Il Papa: «Anche preti e suore guardano porno, è un vizio che ha tanta gente. State attenti»

Il pontefice in udienza con i sacerdoti che studiano a Roma: «Non parlo della pornografia criminale, ma proprio di quella normale. Il diavolo entra da lì». E sui social: «Io non li uso, sono arrivato tardi»

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di Gian Guido Vecchi

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CITTÀ DEL VATICANO Francesco mette in guardia seminaristi e sacerdoti dalla pornografia digitale, e non è solo un’osservazione incidentale. «Lo dico a chiare lettere. Non dirò: “Alzi la mano chi ha avuto almeno un’esperienza di questo”, non lo dirò. Ma ognuno di voi pensi se ha avuto l’esperienza o ha avuto la tentazione della pornografia nel digitale. È un vizio che ha tanta gente, tanti laici, tante laiche, e anche sacerdoti e suore. Il diavolo entra da lì…». Il Papa ne ha parlato durante un’udienza ai seminaristi e ai sacerdoti che studiano a Roma, l’incontro risale al 24 ottobre ma il testo registrato con le parole del Papa è stato pubblicato dal Vaticano oggi. E non si riferiva in particolare alla «pornografia criminale come quella degli abusi dei bambini, dove tu vedi “in vivo” casi di abusi: questa è già degenerazione».

Parlava della «pornografia un po’ “normale”», quella che spopola sul web. Chiaro che la faccenda riguardi tutta la società: secondo una ricerca dell’International Secure Systems Lab a livello mondiale, il 12 per cento dei siti esistenti sul web offre materiale pornografico, mentre il 35 per cento di tutti i download è di natura pornografica. Ma è altrettanto evidente che la navigazione «hot» di gente che si prepara a fare voto solenne di castità, o lo ha già fatto, è la spia di problemi che la Chiesa si trova ad affrontare e saranno tra le questioni al centro del prossimo Sinodo, nel 2023 e 2024: la solitudine dei sacerdoti, il rapporto con la sessualità, il celibato.

Certo non può trattarsi soltanto del fatto che non ci si possa sposare: il mondo è pieno di persone sposate, o comunque non vincolate alla castità, che navigano comunque sui siti porno. Però è evidente che ci possa essere un problema particolare, tra i consacrati, e abbia a che fare con la concezione stessa della sessualità nella Chiesa. Ne parlava all’inizio dell’anno il cardinale Jean-Claude Hollerich, relatore generale del sinodo: «Bisogna cambiare il nostro modo di vedere la sessualità. Finora abbiamo avuto una visione piuttosto repressa. Ovviamente, non si tratta di dire alle persone che possono fare qualsiasi cosa o di abolire la moralità, ma credo che dobbiamo dire che la sessualità è un dono di Dio. Lo sappiamo, ma lo stiamo dicendo?». Hollerich aveva poi aggiunto: «Domandiamoci con franchezza se un sacerdote debba essere necessariamente celibe. Ho un’opinione molto alta del celibato, ma è essenziale? Perché non avere anche sacerdoti sposati? E anche se un prete non può più vivere questa solitudine, dobbiamo poterlo capire, non condannare». Ne ha parlato anche il cardinale Reinhard Marx, tra i più stretti collaboratori di Francesco: «Per alcuni preti, sarebbe meglio se fossero sposati».

Del resto, al contrario di quanto credono molti, nella Chiesa cattolica esistono già i preti sposati. La millenaria disciplina monastica del celibato vale solo nella Chiesa latina, ma nelle Chiesa cattoliche orientali non c’è obbligo. Da tempo si parla della possibilità che in futuro si vada verso una doppia disciplina anche nella Chiesa latina. Ma non si tratta solo di questo, c’è anche la questione della formazione nei seminari. Il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, ha parlato della necessità che ci siano più donne a formare i candidati al sacerdozio, come spiegò due anni fa al mensile Donne Chiesa Mondo dell’Osservatore Romano: «Possono partecipare in molti modi: nell’insegnamento teologico, filosofico, nell’insegnamento della spiritualità. Possono fare parte della squadra dei formatori, in particolare nel discernimento delle vocazioni. Accompagnare la formazione umana, un aspetto non abbastanza sviluppato nei seminari. È necessario valutare il grado di libertà dei candidati, la loro capacità di essere coerenti». Talvolta c’è un disagio «perché c’è la paura», osservava: «Per un prete, per un seminarista, la donna rappresenta il pericolo! Mentre, in realtà, il vero pericolo sono gli uomini che non hanno un rapporto equilibrato con le donne. È questo il pericolo nel sacerdozio, è questo che dobbiamo cambiare radicalmente. Per questo durante la formazione è importante che ci siano contatto, confronto, scambi.

Ciò aiuta il candidato a interagire con le donne, in modo naturale, e anche a far fronte alla sfida che rappresenta la presenza della donna, l’attrazione verso la donna».

 

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