L’odissea di un disabile «Nove ore al pronto soccorso»

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Una lunga, lunghissima attesa al pronto soccorso: 9 ore aspettando la visita del medico. Estenuante anche per i parenti che accompagnano i malati. Ma ancora di più per chi è disabile. Dall’altra parte, però il Sant’Anna si giustifica: è stato fatto tutto il possibile per il paziente.

L’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna
L’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna

La vicenda è quella di un ottantenne residente a Montano Lucino, ridotto in carrozzina da una serie sterminata di patologie. Ed è una vicenda emblematica, dopo la denuncia di padre Carlo Merlo sul l’ospedale considerato sempre più un’azienda, dove si pensa di più al budget che non ai pazienti.

Era un codice verde

Il racconto è quello della moglie: «Da una quindicina di giorni mio marito non stava bene – ha raccontato – e per questo lunedì abbiamo chiamato il nostro medico di base. Alla fine, visti i problemi di respirazione, ha detto che era il caso di portarlo al pronto soccorso, per effettuare una lastra, in quanto temeva ci potesse essere un’embolia. Così ho chiamato la Croce rossa e alle 14.10 siamo arrivati al Sant’Anna».

L’accettazione avviene alle 14.26 e viene trattato come un codice verde. «Mi hanno detto che avevamo tre persone davanti. Ma poi l’attesa è durata tantissimo. Alle 18 ho iniziato ad agitarmi e a chiedere alle infermiere quando lo avrebbero visitato. Ma nulla. Attorno alle 19, gli hanno fatto un cardiogramma e poi una lastra. Poi nulla. Fino alle 23.19, quando finalmente è stato visitato. Per fortuna non aveva nulla di grave, mi hanno detto di andare avanti con l’antibiotico». Insomma, un’odissea iniziata alle 14 e finita dopo le 23, con oltre nove ore di permanenza al pronto soccorso.

Ma quella di lunedì è stata davvero una giornata da “bollino nero” nel reparto di emergenza dell’ospedale comasco. «Abbiamo avuto 197 accessi al pronto soccorso in una sola giornata – replicano dal Sant’Anna – contro una media di circa 160 interventi. Di questi, oltretutto, 39 pazienti arrivavano con le ambulanze, dei quali 35 per interventi del 118 e 4 per trasporti secondari. Questo significa una notevole mole di lavoro per i medici e gli infermieri del pronto soccorso».

«Si trattava di un codice verde – spiegano – ma visto che si tratta di un disabile è stato avviato un percorso velocizzato. Questo significa che immediatamente sono stati rilevati i parametri e subito dopo è stata effettuato un elettrocardiogramma anticipato rispetto alla normale procedura».

Quindi ci sarebbe stata l’attesa: «Anche su questo aspetto – spiegano i vertici dell’ospedale – bisogna fare alcune precisazioni. Prima di essere visitato è stato sottoposto agli esami del sangue, a una radiografia al torace, a un ecocardiogramma, a un’ecografia e a un consulto cardiologico. Per tutti questi esami bisogna tenere conto sia il tempo di esecuzione, sia il tempo di studio degli esiti».

L’uomo è stato dimesso con una dispnea. «Inoltre è stata scoperta una broncopneumatia cronica ostruttiva».

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