NewTuscia – LAGONEGRO (PZ) – “È dura la vita del sordo ai tempi del Covid-19”. Andrea De Santis, 38enne, originario di Bassano Romano, sordo dall’età di 3 anni, racconta all’associazione SuperAbile Viterbo l’esperienza della sua famiglia in questa fase emergenziale.

“Sono cresciuto a Bassano Romano fino ai 12 anni – spiega Andrea, insieme alla moglie Isabella, anch’essa sorda -. Lì ho frequentato la scuola elementare di cui non ho un bel ricordo, in quanto l’insegnante di sostegno non c’era. In prima, seconda e terza elementare stavo seduto sempre in prima fila guardavo la maestra parlare ma perdevo solo tempo, non riuscivo ad imparare niente.

Mi sono sforzato molto, provavo a parlare e a concentrarmi il più possibile ma perdevo l’attenzione in continuazione perché leggere il labiale è un lavoro che richiede forte concentrazione e impegno. Mi stancavo molto! In una giornata di lezione composta da 5-6 ore la stanchezza aumentava sempre di più e quindi iniziai ad avere difficoltà. In terza elementare è arrivata l’insegnante di sostegno che non restava vicino a me in aula insieme agli altri bambini per spiegarmi le lezioni, ma ci recavamo da soli in un’altra aula, lei parlava e spiegava e io dovevo guardare attentamente il labiale e sforzarmi di capire.

L’insegnante di sostegno non ricopriva tutto l’orario scolastico, restava qualche ora e poi andava via e io restavo solo, si è andato avanti così fino alla 5° elementare. Trascorso il periodo delle scuole elementari ho iniziato le scuole medie. In prima di nuovo la stessa situazione. L’insegnante di sostegno non c’era e quindi mi sono ritrovato a vivere la stessa condizione: perdevo le lezioni, guardavo a bocca aperta, ho avuto molte difficoltà, 5 ore di lezione a guardare fisso, ma era come guardare un cielo stellato. Ricordo bene che l’insegnante mi chiamava alla cattedra, mi consegnava un libro e mi diceva che avrei dovuto studiarlo, io rimanevo un po’stranito, l’insegnante di sostegno qualche volta c’era ma venne per pochissimi mesi e per poche ore, alla fine venni bocciato.

Dopo grazie all’aiuto del preside che si è mobilitato per aiutarmi sono stato trasferito nell’istituto speciale per sordi “Severino Fabriani” a Roma, dove ho frequentato la terza media e ho recuperato tutto il tempo perso precedentemente imparando tanto. Successivamente ho frequentato l’istituto superiore “A. Magarotto” e anche lì sono riuscito a recuperare grazie ai loro insegnamenti. In generale posso dire che ho perso solo gli insegnamenti delle scuole elementari, infatti qualcosa ancora mi manca.

Ad oggi a livello scolastico è avvenuta un’evoluzione con l’inserimento di interpreti della lingua dei segni e degli assistenti alla comunicazione. Precedentemente c’erano tanti istituti speciali sparsi in tutta Italia, adesso no. Si può restare a casa insieme ai genitori, si può avere a disposizione un assistente alla comunicazione vicino agli studenti che può utilizzare varie tecniche, a seconda della scelta dei genitori, come ad esempio l’italiano segnato esatto, il metodo bimodale o la lingua dei segni italiana. Adesso anche attraverso l’inserimento della figura dell’assistente c’è più integrazione e più rapporto con i docenti, possiamo dire che è una grande fortuna!!

Tra il 2006-2007 ho lavorato come assistente alla comunicazione, il mio ruolo era quello di educatore sordo un’esperienza bellissima che porterò sempre nei miei ricordi. Dopo sono entrato a far parte dell’Ente Nazionale Sordi e ho ricoperto il ruolo di presidente della sede provinciale di Viterbo. Mi sono impegnato tanto per il sociale, per i diritti dei sordi, per la vita scolastica e molto altro. In generale qualcosa si è ottenuto ma superare tutte le difficoltà comunicative non è facile, anzi, è molto difficile.

