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Roma, 26 ott – Solo il 44,4% degli oltre 3 milioni e 100mila italiani che convivono con una qualche forma di disabilità è soddisfatto del proprio tempo libero, contro il 69,4% del resto della popolazione.

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E affinché tempo libero e turismo siano campi di intervento prioritari nelle politiche delle pari opportunità, Apmarr Aps (Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare) Ast Aps (Associazione sclerosi tuberosa) e Uildm Mazara del Vallo Odv (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) hanno realizzato il progetto ‘SiPuò -Pratiche di accessibilità’, iniziativa che mira a diffondere la cultura dell’inclusività in Italia. Cofinanziato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il progetto “Si Può” è stato ideato e supportato nello sviluppo dall’Agenzia SocialNet (Agenzia di servizio sociale nazionale) con la supervisione del Cerpa – Centro europeo di ricerca e promozione dell’accessibilità.

“Con il progetto ‘SiPuò’, abbiamo promosso e sviluppato un modello innovativo di accessibilità e inclusività delle pratiche di turismo e tempo libero che consente alle persone con disabilità e ai loro familiari di poter accedere a questi settori come tutti – afferma Antonella Celano, presidente di Apmarr -. Il benessere e l’inclusione sociale delle persone con disabilità e malattie croniche e rare non passano solo dall’assistenza sanitaria e sociale, ma dal garantire una qualità della vita soddisfacente in tutti i campi, compreso quello dello svago, del turismo, del tempo libero e dello sport, essenziali nella vita di una persona. Nonostante questi aspetti, purtroppo, siano spesso sottovalutati la piena attuazione del diritto di cittadinanza e delle pari opportunità passa anche da qui. È fondamentale rendere anche questi settori prioritari campi d’intervento delle politiche di pari opportunità viste le enormi possibilità e i bisogni di tante e diverse persone con disabilità, ad oggi ancora spesso discriminate”.

Solo il 9,3% delle persone affette da disabilità – si legge in una nota – si reca di frequente al cinema, al teatro, a un concerto o visita un museo durante l’anno, mentre nel resto della popolazione il dato è il 30,8%; d’altra parte ben il 62,5% dei musei italiani, pubblici e privati, non è attrezzato per ricevere le persone con limitazioni gravi. La pratica sportiva viene esercitata solo dal 9,1%, contro il 36,6% relativo al resto della popolazione e solo 1/3 dei ragazzi con disabilità in età scolare partecipa alle gite scolastiche e condivide esperienze fuori casa con i compagni. Eppure, le statistiche ci dimostrano che le persone con disabilità che sono poste nelle condizioni di poter partecipare alle attività culturali e sportive raddoppiano la soddisfazione riguardo la propria vita e le proprie relazioni sociali, a dimostrazione di quanto questi fattori siano determinanti.

In merito al settore turistico uno studio commissionato dal Parlamento europeo sull’accessibilità dei servizi e dei trasporti in Europa – – prosegue la nota – dimostra che i servizi della filiera turistica e dei trasporti in Italia non riescono a rispondere alle necessità delle persone con disabilità. Eppure, in Europa si stimano circa 80 milioni di persone con una disabilità e un potenziale economico diretto derivato dal turismo accessibile pari a un fatturato lordo di circa 352 miliardi di euro. In Italia l’Istat stima un aumento di viaggiatori con disabilità del 70% entro il 2035, ma solo a patto che le esperienze di turismo e tempo libero diventino sempre più accessibili e inclusive. Circostanze che ad oggi non sembrerebbero garantite: tra le persone con disabilità, intervistate nell’ambito del progetto ‘SiPuò’, il 51% riscontra la mancanza di attività ed esperienze interessanti adatte alle proprie esigenze in occasione di un viaggio, e il 49% ravvisa difficoltà relative ai trasporti, mentre la scarsa fruibilità e accessibilità dei luoghi turistici e di interesse risulta una criticità per il 32%.

