L’ex candidata sindaco: “Sono sorda da tanti anni”

Alessandra Ticci, nota commerciante di Poggibonsi, per la prima volta parla della sua disabilità: "Tanti non lo sanno e chi lo sa, non capisce davvero"

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Alessandra Ticci è. titolare di una importante attività commerciale a Poggibonsi
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di Marco Brogi

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“Fedeli compagni del mio silenzio. Perché si…. sono sorda. Tanti che mi conoscono neanche lo sanno. Qualcuno lo sa ma non lo capisce davvero.

Mi ci sono voluti 38 anni per decidermi a parlarne pubblicamente. Perché lo faccio solo adesso? Perché voglio farmi un regalo e perché si sente troppo poco parlare di ipoacusia, o meglio di sordità. Invalidità che per antonomasia, nell’immaginario collettivo, è riservata agli anziani. Ma il problema non è solo legato alla terza età. Ci sono bambini, adolescenti e ragazzi, uomini e donne, che come me, ogni giorno sfidano il mondo dei suoni con dignità e determinazione”.

Alessandra Ticci è una grande donna. Figura conosciutissima non solo a Poggibonsi, la sua città, titolare di una importante attività commerciale, candidata a sindaco alle amministrative del 2014, con coraggio e altruismo ha deciso di rendere pubblica la sua storia.

Una storia a lieto fine che Alessandra racconta soprattutto per chi soffre della sua stessa patologia. “Non ho mai sbandierato la mia condizione perché ho sempre odiato il vittimismo – dice –. A tre anni, forse per una febbre, un’intossicazione alimentare o una pura casualità, ho perso più del 90% di udito da ambedue le parti. Uno choc. Per fortuna già parlavo, avevo una mamma e una nonna che mi hanno aiutata moltissimo e ho quindi avuto la fortuna di non dovermi sottoporre a lunghe ed estenuanti sessioni di logopedia. Ho sempre fatto tutto come gli altri”.

E ancora: “Ho frequentato la scuola senza sostegno, l’università dove mi sono laureata per ben due volte con 110 e lode. Ho fatto la videogiornalista e ho lavorato per le discoteche. Ho insegnato alle superiori e in altri corsi. A oggi ho una mia attività che amo con tutta me stessa, è il mio mondo. Il mio piccolo meraviglioso mondo – continua –. Nel mio mondo di suoni che non si avvicineranno mai ai vostri ma che sono i miei e ne vado fiera! Tutto con i miei fedeli apparecchi acustici. Con i miei limiti che spesso mi portano a non capire o fraintendere. Con la mia arte di leggere il labiale.

Così combattiamo le nostre mancanze con gli altri sensi”. E infine: “Vi prego, da oggi in poi di trattarmi sempre nello stesso modo, in fin dei conti sono sempre la solita che conoscete, anche se con orgoglio a oggi scrivo della mia sordità. Finalmente – conclude la Ticci – ho capito che ‘normalità’ sta solo nella mediocrità di chi non sa capire. E che la disabilità è spesso una diversa forma, con la quale nascere liberi.

Un sorriso a tutti voi”. Alessandra, con l’orecchio del cuore ci senti benissimo.

 

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