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Sull’elettroshock di cui alla Circolare del Ministro della Sanità, oggi della Salute, del 2.12.1996 in cui viene volutamente ignorata l’effimera efficacia di questa terapia e vengono taciuti i suoi effetti deleteri ormai fin troppo noti, è giusto che sia conosciuta la posizione presa, che con quella Circolare rivaluta alcune patologie mentali su parere del Consiglio Superiore della Sanità.

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Questa terapia prima permissiva in un primo Decreto ed in un secondo più restrittiva, non possiamo affermare se essa sia adeguata o meno

Sappiamo che la Regione Piemonte il 31.12.1999 con legge n.561 ha cancellato la terapia dell’elettroshock, la psicochirurgia, la lobotomia prefrontale e trans orbitale soprattutto sui bambini, gli anziani e le donne in gravidanza, per quest’ultime salvo espressa richiesta di applicazione della TEC (Terapia Elettroconvulsionante), sono pratiche Sanitarie che pare siano ancora in uso nel mondo ed in Europa.

In Italia, pare, che il Lazio, Veneto e Toscana la utilizzino ancora (cfr.Avvenire 04.01.2000 pag.12) , ma è da verificare ! Questa pratica per la Consulta Nazionale per la salute mentale e la Società Italiana di Psichiatria l’hanno definita un “ritorno alla violenza bruta che esclude il prendersi cura della persona”( “La Sicilia 25.8.1999 pag.19).

Lo stesso Giornale riportava la notizia che il Consiglio Provinciale di Catania aveva approvato una Mozione inerente l’uso terapeutico, ancora vigente nella Provincia, dell’elettroshock per la cura delle malattie mentali.

Questo “trattamento” è un ritorno alla violenza irrispettoso della dignità della persona umana, principi ancor più ribaditi dall’art.1 del Decreto Legislativo 18.6.1999.

Tale metodo è un ritorno al passato che si intende cancellare è in netto contrasto con la volontà del Legislatore che ha voluto porre fine, con le leggi sopradette, alla sanzione ufficiale di privazione della libertà e di segregazione di esseri umani, inoltre in antitesi con i pareri di vari ed autorevoli Medici Specialisti.

La nostra Associazione ha denunciato più volte l’uso illegale di questa terapia (vedere SIR n.70 del 29.09.1999) chiedendo una verifica di quanto si “vociferava” ed è una vergogna , un atto di inciviltà , un oltraggio alla dignità dell’uomo, è per questo che abbiamo richiesto nelle n/s Petizioni che il Parlamento Italiano avvii una indagine conoscitiva sull’impiego della terapia dell’elettroshock in Italia.

La terapia elettroconvusionante o elettroshock, secondo quanto è risaputo, scarica dai 180 ai 460 volts sul cervello ed è stata inventata come sistema per alleviare le pene dei maiali avviati al macello.

Lo psichiatra Guido Carletti pensò “benevolmente” di doverla sperimentare sull’uomo.

Gli Specialisti in materia affermano che questo “metodo” produce danni fisici e morali rilevanti : un forte attacco convulsivo (maggiore di quello epilettico) danneggia lo stato protettivo del cervello, favorendo la penetrazione delle sostanza nocive; rompe i vasi sanguigni creando emorragie cerebrali, danneggia la memoria ed il proprio io svuotandolo dei ricordi  e delle sensazioni della vita, calpestando ogni singolo diritto umano del paziente e pare che in passato sia stato usato anche come punizione.

Ricordiamo, inoltre, che nei casi in cui possono derivare diminuzioni permanenti delle capacità psico-fisiche (com’è possibile che avviene con l’elettroshock) dell’integrità fisica o rischi per il paziente nei Trattamenti Sanitari e nelle sperimentazioni cliniche, il consenso del paziente non può mai essere presunto, ma validamente prestato per iscritto, salvo i casi di infortunio in cui la persona è in stato d’incoscienza o in pericolo di vita, ma in altri casi il paziente, tra l’altro, deve avere la piena capacità di intendere e volere (Decreto Ministero della Sanità 27.4.1992 – Dichiarazione di Helsinki giugno 1964 e successivi).

Con le leggi 180 e 833 del 1978 sulle Malattie Mentali si è inteso superare quei “specifici” sistemi di cura con la riconversione delle strutture capaci di garantire interventi integrati e dignitosi per il malato psichico nelle varie fasi del suo trattamento.

Per il braccialetto elettronico già proposto in fase sperimentale da Barcellona Pozzo di Gotto, ex-Sede dei più importanti tra i 6 istituti penitenziari per malati di mente e l’elettroshock, il reinserimento e la risocializzazione (finalità garantite anche da provvedimenti legislativi riguardanti le condizioni invalidanti delle persone affette da ogni tipo di minorazione) sono stati i temi dominanti delle linee-guida per la chiusura degli ex-Ospedali Psichiatrici, ”mirate” ad una corretta assistenza ed ai necessari interventi riabilitativi di tutti gli ammalati di questo tipo, considerandoli persone invalidate da lunghi periodi di ospedalizzazione o di permanenza nelle famiglie.

I “malati” ospiti degli ex Ospedali Psichiatrici Giudiziari( oggi divenuti REMS, cioè “curati” dalla Sanità Territoriale ),  non possono, a nostro modesto avviso e per mancanza di una Specifica Legge, che seguire le stesse modalità e diritti degli altri “malati”, considerati e tutelati “nel rispetto della dignità e dei diritti civili” garantiti dalla Costituzione secondo la volontà del Legislatore che ha voluto porre fine alla sanzione ufficiale di privazione della libertà e di segregazione di esseri umani assicurando un concreto miglioramento del trattamento terapeutico socio-assistenziale-riabilitativo.

Al cittadino qualunque, infine, non resta che sottolineare il paradosso conseguente la gestione della Sanità Pubblica che invece di migliorare, a nostro modesto parere, il mondo della sofferenza ne ha aumentato confusione e disagi creando uno stato di evidente difficoltà nella società.

In questa ottica serve una legislazioneguida che garantisca e tuteli i diritti di tutti i membri della Comunità, soprattutto di quelli che hanno una vita psicologicamente drammatica perché venga garantito “ogni diritto inviolabile dell’uomo” che richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale” come recita la nostra Costituzione .

 

Previte

http://digilander.libero.it/cristianiperservire

La nostra Associazione per la promozione sociale costituita nel maggio del 1994 non ha richiesto nè gode di contributi economico-finanziari palesi od occulti.

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