“Un Paese a vocazione turistica come il nostro dovrebbe investire maggiori risorse per ottenere livelli di accessibilità più elevati e più soddisfacenti delle proprie destinazioni – spiega Giovanna Tramonte, presidente Uildm Mazara del Vallo -. Come sottolineato dal Rapporto SiPuò, l’accessibilità dovrebbe sempre andare di pari passo con l’inclusione, evitando il più possibile situazioni potenzialmente discriminatorie. In una delle numerose esperienze attuate nell’ambito del progetto SiPuò, ad esempio, abbiamo reso completamente accessibile ai clienti con disabilità uno stabilimento balneare, e allo stesso tempo pienamente inclusivo: ombrelloni e servizi erano collocati uniformemente in mezzo a tutti gli altri. Ciò ha contribuito in misura determinante al successo dell’attività e a non far sentire nessuno escluso o diverso dagli altri”.

Il progetto SiPuò opera su tutti i fronti essenziali alla diffusione della cultura dell’accessibilità e inclusione: formazione, mediante l’erogazione di un corso gratuito di 40 ore a cui hanno partecipato 78 operatori turistici e del tempo libero selezionati su 270 iscritti e webinar pubblici. Il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità e l’ascolto delle loro esigenze ha condotto alla definizione di linee guida, raccolte nel Rapporto SiPuò, con l’obiettivo di fornire a tutti criteri pratici per garantire accessibilità e inclusione. Tali linee guida sono state infine sperimentate consentendo ad alcune persone con disabilità di vivere direttamente percorsi pratici di turismo e tempo libero con attività molto eterogenee tra loro che si sono svolte in 12 Regioni italiane.

“Un sistema ospitale – sottolinea Piera Nobili, presidente Cerpa, che da 30 anni promuove la cultura dell’inclusione sociale – non si realizza solo attraverso una maggiore attenzione tecnica, ma è necessario coniugare il comfort ambientale con una gestione attenta dei servizi e una maggiore attenzione alle esigenze delle persone con disabilità a 360 gradi. Bisogna formare adeguatamente il personale coinvolto e diffondere la consapevolezza dell’importanza dell’accessibilità e dell’inclusività. Ma consapevolezza e buona volontà non bastano da sole, sono necessarie specifiche professionalità, conoscenze e competenze. Per questo all’interno del Rapporto SiPuò abbiamo voluto fornire a tutti metodologie e strumenti pratici per conseguirle”.

“È fondamentale investire per garantire alle persone con disabilità e malattie croniche e rare la possibilità di esercitare pienamente i propri diritti in tutti gli aspetti della loro vita, compresi quelli dello svago e del tempo libero – dichiara l’onorevole Massimiliano Panizzut (Lega), già membro della Commissione Affari sociali -. Il progetto SiPuò e il Rapporto che ne è derivato sono uno strumento da condividere in quanto pongono l’attenzione su questi temi al fine di diffondere la cultura dell’accessibilità e dell’inclusività nel nostro Paese nel segno di una lotta sul territorio contro le barriere architettoniche”

“Grazie al Progetto SiPuò le famiglie e le persone con disabilità hanno potuto viaggiare, scoprire il mare e la montagna, praticare sport, vivere esperienze culturali, coltivare nuove passioni e stare a contatto con la natura, attraverso una serie di pratiche svolte in tutto il territorio nazionale in modo da garantire la massima accessibilità e inclusione – conclude Francesca Macari, Presidente di Ast – Auspichiamo che queste esperienze e la gioia provata dalle persone nel loro svolgimento non debbano essere trovate solo all’interno di progettualità definite, ma che i contenuti e le linee guida del Rapporto SiPuò possano contribuire a diffondere sempre più tali occasioni, rendendole fruibili a tutti. Perché tutti hanno il diritto di essere felici, anche attraverso un viaggio e lo svago”. (Adnkronos Salute)

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