Unione Ciechi, il presidente corre con la Lega: i soci in rivolta. Petizione online, qualcuno strappa la tessera: assemblea spaccata a metà

Mario Barbuto è candidato nell'uninominale in Sicilia con il Carroccio: si è autosospeso ma non lascia l'incarico. "Non c'è alcuna regola che lo richiede". Ma dirigenti e semplici iscritti rivendicano il carattere apartitico dell'associazione

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Alle elezioni del 25 settembre con la Lega di Matteo Salvini si è candidato al Senato anche Mario Barbuto, presidente dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici).

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La decisione da parte del massimo dirigente di entrare in prima persona nell’agone politico, schierandosi con un partito mantenendo però l’incarico di presidente, ha creato diversi malumori tra associati e dirigenti.

C’è chi, ad esempio, come Camilla Di Pace associata Uici a Bologna, per protesta ha strappato la tessera associativa postando come atto dimostrativo il video sul suo profilo di Facebook. L’Uici è un’importante e storica associazione nazionale che raccoglie la maggioranza delle persone cieche e ipovedenti italiane e che ha compiuto 100 anni di vita nel 2020. Barbuto ha comunicato la decisione di candidarsi con una lettera, l’11 agosto, poi si è autosospeso dalla presidenza ma non si è dimesso dall’incarico: “Non c’è alcuna regola che lo richiede, non accetto imposizioni infondate” ha replicato Barbuto intervistato da Vita.it.

Le “considerazioni” votate dalla Direzione Nazionale Uici – La discussione ha portato a un’assemblea nella quale l’associazione si è spaccata a metà, con un alto rischio scissione in futuro. Alla fine è stata approvata una serie di “considerazioni”, così definite in un documento di cui ilfattoquotidiano.it è riuscito a prendere visione e che in pratica sanciscono un congelamento della situazione. La direzione nazionale, dunque, “prende atto”, accetta l’autosospensione e decide di posticipare a dopo le elezioni le dimissioni, considerate da una parte dei dirigenti una scelta etica e doverosa da fare. Dall’altra parte, però, la direzione “ribadisce con fermezza che l’Uici, come da Statuto, conserva e conferma in ogni momento e circostanza la propria natura di apartiticità e conseguente posizione di equidistanza da tutte le forze politiche; rileva altresì che nessuna prescrizione statutaria o regolamentare è stata formalmente violata da parte del Presidente nella circostanza della candidatura”. Ma i dirigenti Uici raccomandano che tutti i soci si attivino “per promuovere e sviluppare il più ampio confronto con tutti i candidati”. Infine nel documento votato con un margine risicatissimo si “impegna la Presidenza nazionale a porre in essere modalità di informazione, misure di vigilanza e strumenti di intervento, sia per tutelare l’immagine dell’Unione in qualsiasi sede e contro qualsiasi tentativo di strumentalizzazione, sia per salvaguardare il profilo morale e funzionale dell’Associazione rispetto ad attività denigratorie o di diffusione di notizie palesemente false e/o infondate e tendenziose”.

Barbuto: “Non sarò più il presidente dell’Uici” – Ad ogni modo, indipendentemente dalla sua elezione al Senato (che dovrà passare da un collegio uninominale), -Barbuto ha già deciso che lascerà l’incarico di presidente: “Quello che rifiuto è l’imposizione di un gesto senza alcun fondamento”. Nato a Catania nel 1954, Barbuto ricopre vari incarichi tra i quali quello di presidente della Fondazione Libri Italiani Accessibili, presidente dell’Istituto Nazionale di Valutazione Ausili e Tecnologie, presidente del Forum Italiano sulla Disabilità, componente del Comitato di confronto Mise-Rai che raccoglie rappresentanti delle associazioni delle persone con disabilità. Non è la prima volta che fa politica: anni fa è stato anche consigliere comunale a Bologna con il Pds. Da parte sua, la Lega salviniana da diversi anni vuole portare avanti nelle istituzioni il tema delle disabilità, scelta che ha portato alla creazione di un ministero ad hoc (guidato da Erika Stefani) nel governo Draghi.

La petizione su Change.org – Ma la mobilitazione contro la decisione di Barbuto non si è limitata alla discussione interna. Una parte degli iscritti ha lanciato una petizione su Change.org: “La cecità non ha colore, l’Unione Ciechi non si lega a nessun partito!”. La raccolta firme che ha superato in pochi giorni 1.500 firme. Tra i dirigenti di alto livello che hanno firmato la petizione ci sono ad esempio Giuseppe Lapietra membro della Direzione Nazionale, Giuseppe Fornaro del Consiglio Nazionale e Valter Calò, presidente sezione provinciale autonoma Bolzano. Pur non essendo una violazione, si legge nel testo dell’appello, “siamo convinti che questo danneggi la nostra Associazione e che possa minarne fortemente la credibilità, venendo meno quella terzietà che, per Statuto, la caratterizza e le permette di dialogare con tutte le forze politiche e le Istituzioni locali e nazionali”.

“Modus operandi sbagliato, mi sento strumentalizzato”– Tra le persone che desiderano mantenere l’associazione al di fuori degli schieramenti politici c’è anche Rocco De Vitto, professore di pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, socio Uici della sezione capitolina da 50 anni. “La scelta fatta dal presidente in carica non è stata condivisa con gli associati né discussa democraticamente all’interno degli organi dirigenziali della nostra associazione. L’autosospensione è una scelta molto strumentale che rischia di minare l’imparzialità della nostra associazione”, ha commentato De Vitto a Ilfattoquotidiano.it. “Quello che contesto non è quale sia il partito scelto per la candidatura ma il fatto di averlo fatto restando nostro presidente”, aggiunge Vitto.

Lui stesso, racconta al Fatto.it, nel 2018 ha partecipato alle parlamentarie del M5s (senza essere eletto) come privato cittadino senza avere ruoli dirigenziali nell’associazione. “Non apprezzo il portare l’Uici all’interno di una competizione elettorale. Le persone vanno rispettate e bisogna fare scelte corrette e condivise. Ci sentiamo strumentalizzati da questa presa di posizione, come Uici dobbiamo restare apartitici e continuare le nostre battaglie sui diritti al di fuori di ogni schieramento politico”.

 

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