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ROMA – Il disabile non grave potrà continuare a fare piccoli lavoretti senza paura di vedersi togliere l’assegno di invalidità.

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A questa soluzione guardano gli emendamenti di Pd, Leu, Iv e M5S al decreto fisco-lavoro, depositati in Senato dov’è in discussione il provvedimento collegato alla legge di Bilancio. Anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando aveva assicurato che sarebbe arrivata quanto prima una correzione normativa. Il tema aveva fatto molto discutere, perché moltissimi invalidi sarebbero stati costretti a scegliere tra il sostegno pubblico e un impiego che significa anche socialità, oltre che sostentamento.

Tutto nasce da una circolare dell’Inps che annuncia lo stop dal 14 ottobre alla liquidazione dell’assegno di invalidità da 287,09 euro al mese per 13 mesi ai disabili non gravi (dal 74 al 99%) che hanno anche un piccolo lavoro, retribuito al massimo 400 euro al mese per non sforare il tetto di reddito minimo personale di 4.931 euro all’anno, escluso da imposizione e compatibile con quell’assegno. Inps si fa forte di due sentenze della Cassazione (il ricorrente è la stessa Inps contro l’appello di invalidi privati del sostegno) laddove si dice che “il mancato svolgimento di attività lavorativa è un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale”.

Inps decide allora di applicare alla lettera questa definizione e smettere così di erogare l’assegno di invalidità a quanti lavorano. Ecco spiegata la circolare numero 3495 del 14 ottobre scorso. Ma così facendo Inps smentisce se stessa e cinquant’anni di ragionevole tolleranza all’insegna dell’integrazione dei più fragili. Tolleranza dovuta a norme non chiare (la legge 118 del 1971, rivista nel 2007) che l’Inps aveva deciso di supportare in due messaggi del 2008 precisando che “l’esiguità del reddito impedisce di ritenere che vi sia attività lavorativa rilevante”. Salvo ripensarci ora.

Ecco dunque gli emendamenti che sciolgono i dubbi normativi. Il Pd con Antonio Misiani chiede di sopprimere semplicemente il comma 1 dell’articolo 13 della legge 118 del 1971 che crea il problema, laddove si dice che questi disabili non devono svolgere attività lavorativa. E di abrogare il comma successivo che obbliga il disabile ad autocertificare di essere inoccupato. La misura, nei calcoli del Pd, costa 10 milioni nel 2022 e 20 milioni dal 2023. Il M5S – prima firmataria Nunzia Catalfo – propone lo stesso intervento: comma 1 soppresso e comma 2 abrogato.

Italia Viva – emendamento di Davide Faraone e Annamaria Parente – chiede invece di specificare il comma 1 con l’eccezione dell’attività lavorativa “dalla quale derivi in ogni caso il riconoscimento dello stato di disoccupazione”: in questo modo l’invalido civile parziale, dai 18 ai 64 anni, può svolgere un lavoro subordinato o autonomo dal quale deriva un reddito minimo personale escluso da imposizione. Leu – primo firmatario Vasco Errani – propone una soluzione simile, aggiungendo al comma 1 un comma 1 bis in cui si esplicita che lo stato di disoccupazione è compatibile con lo svolgimento di “attività lavorativa che assicura un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione”

 

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