Perché abbiamo inoltrata la  Petizione al Parlamento Europeo

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“Uniti nella diversità” è il motto della Costituzione Europea (art.8), “Documento” che con le altre Regole Generali di libertà sicurezza e giustizia ribadisce la difesa e la tutela della dignità della persona umana,”compresi i più deboli e bisognosi” come rimarca il Preambolo Generale.

Questo Strumento Costituzionale nel Preambolo Parte 2° comma 3°, Carta dei diritti fondamentali, “pone la persona al centro” dell’azione della UE, costituendo un grande risultato storico-politico-sociale-economico ed importante tappa nel processo d’integrazione dell’Europa.

Costituzione è nata, forse, con un “peccato originale”, omettendo quella parte della storia riguardante le radici cristiane dell’Europa.

Per la parte, poi, che concerne il mondo della sofferenza, dei deboli, dei bisognosi, non possiamo non citare la inadeguata attenzione verso la malattia mentale, patologia assai diffusa anche in Europa specie fra i giovani. La  generica parola disabilità  dal significato di privazione della forza fisica, è più volte richiamata dalla Costituzione Europea, mentre la parola handicap formalizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è di natura psichica, una mancanza causata da una menomazione di origine o invalidità susseguente che può compromettere un regolare processo di crescita, di difficoltà psicologica, è solo nominata nell’art.63 nel diritto all’integrità della persona  che sancisce “ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”.

La Petizione di “Cristiani per servire” inviata in data 4.11.2004 al Parlamento Europeo ai sensi dell’art.104, in mancanza d’iniziativa verso la patologia mentale, in virtù del principio della sussidiarietà, richiede una specifica Direttiva Comunitaria, Normativa o Risoluzione o  Provvedimento Legislativo relativo ai portatori di handicap psichici uguale e nello stesso trattamento usato in  tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, quindi un modesto umile  “suggerimento” Comunitario. Infatti, pare, che, ogni 3/5 anni in alcuni Stati dell’Unione la Normativa sulla malattia mentale viene rivista ed aggiornata, mentre in Italia sono passati moltissimi anni da quella legge che ha ignorato profondamente tale ambito Sanitario, si spera che adottando quanto “suggerito” si  potrebbe raggiungere un uguale  trattamento, Sanitario e  costituzionale, per tutti gli Stati membri della Unione Europea.

In tale maniera è bene ricordare che la libera circolazione della gente in sicurezza (art.3 comma 2° e art.66) deve essere garantita sia in Italia come negli altri Stati Membri, pertanto senza diversificazione tra uno Stato e l’altro, ma con Provvedimenti Comunitari in materia di salute mentale, in modo che il cittadino sia protetto ovunque in ambito UE da “soggetti” pericolosi.

Sono state queste le motivazioni del n/s Ricorso n.44330/06 alla “Corte Europea dei diritti dell’Uomo” di Strarsburgo del novembre 2006.

Ed in ultimo, ma non certamente in ordine d’importanza, è auspicabile comunque che si possa realizzare omogeneità mirata a concetti di solidarietà verso esseri umani concretizzando il malato mentale un cittadino, anche, europeo che deve essere tutelato pienamente nella sua dignità  e nella sua precaria esistenza, per essere  comunitariamente “uniti nella diversità”.

E con le parole del Santo Giovanni Paolo II°:  Andiamo avanti con speranza !”

Previte

http://digilander.libero.it/cristianiperservire

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