Disabilità e pandemia, la lotta silenziosa di Maria Rosaria

Libri, concorsi letterari e il sogno di un cortometraggio

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Se non può passeggiare scrive, e se non può incontrare gli amici, i parenti o anche i fisioterapisti, Maria Rosaria accende la radio e comincia a ballare.

Danza sotto la pioggia battente che si è già trasformata in temporale. Resiste, Maria Rosaria, all’onda d’urto della tempesta-Covid e allontana i fantasmi della paura. Perché a lei, disabile dalla nascita, il coraggio non può mancare. Lo sa da quando è nata e si è poi accorta che non poteva camminare come gli altri, tremava con le mani. E non riusciva a parlare. I visi tristi dei genitori, lo sguardo compassionevole dei parenti e le lacrime dei fratelli, sono stati colpi durissimi. «Perché a me?», la domanda di sempre.

Maria Rosaria Ricci ha 50 anni, è affetta da tetraparesi spastica. Terza figlia di Matilde, sua complice e compagna di avventure e sventure. Travolta anche lei dall’inesauribile energia di Maria Rosaria, costretta ogni giorno a lottare in silenzio. Resiste alla depressione, vince la paura e guarda il mondo fuori, oggi travolto dalla pandemia, con un grande sorriso di speranza. «Diciamo che un po’ sono avanti», afferma lei con la consapevolezza di chi indossa l’elmetto da sempre, per una vita che le ha regalato poco. «Mi sono inventata di tutto — racconta —. Per trascorrere il tempo, per sfidare la sorte e perché fondamentalmente non mi è mai piaciuto essere considerata diversa. Disabile, sì. Ma senza percepire la sensazione che attorno a me vi fosse soltanto assistenzialismo».

Non ama i convenevoli, i complimenti o le parole “zuccherose” che inevitabilmente si utilizzano quando si approccia una persona con disabilità. Maria Rosaria è testarda, sempre protagonista ma per scelta. Ecco allora la passione per la musica, lo sport, la voglia di raccontarsi in un libro, un concorso letterario appena bandito (nel riquadro in alto la locandina ) e l’idea di raccogliere fondi per un cortometraggio.

La vita di Maria Rosaria, il suo privato, i timori e le ansie quotidiane potrebbero diventare storie di vita: esempio di resistenza quotidiana.

Il Covid è lì come una minaccia, i bollettini quotidiani sono la spada di Damocle che pende sulla testa di chi soffre ma anche di chi ha paura di soffrire. «Bisogna stare attentissimi, questo virus è un mostro», Maria Rosaria sta affrontando anche questa sfida, ma se si guarda attorno e ripercorre la sua vita, quasi ringrazia il destino balordo che le è stato riservato. «A volte penso sia stato un regalo. Uno dono che mi ha reso migliore, combattiva. Mi dà la forza ogni giorno di affrontare le paure, di piangere anche in silenzio, di andare avanti. Resistere e sorridere, non abbiamo scelta». Maria Rosaria ha interpretato la disabilità come un trampolino di lancio verso la “normalità”. Si è diplomata alle scuole magistrali, ha coltivato le due grandi passioni: l’informatica e la scrittura. Ha scelto da “debole” di essere al servizio dei “deboli”. É impegnata nel sociale, provando a rimuovere le ideologie legate al mondo della disabilità, è consigliera Unitalsi. «Con la disabilità bisogna misurarsi — aggiunge — negare le differenze non è un’arma per combatterla».

Così ha conosciuto Roberta Gaeta, quando era assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli. Si è presentata nel suo ufficio ed è stata un vulcano di idee. «La prima sensazione che Maria Rosaria mi ha trasmesso è stata di entusiasmo — ha detto l’ex assessore —. É una persona che coinvolge chi incontra. Si rimbocca le maniche e spende le sue energie per dare concretezza alle idee. Ogni volta che ci rincontriamo imparo qualcosa in più e questo credo sia uno dei più bei regali che si possano ricevere». Ai tempi del Covid, Maria Rosaria, è un grande insegnamento.

 

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