Paralimpici, Caboni: “Sogno la A ma la sordità è considerato un problema”

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La campionessa della nazionale sordi di volley che ha vinto l’argento olimpico racconta le sue ambizioni: “La difficoltà sarebbe nella comunicazione con il tecnico. Io, invece, dico che basta solo un po’ di buona volontà e si risolve tutto”

27 agosto 2017 – Milano Alberto Francescut

E’ una delle meravigliose azzurre che ha conquistato l’argento alle Olimpiadi dei sordi, le Deaflympics, battendo gli USA, tra le squadre favorite.
Lo risultato storico la carica ulteriormente in vista della prossima stagione: “Ancora non so con certezza dove giocherò, ma dovrei approdare al Castenaso volley, in provincia di Bologna (suo paese natale, ndr), in serie C”. Al momento Vanessa Caboni, ruolo centrale, è in forza al Brescia come campionato dei non udenti, allenata da sua mamma Loredana Conti, e a Bologna con gli udenti, tesserata all’Idea Volley: “Nella stagione passata sono stata nella squadra in B2.
Il mio sogno è giocare in serie A o in B1 ma la sordità è considerato un problema per la comunicazione con i coach. Io, invece, dico che basta solo un po’ di buona volontà e si risolve tutto”. A Brescia Vanessa ha vinto il titolo tricolore per il secondo anno consecutivo per non udenti ed è stata premiata come miglior giocatrice. Ora sotto con la nuova stagione: preparazione al via dall’ultima settimana di agosto.

identità — Vent’anni compiuti il 17 aprile, l’azzurra vive a Bologna con i genitori. “Sono sorda dalla nascita, tutta la mia famiglia in realtà lo è. Fin da quando avevo 6 mesi, mamma mi faceva mettere gli apparecchi acustici: non li ho più lasciati, ho frequentato la logopedista fino ai 18 anni. Sono stata al Tanari, un istituto tecnico superiore composto da persone udenti dove mi sono diplomata l’anno scorso”. La chiave da cui parte tutto è l’accettazione: “La sordità l’ho sempre vissuta come la mia identità, non me ne sono mai vergognata nonostante spesso fosse un ostacolo. L’essere sorda comporta difficoltà nell’integrazione perché spesso le persone non sanno come approcciarsi o hanno difficoltà nel comunicare con me. Ma ho sempre cercato di dimostrare che non è un limite bensì genera uno scambio di culture, di mondi diversi, di linguaggio. Vado fiera del mio essere sorda e dell’identità che mi sono costruita nonostante questa difficoltà: sono andata avanti con il sorriso sulle labbra anche se non sempre è stato facile”.

a rete per la vita — Lo sport è, e si sta rilevando tuttora, un mezzo importante per andare oltre. “I miei genitori – sottolinea l’azzurra – mi hanno trasmesso un amore grande per l’attività sportiva. Anche mia mamma è stata una pallavolista, prima banda poi libero, pure lei convocata in nazionale dei non udenti. La pallavolo è sempre stata la mia passione, ho iniziato nel minivolley all’età di 6 anni e non l’ho mai lasciata. E’ anche la mia valvola di sfogo, il riuscire a trovare una seconda famiglia all’interno di una palestra che per me è una seconda casa ormai: ci passo molto tempo mettendoci tutto l’impegno e il piacere possibile”.
europei2018 — Il prossimo anno, a maggio, a Palermo, si disputeranno gli Europei Under 21 per sordi. “Nel mentre mi concentrerò sulla nuova stagione pallavolistica anche se ancora non so in quale squadra di Bologna giocherò. Mi sono presa un po’ di tempo in vista di questa mia prima olimpiade, ma ora vedrò il da farsi. Sicuramente continuerò a giocare e a dimostrare sempre che la sordità non è un problema: con la giusta voglia si supera qualsiasi ostacolo”. Vanessa ha già partecipato agli Europei a Parigi 2015.
Al rientro a Bologna ha potuto “riabbracciare il mio nipotino Lucas di due anni e mezzo. Trascorro molto tempo con lui, sto cercando di trasmettergli la passione per lo sport: sono sicura che diventerà un gran calciatore. Tornerò a lavorare (è dipendente dell’Ima di Castenaso, ndr) e poi penso che mi riposerò per qualche giorno andando in Sardegna”.

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