Sordità e calo dell’udito, le differenze

Una minore sensibilità può avere cause diverse, ecco come regolarsi

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Sei a rischio sordità e hai la sensazione di un diaframma che si sta determinando nella comunicazione, con insorgenza di deficit cognitivo e depressione che accompagnano talvolta il disturbo uditivo?

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di Roberto Baldi

È il caso di affidarsi allo specialista otorinolaringoiatra, che cercherà di individuare prima di tutto le cause. Fra queste: infezione dell’orecchio, timpano perforato, malattia di Ménière, accumulo di pelle (colesteatoma), l’esposizione prolungata a suoni e rumori molto forti e, prima fra tutte, l’età avanzata. Sempre da tenere presenti anche i traumi, farmaci e disturbi ereditari. I possibili trattamenti includono apparecchi acustici, impianti cocleari, alcuni medicinali e la chirurgia.

Percezioni confuse

Hai la sensazione che le persone borbottino o sussurrino; che la musica abbia perso i suoni inducendoti ad alzare il volume della radio e della TV, che le conversazioni al telefono o al ristorante si facciano difficili? Sei a rischio ipoacusia ovvero diminuzione di udito che agli appositi apparecchi dà una mancata percezione dei suoni inferiori a 95 decibel.

Esame audiometrico

In entrambi i casi un trattamento tempestivo, attuato entro 72 ore dalla comparsa dei sintomi, è raccomandato per ridurre il rischio di danni permanenti. Lo specialista prenderà in esame anzitutto il condotto uditivo e la membrana del timpano per poi eseguire l’esame audiometrico tonale, facendo udire dei fischi attraverso le cuffie. Il paziente alza le mani quando li sente. In caso di necessità, soprattutto nei bambini si può eseguire l’esame impedenzometrico che dà il grado di elasticità della membrana timpanica e l’eventuale presenza di muco che impedisce la corretta trasmissione del suono.

Farmacologia

L’ipoacusia può avere i diversi gradi da lieve, moderata grave e profonda. Quando la causa non è nota e non è possibile fare ricorso a terapie specifiche, di solito è attuato un trattamento che preveda la somministrazione di corticosteroidi (rilasciatiper bocca, in vena o instillati in cavità timpanica) insieme a farmaci antivirali, efficaci contro l’herpes simplex (anche se non esistono evidenze degli effettivi benefici che derivino dalla somministrazione empirica degli antivirali). Ci sono evidenze che l’inalazione di carbogeno (ossigeno più anidride carbonica al 5%) invece potenzi l’azione dei farmaci. Il miglioramento dell’ipoacusia si ottiene generalmente dopo 10-14 giorni di terapia e circa la metà dei soggetti recupera completamente l’udito, mentre la restante parte lo recupera parzialmente. Il recupero da un farmaco ototossico, invece, varia in base alla funzione e alla dose del farmaco ed è fortemente consigliato non superare mai i dosaggi di sicurezza.

Diagnosi differenziale

Il miglioramento dell’ipoacusia è legato alle cause che l’hanno determinata. Nell’anziano è l’età, la grande livella dell’umanità per dirla con Totò, a fornire la maggioranza delle motivazioni. Ma non è da trascurare nemmeno l’ipoacusia del bambino, spesso inavvertita o tardivamente valutata. Si calcola che circa l’1,9% dei bambini ha problemi di udito e in più di 1 su 1.000 testati è stata riscontrata perdita permanente. La prevalenza è nei maschi. Le situazioni da tenere sotto controllo sono: la capacità del bambino di reagire ai suoni, il ritardo dello sviluppo verbale ed emotivo, le eventuali infezioni da citomegalovirus, i difetti genetici e in quelli più grandi le infezioni dell’orecchio o il tappo di cerume.

Ausili acustici

Ove possibile, si interviene sulla causa, ma possono essere necessari ausili acustici e in ultima analisi si può ricorrere a un impianto cocleare. Una casistica, come si vede, che ha varietà di approccio e di cura a seconda dell’età e delle cause che hanno determinato l’ipoacusia, ma che impone prima di tutto una serena vigilanza nell’ambito familiare per indirizzare il paziente (bambino o adulto che sia) verso cure specifiche. I progressi in questo campo sono stati notevoli negli ultimi anni. Occorre farne l’uso dovuto attraverso la consultazione di unità operative ospedaliere o singoli specialisti all’avanguardia in materia.

 

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