4 giugno: S. Filippo Smaldone apostolo dei sordomuti

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Filippo Smaldone nasce a Napoli il 27 luglio del 1848, è il primo di sette figli di Antonio e Maria Concetta De Luca, una famiglia agiata nel quartiere di Borgo Loreto.

L’anno in cui nasce è quello di grandi cambiamenti politici e contrasti sociali, che vedono il crollo della monarchia Borbonica, a cui la famiglia di Filippo è fortemente legata, per fare spazio al nascente regno d’Italia. Le difficoltà in cui si trova la Chiesa napoletana per l’esilio dell’arcivescovo Sisto Riario Sforza influiscono non poco sul percorso di Filippo, ostacolato sin dagli albori. Le trasformazioni politiche e sociali di quel periodo gli impongono il seminariato da esterno dal 1863 al 1868. Si dedica con impegno agli studi di teologia e filosofia, non tralasciando di dedicarsi alla catechesi alle opere di carità ai poveri e bisognosi della sua città e l’assistenza ai sordomuti definiti dalla chiesa di allora infedeli e pagani.

A fatica riesce a concludere gli studi, costretto peraltro a scegliere un’altra diocesi, quella di Rossano, dove per le sue alte doti di uomo di carità viene consacrato sacerdote nel 1871, per poi essere reintegrato finalmente a Napoli nel 1876. Nel frattempo Filippo ha acquisito una notevole conoscenza ed esperienza delle problematiche dei sordomuti, grazie alla strenua collaborazione con don Lorenzo Apicella, direttore della Pia Casa per i sordomuti di Santa Maria ai Monti in Napoli, tant’è che dallo stesso Apicella viene incaricato di organizzare l’assistenza ai sordomuti nel napoletano, a Salerno, Sorrento, Ischia ed Amalfi. Nel 1880 viene inviato a Milano al Congresso Internazionale dei maestri per sordomuti, in qualità di esperto e nel 1882 viene nominato direttore spirituale dell’istituto per non udenti di Molfetta.

Nel 1884, a Napoli, scoppia un’epidemia di colera che fa migliaia di vittime tra le quali dovrebbe esserci anche lo stesso Filippo Smaldone, che dopo aver prestato assistenza agli ammalati si ritrova anch’egli contagiato, al punto tale che le persone più vicine, dandolo per spacciato, pubblicano sui giornali un necrologio e fanno celebrare messe in suffragio. Per sua fortuna e grazie all’intercessione della Madonna di Pompei si salva.

Dopo essere guarito dal colera, definisce le Regole per la nascente Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, un progetto accarezzato lungamente e che vede finalmente muovere i primi passi nella primavera del 1885, quando insieme a don Luigi Apicella parte per Lecce a fondare il primo istituto per sordomuti. Il 27 gennaio 1895 Mons. Salvatore Luigi Zola approva le Regole e nel 1889 Apicella cede la casa di Lecce a Filippo che ne diviene direttore. Da quel momento l’impegno diviene sempre più grande, con la fondazione di nuove case per i sordomuti a Bari, Lecce sino ad arrivare a Roma dove si occupa anche dell’infanzia abbandonata e dei più bisognosi. La sua opera di sostegno ed educazione morale dei sordomuti gli vale, tra l’altro, la decorazione Croce pro Ecclesia et Pontifice e la nomina a canonico della Cattedrale di Lecce.

Ammalato di diabete, morì il 4 giugno 1923 nella città salentina dove operò per gran parte della sua vita. Verrò beatificato nel 1996 e canonizzato da Benedetto XVI, il 15 ottobre 2006 durante una cerimonia solenne in piazza San Pietro

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