Insigne nella contemplazione della Passione del Signore e nella paziente sopportazione dei dolori, Gemma Galgani è la prima grande mistica laica e stigmatizzata del XX secolo.

Concluse la sua angelica esistenza a venticinque anni il Sabato Santo del 1903.

Pio XI la beatificò nel 1933 e il 2 maggio 1940 papa Pio XII, riconoscendo la pratica eroica delle sue virtù cristiane, la innalzò alla gloria dei Santi, additandola a modello della Chiesa universale. La data di culto per la Chiesa è l’11 aprile, mentre la Famiglia Passionista e la diocesi di Lucca la celebrano il 16 maggio.

Le sue spoglie riposano nel santuario-monastero delle Passioniste di Lucca.

Ancora giovane si ammalò e tra le altre sofferenze contrasse anche la meningite, che la lasciò temporaneamente sorda. Dei grossi ascessi le si formarono in testa, le caddero i capelli, e infine le membra divennero paralizzate.

Il medico curante tentò molti rimedi ma senza successo. Gemma peggiorava, sembrava in punto di morte. Allora iniziò una devozione al Venerabile Gabriele Possenti dell’Addolorata (ora San Gabriele) e lesse la storia della sua vita.

A mezzanotte del 23 febbraio 1899, Gemma udì il rumore di un rosario e si accorse che il Venerabile Gabriele le stava davanti e le parlò così: “Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, durante la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù”.

Il primo giorno di marzo la novena finì. La grazia fu accordata: Gemma era guarita. Quando si alzò, coloro che le stavano intorno piangevano di gioia. Sì, era stato compiuto un miracolo.

P. Vincenzo Di Blasio

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