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di Giorgiana Cristalli

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Non può leggere e scrivere per il deficit cognitivo causato dai danni cerebrali dovuti ad un’infezione contratta in ospedale alla nascita, ma quando apre bocca per cantare, naturalmente a memoria, incanta e lascia senza parole.

E’ l’incredibile storia di Lea Mininno che, grazie al trasporto per la musica, è riuscita ad incidere una canzone che si intitola ‘Esisto’.

Nata a Foggia il 21 aprile 1986, Lea vive con i suoi genitori a San Severo. Il papà è architetto; la mamma, insegnante e puericultrice, ha lasciato il lavoro per occuparsi a tempo pieno della figlia quando, confrontando i comportamenti di Lea con quelli dei suoi coetanei, sono emersi i primi, inizialmente inspiegabili, problemi.

Solo con il passare degli anni – racconta la famiglia – la causa del deficit cognitivo è stata ricondotta dai medici all’infezione da Klebsiella contratta in ospedale al momento della nascita, insieme ad altri due bambini, venuti al mondo nello stesso giorno. Dalle prime convulsioni si passò all’evidenza di lesioni cerebrali con un grave ritardo diagnosticato come deficit cognitivo“.

Lea ha sempre avuto un’incredibile attrazione per la musica, l’unica passione in grado di accendere il suo entusiasmo. Fin da bambina ascolta e canta le canzoni di molti artisti, focalizzando via via i suoi preferiti: Lucio Battisti, Lucio Dalla, Fabio Concato e Fiorella Mannoia. Tra le sue hit del cuore ci sono anche ‘Father and son’ di Cat Stevens, ‘Perfect’ di Ed Sheeran e ‘Beautiful’ di Christina Aguilera. La sorella di Lea, Michela, 32 anni, oggi ingengere civile ad Ancona, ha invece la passione per la scrittura che l’ha spinta a pubbicare alcuni libri.

“Sotto questo cielo ci sono anch’io, forse stanca o forse persa in un oblio”, canta Lea Mininno in ‘Esisto’. “Sì lo so che non riesco a parlarti mai, le parole hanno un senso dentro me. Che vivo e canto, questa storia suona di una strana solitudine”, continua, con una grande capacità espressiva e un modo di cantare soave. “Coloro tutti i giorni per nascondere la malinconia… Se ti perdi dentro gli occhi miei nel mio mondo io ti porterò, e vedrai quello che sento io che a raccontarlo non ci crederai”, canta.

Il progetto discografico di Lea Mininno regala speranza e gioia. La sua è una favola che va avanti. Ad un concorso canoro viene notata dal cantautore Ilario de Angelis che scrive per lei il testo e la musica di questa canzone che racconta le sue fragilità in modo poetico. Il progetto coinvolge l’arrangiatore e produttore artistico Edgardo Caputo dell’Edrecords Studio di San Severo e il chitarrista Riccardo Rubino. Il supporto musicale, ma soprattutto emotivo, crea le condizioni per questo sorprendente progetto, alla viglia delle feste natalizie (il brano ‘Esisto’ di Lea Mininno sarà pubblicato il 20 dicembre sulle principali piattaforme).

La stessa coppia Caputo-De Angelis realizzò, alcuni mesi fa, un altro miracolo musicale con Simone Maghernino, ragazzo con autismo, che, sempre a San Severo, coronò il sogno di incidere un singolo dal titolo ‘Ali in tasca’. Mentre si parla tanto di integrazione e di pari opportunità, progetti come questi, fatti di pazienza e amore, dimostrano che, individuando e supportando le capacità che possono riscontrarsi nelle persone diversamente abili o ‘speciali’, non solo si può dare senso e pienezza alla loro vita, rendendola dignitosa e soddisfacente, ma anche l’opportunità di relazioni sociali che garantiscono l’inclusione, sconfiggendo l’emarginazione.

Edgardo Caputo spiega: “Ho costruito la produzione del brano e scelto le sonorità di ‘Esisto’ intorno alla voce particolarmente morbida e piena di dolcezza di Lea. Le atmosfere sono intime e delicate ma ho voluto aggiungere anche sfumature più energiche perché il testo in fondo racconta di un grido appassionato e carico di speranza“. Ilario De Angelis parla di music therapy perchè, spiega, “queste note possono aiutare a superare ogni barriera”.
Per i genitori di Lea il cruccio è il “dopo di noi”. Il papà si sta dedicando al progetto di un villaggio eco-sostenibile e allo studio di radicali trasformazioni sulla città con più attenzione alle persone fragili. (ANSA)

 

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