Festeggiamenti ad Acireale nella “Casa di Sollievo”

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“Servite i malati come una madre assiste il suo unico figlio infermo” è quanto san Camillo de Lellis predicava ai suoi Confratelli.

Basilica di San Sebastiano di AcirealeNel centro storico di Acireale, a pochi passi da piazza Duomo, da vent’anni esiste una struttura che si occupa di offrire sostegno materiale e spirituale ai più bisognosi, ai più diseredati, ai più poveri : è il centro di accoglienza “Casa sollievo San Camillo”, inaugurato il 13 luglio 1996,dall’allora Vescovo di Acireale Mons. Giuseppe Malandrino.

E’ gestita dai religiosi Camilliani con il contributo delle suore Ministre degli Infermi di San Camillo e della Famiglia Camilliana laica e questo centro nacque da un’esigenza del territorio acese, ricco di istituti religiosi, ma privo di un luogo che potesse garantire un pasto caldo, la possibilità di fare una doccia e di avere biancheria pulita.

Ecco quindi che, dove prima esisteva una casa di riposo per anziani, si costituì uno spazio di accoglienza che ancora oggi si mantiene grazie alla carità dei benefattori e al contributo annuale dell’8 per 1000 alla Chiesa cattolica.

Pienamente inserita nella pastorale caritativa della comunità diocesana, la “Casa sollievo San Camillo” si occupa anche di fornire il “pacco spesa” ad una cinquantina di famiglie bisognose, e offre un centro di ascolto dove le persone possono esprimere i loro problemi, sia di tipo personale che economico e lavorativo .

Nella storia vi sono personaggi che hanno fatto la storia, ma di cui pochi ne ricordano i “cambiamenti” apportati nel mondo dell’agire, come il caso di San Camillo de Lellis nel campo della cura ed assistenza agli infermi .

Uno dei meriti di questo Santo, Patrono della Sanità Militare, è sicuramente quello di ave avviato una metodologia d’insegnamento nell’arte del servizio verso gli infermi e nella cura delle persone in sofferenza, non per altro si ritiene essere l’inventore della Croce Rossa, sempre presente in ogni situazione sociale .

Soleva ripetere San Camillo de Lellis, dice la storia, che non bastava intelligenza scienza tecnica nell’aiuto alla sofferenza, ma la Fede , restando famosa quella frase : “Più cuore in quelle mani, fratelli, più cuore” !

Nell’era moderna questo nobile e solidaristico concetto di riconoscere il peso della sofferenza è valutato ?

Questi “cattolici”, che a volte fanno “orecchie da mercante” e sono “ciechi” della realtà, “sordi” alle necessità, devono “scegliere” la via migliore verso la coerenza, soprattutto, nel sostenere la solidarietà che non è né deve essere quella della superficialità esteriore e delle parole vane ( troppo spesso”usate” in difesa della famiglia o della gente ! ), ma d’impegno e di traino per rimodellare la società secondo, ripeto, valori etici e principi civili.

E con le sante parole del Santo Giovanni Paolo II° : ” Andiamo avanti con speranza !

Previte

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