La blogger 15enne disabile: “I prof di sostegno cambiano ogni anno e io ricomincio da zero”

Giulia è una studentessa di 15 anni e si prepara al terzo anno: “Quando la docente mi ha detto che sarebbe andata via sono scoppiata in lacrime”

0
185 Numero visite
PUBBLICITA

«Giulia ti devo dire che l’anno prossimo non ci sarò più»

Giulia è Giulia Cavagna Sala, o meglio Miss G. come si firma nel suo blog in cui racconta le difficoltà di vivere in carrozzina e di doversi scontrare ogni giorno con nuove barriere, non solo architettoniche.

PUBBLICITA

Lei è una studentessa di 15 anni e si prepara a iniziare il terzo anno dell’indirizzo grafica e comunicazione dell’istituto Nervi di Novara, città in cui vive e da dove partono le sue battaglie, che raggiungono tutta Italia.

L’ultima riguarda gli insegnanti di sostegno e la possibilità per gli studenti di esprimere la loro opinione «che nessuno ci chiede, siamo gli ultimi a sapere cosa ci aspetta. E invece basterebbe un test di gradimento e darci la possibilità di dire la nostra».

Quando la sua insegnante di sostegno le ha dato la notizia che sarebbe andata via «sono scoppiata a piangere. L’ho vissuta male perché succede ogni anno». Maria, l’insegnante che si appresta a salutare, ha vinto il concorso ed è passata di ruolo in un’altra Regione dove insegnerà italiano. L’aiutava soprattutto con le verifiche, momenti concitati per tutti gli studenti. In particolare quando, come per matematica, non potendo usare il computer, Miss G doveva dettare le risposte per scriverle. Ma quella frase non è nuova, se la sente ripetere ogni anno praticamente dalla prima elementare, come tanti altri ragazzi che hanno bisogni speciali.

Lei di prof ne ricorda molti in undici anni di scuola. Dalle elementari tra cui una docente «a cui dava fastidio che muovevo troppo le braccia, ma era parte della mia patologia», poi le medie e infine il turn over delle superiori. Come per tutti i suoi coetanei non è facile iniziare un nuovo anno nell’incertezza. Quest’anno andrà in terza, ci saranno tanti cambiamenti, dai prof alle materie, ma non «hanno limitato il disagio. Dovrò ripartire da zero con un’altra insegnante di sostegno e con Maria ci sono serviti mesi per raggiungere la sintonia e il bel rapporto. È arrivata l’anno scorso, insieme con una seconda insegnante che a differenza dell’assistente, è rimasto lo stesso ed è una persona molto valida. A decidere chi arriverà, ci ha pensato un algoritmo. Speriamo che quest’anno sia diverso».

Il dubbio è sulla preparazione nel sostegno, «ci sono alcuni che meriterebbero di andare via ma non lo fanno».
Quando sono di ruolo, spiega inoltre, «sono intoccabili». E molti, sottolinea «sono privi di empatia perché non sanno nulla di disabilità. Insegnare è diverso da essere insegnante di sostegno». Così per lei e per tutti quelli che non si sentono ascoltati o presi in considerazione. E lancia la proposta: test di gradimento per gli studenti, «dovrebbero semplicemente chiederci: l’insegnante ti è piaciuto o no? Una domanda a cui si può rispondere anche in prima elementare».

Sarebbe utile magari anche pensare a test più approfonditi, studiati per capire le varie problematiche, «ma soprattutto per sapere l’opinione dello studente. L’insegnante di sostegno va oltre la didattica, comprende le problematiche di ogni disabilità ed è essenziale dal punto di vista umano, psicologico e fisico».

Giulia ha deciso così di farsi portavoce della questione, dando sfogo a quella frustrazione provata quando ha letto il messaggio e sperando di essere ascoltata, come fa da quando ha 9 anni grazie a blog e pagine social. Un’attitudine che oltre alla soddisfazione a volte l’ha portata a sentirsi sola. «In alcune situazioni sono gli stessi disabili a essere meno inclusivi, forse hanno paura a esporsi o a non essere capiti ed è un paradosso.

Perché oggi più che mai la parola inclusione non dovrebbe proprio esistere, perché non dovrebbe esistere la diversità».

 

Notizia