della signora Anna: leggiamo il giornale, lei mi chiede informazioni di ciò che succede ma soprattutto mi chiede di me. A volte la porto a pranzo a casa mia, a volte le porto mio papà per fare due chiacchiere, altre volte andiamo al mercato. A me non piace dire che faccio volontariato, sembra quasi che uno cerchi un riconoscimento sociale, di essere ammirato, di essere considerato migliore degli altri. Io semplicemente penso che se miglioro un pochino la vita di Anna, miglioro anche la mia. E forse anche quella di persone che nemmeno sono coinvolte in questo nostro rapporto, ma che ne beneficiano comunque perché ogni volta che si genera qualcosa di bene questo va a beneficio di tutti.

Il fatto che sia possibile comunicare con persone che sembrano chiuse in un guscio impenetrabile di buio e silenzio, dall’esterno sembra un miracolo. Per te invece che cos’è la comunicazione?
Sicuramente non un miracolo. La comunicazione è una cosa naturale, innata, che si può far in mille modi. Più che di tecniche di comunicazione quindi c’è bisogno di esperienza, di sapere cosa va bene per quella persona e per te in quel preciso momento.

Il capodanno 2015 l’hai passato in modo un po’ speciale: sei andata a Valencia con Roberto, un sordocieco. Come mai?
Roberto per me è un amico, non ho fatto volontariato!

(20 gennaio 2016)

http://www.superabile.it

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