Eutanasia e suicidio assistito

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Cosa significa oggi in Italia avere una disabilità intellettiva, cosa è l’eutanasia, cosa comporta il suicidio assistito?

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Su iniziativa della Presidenza della Repubblica è stata celebrata il giorno 30 marzo 2016 la Giornata Nazionale delle persone con disabilità intellettiva in un incontro al Quirinale presente il Capo dello Stato.

In breve, nascere con una disabilità intellettiva comporta una serie di difficoltà per tutto l’arco della vita, a partire dalla diagnosi ma anche dalla semplice comunicazione della diagnosi e alla rete integrata dei servizi che ancora gravano sulle famiglie, specie per le mamme spesso costrette a lasciare il lavoro per dedicarsi al figlio/a disabile e per tutto l’arco della vita .

Il cittadino, ignaro, si domanda cosa succede alle persone disabili nel momento in cui il supporto familiare viene a mancare, specie quando intervengono genitori anziani oppure deceduti, oppure quando viene a mancare la normativa per l’inclusione lavorative dei disabili, eccetto la recente legge sul Jobs act che ha introdotto novità ?

Comunque le condizioni di inferiorità del disabile, come soggetto improduttivo, sono un handicap notevole, complesso, complicato a volte sottovalutate per preferire la cura dei cani e dei gatti, non accettando quale componente della dimensione umana e questo cambierebbe la storia dell’approccio alla disabilità.

La Rivista scientifica Jama Psychiatry sulla Salute Mentale ha pubblicato recentemente che “ l’eutanasia ed il suicidio assistito dei pazienti psichiatrici è in aumento in Belgio, Olanda, Svizzera “, ma “ con la morte non si elimina la sofferenza, ma “ si elimina la vita” hanno detto i Vescovi portoghesi .

Da un’indagine si evince che dal 2011 al 2014, su 66 casi di eutanasia analizzati dagli esperti della Jama, 36 (il 55% del totale) sono avvenuti a causa di “disturbi depressivi” dei pazienti. È stato inoltre registrato che in 7 casi (l’11% del totale) non c’è stata alcuna consultazione con altri medici prima di procedere con l’eutanasia e che in 16 casi (24% del totale) si è proceduto malgrado non vi fosse parere unanime da parte di diversi esperti del campo della psichiatria.

Il fenomeno è in aumento anche Oltreoceano. Nel 2013 il New England Journal of Medicine pubblicò i risultati di un programma di suicidio assistito – “Death for Dignity Program” – in un Centro di Seattle per malati di cancro. Da essi emerse che il 97,2% dei pazienti malati di cancro che chiedono l’eutanasia lo fanno per perdita di autonomia, l’88,9% per incapacità di prendere parte ad attività e il 75% per la perdita di dignità.

In Olanda nel 2012 è persino sorto un istituto, la Levenseindekliniek (Clinica di fine vita), che si prefigge di semplificare l’accesso alla pratica per quei pazienti a cui i propri medici hanno rifiutato di accordare l’eutanasia in quanto la loro malattia non è stata giudicata terminale. Pazienti che in molti casi hanno il desiderio di morire perché condividono il cupo afflato del loro connazionale Van Gogh: “La tristezza durerà per sempre”.

Ecco in breve una “visione” che l’uomo ha della sua persona, della vita, della sofferenza e della morte.

Da tempo in Italia si registrano tentativi di legalizzare l’eutanasia, trascurando altri “problemi” prioritari!

Purtroppo c’è chi vorrebbe spingere la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri, attraverso una, anche se impropria, licenza di uccidere”, in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della medicina che adottava il principio “L’uomo è ministro ed interprete della natura, se ad essa non obbedisce, ad essa però non comanda” e “Non darò a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestone, né mai proporrò un tale consiglio”.

In parole povere : la medicina ed il dovere del medico sono di proteggere la salute, guarire le malattie, alleviare le sofferenze, confortare nel rispetto della libertà la dignità della persona, impegno a favore della vita contro la morte.

Così come è stata presentata la “discussione” nella politica si corre il rischio di considerare la cosiddetta pietà per le sofferenze insopportabili, come uno strumento che porta all’eliminazione della vita che non avrebbe più valore. Si tratta di “considerazioni” molto pericolose perché potrebbero coinvolgere malati di Alzheimer, malati psichici, handicappati con gravi patologie, bambini anormali o, come in Gran Bretagna che è stato chiesto alla Suprema Corte il suicidio assistito per i depressi.( un relativismo incosciente! )

Il principio fondamentale di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, assieme a quello di libertà e solidarietà sociale, è affermato dall’art.3 della Costituzione Italiana.

Sarebbero quindi contrarie alla stessa quelle eventuali norme che concedessero ad una categoria od a singoli individui particolari privilegi non riconosciuti alla generalità delle persone, perché ciò violerebbe il principio della uguaglianza di trattamento

Al principio di eguaglianza si ricollega  il principio della pari “dignità sociale” che affermata in linea generale dall’art.3 della Costituzione trova esplicazione in numerose altre disposizioni, come l’art.13 (“è punita ogni violenza fisica o morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”); l’art.32 (“rispetto della persona umana”); l’art.36 (“esistenza libera e dignitosa”); l’art.41 (“dignità umana”).

Alla pari “dignità sociale”, più volte richiamata dalla Costituzione, ne discendono i così detti diritti sociali, come il diritto ad ottenere dallo Stato determinate prestazioni a favore di bisognosi, di assistenza sanitaria, cure gratuite per gli indigenti, riaddestramento professionale per gli invalidi (art.38) la protezione della madre e del fanciullo (art.31)

Un medico dell’antichità per convincere pazienti riluttanti suggeriva :“I medici che somministrano una medicina amara devono cospargere di dolce miele l’orlo del calice, in modo che il malato beva il farmaco”.

Ora signori della politica non si può più indorare la pillola come attualmente si“sfodera” con il presentare “casi”  dolorosi”. Il valore della vita dipende per i cristiani dalla capacità di seguire il rapporto della persona indicato dalla Fede e per i non credenti dall’interpretazione del rispetto della dignità e della libertà umana

La rigidità della nostra Costituzione non significa che essa debba rimanere immutata, può darsi che alcune norme debbano essere riviste per adattarle a nuovi indirizzi che si vanno formando nelle coscienze dei cittadini. Allora secondo l’art.138 della Costituzione due sono i sistemi di revisione, uno rientrante nelle competenze del Parlamento ed un altro alla decisione di tutto il popolo (molto poco ascoltato) mediante il referendum.

 

E’ il Parlamento che deve interpretare le esigenze della società!… e non le dispute o le recriminazioni!

Finiamola di speculare sul dolore umano !

Previte

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