▌Disabili nelle aziende: il 41% si sente discriminato, ma crescono i programmi di inclusione

In Italia i lavoratori disabili sono occupati poco e male, per questo si stanno sviluppando dei programmi per garantire la loro inclusione e il loro benessere

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di Giacomo Andreoli

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Si parla spesso di benessere nel luogo di lavoro, pari opportunità e welfare, ma in Italia i lavoratori disabili sono occupati poco e male. Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro solo 3 disabili su 10 hanno un’occupazione stabile, per lo più nel settore pubblico. Il tasso medio in Europa è invece oltre il 50%.

Da noi i lavoratori di questo tipo sono 1 milione, con le donne che hanno meno probabilità di trovare un impiego rispetto agli uomini, il 40% contro il 60%.

Se si guarda poi più nello specifico alla patologia forse maggiormente invalidante, la sclerosi multipla, secondo Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) una persona su due non ha mai trovato il lavoro per cui era qualificato a causa delle implicazioni della malattia e dell’inadeguatezza del contesto lavorativo. A questo si aggiunge l’ultima ricerca di Dynamo Academy e Euromedia Research su “diversità, equità e inclusione”, secondo cui tra le persone disabili:

Il 39,7% non si sente valorizzato come individuo nella propria azienda;
Il 47,4% non sente valorizzate le proprie idee in azienda;
Il 41% ritiene di dover lavorare più duramente per essere considerato al pari dei colleghi;
Il 41% si è sentito oggetto di atti, comportamenti, insinuazioni o commenti discriminatori o escludenti;
Il 35,9% ha pensato di lasciare la propria azienda per episodi in cui si è sentito escluso o giudicato;
Il 42,3% ritiene che la propria azienda non adotti programmi o azioni inerenti i temi di Diversità, equità, inclusione e nel 38,5% dei casi questi argomenti non vengono trattati dall’azienda.
Per spingere le aziende a una maggiore inclusione stanno nascendo diversi programmi, tra cui quello di Dynamo Academy, che si basa sulla cosiddetta “terapia ricreativa”. Il metodo si è sviluppato a partire dal lavoro con bambini, adolescenti e genitori. Per le imprese significa una serie di attività strutturate in sfide costruttive, senza elementi di competizione, con la scelta del ritmo a cui procedere e del limite a cui spingersi. Il successo individuale è così raggiunto attraverso la collaborazione del gruppo e seguito da un momento di riflessione, portando ad acquisire fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità con benefici di lungo periodo.

Anche grazie a programmi come questo alcune aziende hanno segnato risultati importanti al livello di inclusione, come la spagnola Ilunion, il cui organico è per il 40% rappresentato da persone con disabilità (14.800 su 38.500 lavoratori complessivi). La società si occupa di fornire servizi di pulizia, sicurezza, lavanderia, ma anche servizi alberghieri e di call center. In Italia Autostrade ha promosso un progetto, “Ability Garden”, per favorire il collocamento delle persone con disabilità oltre ai percorsi obbligatori previsti per legge. Entrambe, lunedì prossimo, 20 giugno, parteciperanno alla Conferenza internazionale “Business for the Common Good” a Limestre, in Toscana, dove si porteranno esempi concreti di inclusione nelle aziende. Una piccola luce in un Paese che su questo aspetto deve fare ancora tanto.

 

 

 

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