Quelle maxi panchine diventate un’istituzione

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Ci sono idee grandi che ti fanno sentire piccolo. Come le panchine giganti e colorate che da un po’ di tempo costellano il paesaggio di Langhe e Roero. Ti arrampichi, ti siedi e l’effetto Lilliput è immediato, ampliato dalla vista di colline, rocche e vigneti che ti circondano.

roberto fiori – CLAVESANA (CN)

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Nella foto la panchina gigante di Costigliole d’Asti installata alla Cascina Castlet in provincia di Asti

Tutto è iniziato sei anni fa, quando il designer americano di automobili Chris Bangle – cittadino di Clavesana dal 2009, insieme con la moglie Catherine – ha realizzato la prima «Grande Panchina» rossa sul terreno della borgata che è diventata sua residenza e studio, come installazione affacciata sul paesaggio e accessibile ai visitatori. «L’idea delle panchine fuori scala non è inedita, ma lo è il contesto – spiega Bangle -.

Il cambio di prospettiva dato dalle dimensioni della panchina fa sentire chi vi siede come un bambino, capace di meravigliarsi della bellezza del panorama con uno sguardo puro. Siamo così ossessionati dallo scoprire cose sempre nuove che spesso ci neghiamo l’interessante esperienza di sperimentare cose ben conosciute ma in un contesto diverso».

La panchina è divenuta presto un’attrazione per i visitatori e ha suscitato un genuino e virale desiderio di emulazione. Così, in pochi anni altre 18 sedute ufficiali e di vari colori sono state costruite in zone vicine, da privati cittadini e in un caso – quella di Carrù – dalla comunità locale, ma senza fondi pubblici, solo grazie a sponsor privati. Bangle ha fornito gratuitamente disegni e indicazioni ai costruttori, chiedendo come unica condizione che fossero poste in un punto panoramico, su un terreno accessibile al pubblico e che rispettassero lo spirito social con cui era nata la prima: non un’installazione privata, ma parte di un’esperienza collettiva che tutti possono condividere e sperimentare venendo in queste zone.

Le potete trovare a Farigliano, Dogliani e Monforte, a Vezza, Niella Belbo e Piozzo, ma anche a Costigliole Saluzzo e Limone Piemonte. Sono nei colori dei grappoli d’uva e della natura, o in quelli accesi e brillanti dei trattori. E visto che nessuna panchina può essere dello stesso colore di un’altra già esistente, ce ne sono anche bicolore. Alcune hanno storie particolari, come la prima installata fuori dalle Langhe e Roero, a Prato Nevoso, posizionata con un elicottero in cima alla montagna. O quella turchese inaugurata poche settimane fa e voluta dalla Lis, associazione Lingua dei Segni. A conferma del successo, sono spuntate anche delle copie, vale a dire delle panchine non ufficiali. Nel frattempo, è nato il Big Bench Community Project per sostenere in forma no profit le eccellenze artigiane, il turismo e le comunità locali dei paesi in cui si trovano le installazioni.

Chi vuole, può compiere un vero e proprio tour tra questi segni ironici e un po’ fiabeschi disseminati sulle colline. Chris Bangle lo farà sabato, alla guida di un’auto cabrio. Per compiere l’impresa, ha calcolato che ci vogliono 15 ore di tempo: partirà alle 4,25 dalla borgata Gorrea di Clavesana, sede della prima realizzata, per tornare in paese alle 19,57 dopo aver sostato per un quarto d’ora nei pressi delle altre 17 panchine giganti che si trovano nei dintorni e non solo, visto che il tour sconfina anche in Liguria, a Roccavignale.

«Il numero delle installazioni è in crescita e presto sarà davvero difficile compiere il giro in una sola giornata» dice il designer americano.

http://www.lastampa.it

 

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