Sordo dalla nascita, salva il locale di musica “live”

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L’altruismo fatta persona: Armando Varini dona una cifra consistente e salva lo storico Leningrad Café di Pisa, che altrimenti avrebbe chiuso di Danilo Renzullo – 17 febbraio 2018

PISA. La sordità gli ha impedito di comprendere il vero significato della musica, ma non il suo valore. Apprezzato vedendo i momenti di felicità che la musica può regalare agli altri.

Il Leningrad Café e, nel riquadro, Armando Varini

E che “gli altri” potranno continuare a vivere grazie ad una persona che la musica non la conoscerà mai. È per continuare a regalare piccoli momenti di gioia che Armando Varini, canoista conosciuto in città per tante iniziative benefiche, ha deciso di finanziare una consistente parte dei lavori che permetteranno al circolo Leningrad Café di mantenere ancora alzate le serrande.

Da oltre un anno, sullo storico locale di via Silvestri pende infatti un’ordinanza per abbattere i decibel che ogni settimana fanno divertire e ballare centinaia di persone. Un provvedimento che ha messo i gestori del locale – uno dei pochi del centro cittadino dove è ancora possibile assistere ad un live musicale – di fronte ad un bivio: chiusura o un’iniziativa collettiva per provare a racimolare la consistente cifra che occorre per i lavori di insonorizzazione. Per aprire il cantiere occorrono circa 30.000 euro: una cifra fuori dalla portata del circolo, che ha deciso di organizzare una campagna di crowdfunding per raccogliere almeno 10.000 euro. In tanti hanno risposto all’appello di artisti e musicisti, che si sono mobilitati per invitare a donare piccole somme e salvare il locale che vanta una storia di oltre vent’anni, ma alla scadenza della raccolta le speranze dei gestori si stavano affievolendo. In loro soccorso è arrivato Varini, che ha deciso di coprire la parte mancante del crowdfunding donando una cifra molto consistente.

«Il circolo è gestito da ragazzi pieni di energie e progetti: non volevo che questo ostacolo potesse pregiudicare il loro futuro e quello del locale», spiega Varini che, dopo l’avvio della raccolta fondi, ha contattato i gestori del Leningrad Café promettendo di far fronte all’eventuale quota mancante alla scadenza del crowdfunding (in caso di mancato raggiungimento della soglia economica prefissata, il circolo avrebbe dovuto restituire le somme donate). «A pochi giorni dalla chiusura della campagna, le speranze di raggiungere la quota di 10.000 euro stavano ormai svanendo, ma Varini è stato di parola», sottolineano i gestori.

Grazie alla sua donazione e a quelle di tanti altri che hanno partecipato alla raccolta fondi, il Leningrad potrà continuare a portare avanti quel progetto in cui musica, pittura e fotografia da sempre si fondono dando vita ai fermenti artistici che alimentano l’underground pisano. O almeno, sperare di poter aprire quanto prima il cantiere che permetterà di riportare in via Silvestri musicisti ed artisti. Il crowdfunding ha coperto solo un terzo della quota necessaria per i lavori di insonorizzazione. Il circolo parteciperà adesso a bandi comunali e regionali per cercare di accaparrarsi la parte mancante.

«C’è della poesia in quello che è successo e c’è della speranza che il mondo possa essere un posto migliore commentano i giovani gestori del Leningrad Café –. Armando è sordo, non sa bene cosa sia la musica, ma è una persona che è felice nel vedere felici gli altri. La musica è una cosa che non comprende, ma vede che fa stare bene la gente, che fa innamorare le persone, che dà un senso ad un momento e che vince le guerre. Armando ci ha contattato in un momento in cui le speranze di vincere la scommessa, quella che abbiamo fatto andando contro il buon senso, la logica e i consigli delle persone che ci circondavano, si stavano affievolendo, promettendoci un aiuto, ma non immaginavano

che sarebbe arrivato a donare così tanto. Se un posto magico come il Leningrad continuerà a vivere, se a Pisa giovani musicisti con un bagaglio di sogni e speranze avranno la possibilità di far conoscere la propria musica, sarà grazie a una persona che la musica non la conoscerà mai».

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