A Salerno ho iniziato ad innamorarmi di Isabella, la mia attuale moglie, anche lei sorda. Nel 2017 abbiamo avuto nostro figlio, udente, nel 2018 ci siamo sposati e abbiamo costruito la nostra famiglia in Basilicata, a Lagonegro; non abbiamo difficoltà, viviamo a casa da soli tranquillamente, ragioniamo insieme su tutto. Quando esco e di casa incontro le persone riesco ad affrontarle senza problemi, quando poi ho qualche difficoltà chiamo l’interprete LIS che traduce dal parlato ai segni e viceversa. Ho una vita autonoma! Anche con mio figlio udente non ho alcuna difficoltà, lui va all’asilo insieme ai bambini udenti, è bilingue, utilizza sia la lingua dei segni che la lingua parlata e proprio nella sua scuola sarà attivato un progetto di sensibilizzazione alla lingua dei segni italiana.

Io credo che i bambini sordi abbiano bisogno di comunicare, la comunicazione è un valore importante. Bisogna dare ai bambini la felicità, la giusta integrazione, la comunicazione! Comunicazione che sia di qualsiasi tipo: parlato o attraverso la lingua dei segni, così il bambino può sentirsi ricco di autostima.

Bisogna evitare che i sordi rimangano soli, bisogna evitare di privarli delle giuste informazioni. Bisogna sempre avere contatto con l’ENS (Ente Nazionale Sordi) oppure con persone udenti che hanno genitori sordi, chiamati CODA, che hanno esperienza a riguardo.

Avere a disposizione un assistente alla comunicazione è importante, serve perché può dare ai bambini sordi la giusta tranquillità, comunicando attraverso i segni il bambino sordo sicuramente cresce bene, può avere una vita felice, i genitori possono scegliere se il bambino deve utilizzare la lingua parlata, il bilinguismo o la lingua dei segni. Tutto questo è fondamentale per crescere ed imparare velocemente al pari degli udenti percorrendo la stessa strada, senza restare indietro.

Il Covid-19? Qui da noi il Coronavirus è arrivato così all’improvviso. Mai nella mia vita ho avuto un’esperienza simile. Affrontare questa situazione è veramente pesante: per i sordi c’è una mancanza di informazione, il problema principale è che le persone usano la mascherina, quindi io non sentendo ho difficoltà a leggere il labiale. È un periodo difficile da affrontare, ad esempio, andare dal dottore, al supermercato, domandare informazioni o altro ci si trova in forte difficoltà.

Fortunatamente in Basilicata hanno attivato un servizio di comunicazione a distanza con tre interpreti LIS pronti a rispondere istantaneamente alle richieste dei sordi, attraverso una videochiamata e a tradurre dalla lingua dei segni al parlato e viceversa, quindi dico grazie a loro che ci aiutano in questa fase di emergenza. In più bisogna ringraziare l’ENS, che ci da sempre tante informazioni.

La situazione a casa, in “quarantena” quasi da un mese, posso dire che sto bene! All’inizio ero un po’ preoccupato per mio figlio, ha 3 anni ed era abituato ad andare all’asilo, io lo accompagnavo tutte le mattine, invece all’improvviso si è ritrovato in casa insieme alla famiglia, la mia preoccupazione era che mio figlio iniziasse ad avere difficoltà. Invece, alla fine, restando a casa, non abbiamo avuto problemi: lui colora, disegniamo insieme, gioca con la farina e prova ad impastare la pasta, poi però diventa tutto sporco e tocca dappertutto, tutti i giorni mia moglie deve pulire, ma pazienza!

Vedo mio figlio contento insieme alla famiglia, si diverte a colorare, è curioso e simpatico ed è felice di trascorrere tante ore insieme alla mamma e al papà”.

Anche questa testimonianza va nella direzione di accelerare il più possibile, compatibilmente con i tempi attuali, l’iter di approvazione della legge LIS: l’Italia è maglia nera in Europa. Tutti gli altri Stati comunitari hanno approvato la norma sulla lingua dei segni, il nostro paese è fermo al palo.

 

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