Ilaria Galbusera e Chiara Bersani, fiere della diversità

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C’è un momento che le accomuna.

Insieme a molto di altro. Ma quello della consapevolezza della diversità e del grande freddo che c’è là fuori è venuto all’unisono. Ilaria: «Iniziavo le superiori. Nuova città, nuove persone. Per la prima volta mi sono sentita diversa. E non lo accettavo». Chiara: «Il peso sociale di un corpo diverso l’ho sentito che ero già grande, al liceo fuori dal mio paese. È stato uno shock, prima ero vivevo nel luogo dell’armonia». Chiara Bersani, attrice e performer, e Ilaria Galbusera, capitana della Nazionale di volley sorde (ma anche videomaker e divulgatrice sui temi della diversità e inclusione oltre a essere stata nominata da Mattarella Cavaliere della Repubblica), hanno saputo girare in forza quelle che usualmente sono considerate debolezze e fragilità.

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Chiara Bersani “Gentle Unicorn” (foto Samuel Webster)

Anche loro sono state fra le protagoniste lo scorso weekend de Il Tempo delle Donne, la manifestazione organizzata dal Corriere della Sera alla Triennale che ha avuto un grandissimo successo di pubblico. Il tema di questa edizione erano i corpi. Corpi e limiti, unicorni e danza, teatro e sport, movimenti e suoni. Hanno avuto tanto da raccontare e mostrare, in mezzo a temi impegnativi e affascinanti. Per Ilaria: «Oltre i tuoi limiti. Dalla definizione di sé al superamento della zona di comfort». Per Chiara: «Corpi eccezionali. Proporre la propria condizione fuori dal comune nella relazione con gli altri e il workshop «Cercando Unicorni. Movimenti non conformi: laboratorio di teatro». L’osteogenesi imperfetta è stata compagna di Chiara dall’inizio della vita, come la sordità per Ilaria, cresciuta fra due mondi. «Mamma è udente, papà sordo come i miei nonni materni. Mio fratello Roberto sente normalmente. La mia famiglia è stata fondamentale. Mi hanno messo le ali e creduto nei miei sogni. Sono da sempre bilingue, fra italiano parlato e lingua dei segni».

Ilaria Galbusera, capitana della Nazionale Volley Sorde

Bergamasca, 28 anni, sportiva, con la pallavolo che l’ha vista anche diventare campionessa del mondo: «Non ricordo un momento senza sport». Ma anche lo studio per diventare attrice con il regista Mirko Locatelli, i periodi in Africa per insegnare negli slums alle sorde ghanesi la pallavolo, l’emozione di insegnare lo sport a ragazze e ragazzi sordi creando le esperienze del Champions Camp. Ha saputo anche giocare con ironia: nel 2011 in Turchia fu eletta Miss Mondo sorda. «Andare oltre i limiti significa rimettersi in gioco ogni volta affrontando le sfide che la vita ti mette davanti. La sordità è in questo caso una mancanza. Sta a noi decidere se lasciarci sopraffare da questo limite. Oppure decidere se superarlo. Così come la mancanza che può essere invece compensata. Decidere quindi di vivere una vita in bianco e nero o una vita a colori. Io ho scelto quella a colori!»

Chiara, classe 1984, a scelto di essere sul palco quasi per reazione a ciò che spesso sentiva: «Mi dicevano: non preoccuparti perché sei una ragazza intelligente. Un messaggio che escludeva il corpo. A 19 anni ho iniziato con una compagnia». E non ha più smesso, fra studi e performance che «accompagnavano il linguaggio dialettico con quello del corpo».

Nominata per il Premio Ubu 2018 under 35, gira Italia ed Europa con il suo ultimo spettacolo «Gentle Unicorn». «Ho un rapporto sereno con il mio corpo — racconta — , solido, mi fido molto di lui, ci conosciamo bene. Siamo alleati, molto complici».

Sarebbe più semplice in una società diversa: «Non si tratta solo di barriere architettoniche, ma di ripensare gli spazi e appropriarcene, modificando costumi e mentalità».

http://invisibili.corriere.it

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