Francesco Brizio: “Io, rapper sordo ho abbattuto le barriere”

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Milano, 16 giugno 2018  – Francesco Brizio, in arte “Brazzo”, ha 31 anni e la sua musica oltrepassa letteralmente le barriere del suono. Brazzo è il primo rapper non udente in Italia. Lavora come impiegato in una società di assicurazioni a Milano ma per lui, la vera sfida, è la musica. Le sue rime si rincorrono attraverso la lingua dei segni. Per farlo impara a memoria i ritmi e, attraverso le vibrazioni, è in grado di percepire le melodie. Come gli altri rapper affronta temi quali il riscatto ma è senza dubbio l’unico a parlare apertamente delle difficoltà legate alla sua condizione e delle discriminazioni che troppo spesso le persone che non sentono sono costrette a subire.

Come mai il rap?

«Ho deciso di fare rap due anni fa perché è il genere musicale che consente di affrontare qualsiasi tema ed è l’unico mezzo che uso per dare voce a chi, come me, si sente escluso».

Il brano “Volere è potere” è un inno alla libertà. La prova di come un non udente possa anche cantare. Ma come ci riesce?

«Richiede un lavoro lungo e allenamento. Imparo a memoria il ritmo con il metronomo e ripasso la stessa tonalità della mia voce ma scrivo anche le canzoni e interpreto i testi con la lingua dei segni».

Come è nato il pezzo “Sono sordo mica scemo”?

«Diventare rapper era il mio sogno, ma non credevo potesse trasformarsi in realtà. Grazie all’esempio di non udenti stranieri che mi hanno preceduto, ho infranto questa barriera psicologica e ho scritto il pezzo».

«Voglio solo denunciare il mio stato sociale, non sono diverso sono speciale…», canta.

In Italia i passi da compiere sono ancora molti?

«La sordità è invisibile ma noi non vogliamo esserlo. La mancanza dell’udito non deve impedirci di comunicare o di fare tutto quello che fanno gli altri. Noi ci siamo adattati al mondo, ma purtroppo il mondo non si è ancora adattato a noi. Il mancato riconoscimento della Lis (lingua dei segni), ad esempio, è una storia assurda che va avanti da anni nonostante l’Europa abbia richiamato più volte l’Italia. In questo modo la società ci esclude, sia nelle scuole, che nell’ambiente sportivo o di lavoro».

Il suo rapper preferito?

«Fabri Fibra. Con le rime se la cava benissimo e poi aveva anche sostenuto la Lis. Davanti a lui m’inchinerei, anche se incontrarlo è molto difficile».

E il sogno più grande?

«Fare concerti in giro per il mondo e magari un “feat” con Fibra».

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