«Una lotta per restituire l’udito a chi lo ha perso»

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Francesco Seno è un tecnico audiometrico, nel suo impegno ha coinvolto sponsor importanti

di Giancarlo Noviello

maratUna maratona nel deserto non lascia indifferenti. Gli spazi sconfinati, i luoghi solitari e il silenzio tutto attorno, costringono a vivere il tempo presente, a liberare la mente e, anche, a concentrarsi più su se stessi. Per questo, prima ancora che una corsa, è un’esperienza, in cui a beneficiarne davvero è l’anima. Ma per correre una maratona nel deserto, 42 chilometri circondati da pietre e sabbia, ci deve essere un perché, una risposta. Francesco Seno la risposta l’ha trovata nei Saharawi, un popolo in fuga da una guerra decennale contro il Marocco, che abita ora la regione di Tindouf.

La Sahara Marathon è l’unica maratona internazionale che ha come unico scopo la solidarietà, non esistono premi o record da battere, ogni partecipante è solo, con le sue motivazioni: come raccontano anche le storie di altri due atleti “solidali” di Martellago – che vi raccontiamo – come Federico Lovigi e Gennaro Ferrara. Chi partecipa porta medicinali, apparecchiature mediche e tutto quello che può servire ai circa 200 mila saharawi che vivono come profughi lontano dalla patria.

Francesco Seno collabora attivamente da diversi anni nell’associazione “1514 oltre il muro”, che destina ogni anno fondi per gli aiuti umanitari a favore della popolazione Saharawi, realizzando progetti di cooperazione internazionale. È un tecnico audiometrista, ha curato il progetto “Ascoltare il Deserto”.

«Si tratta di un vero e proprio laboratorio per l’installazione di impianti cocleari» spiega Seno, «dove alla popolazione saharawi siano essi bambini o adulti, nati o diventati sordi con una perdita uditiva totale o profonda in entrambi gli orecchi, è stata offerta la possibilità di riadattarsi al nuovo mondo sonoro, attraverso l’utilizzo di protesi acustiche. La mia avventura umanitaria è iniziata recuperando apparecchi digitali, materiale per le impronte, chiocciole e batterie. Anche due importanti aziende del settore audioprotesi, l’Auris e la Cochlear, si sono attivate per avviare una campagna di sensibilizzazione nei confronti del popolo saharawi, regalando alla nostra associazione cinque protesi lineari e due protesi per via ossea. Il risultato finale di tutte le donazioni, ha permesso di raccogliere una sessantina di protesi acustiche, preparate e riconfigurate per poi essere applicate ai bambini saharawi».

http://nuovavenezia.gelocal.it

 

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