Nel Regno Unito sono affezionati anche alle loro cabine telefoniche più brutte

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Un uomo all'interno di una cabina telefonica modello KX100 a Camborne, Cornovaglia, nel luglio 2017 (Matt Cardy/Getty Images)

Di quelle rosse ce ne sono ancora migliaia, ed è partita una campagna per conservare pure i modelli in acciaio introdotti negli anni Ottanta, anche perché sono più usate di quel che si pensa

Le cabine telefoniche rosse sono uno dei simboli del Regno Unito e della sua immagine all’estero. Vengono fotografate dai turisti, diventano sfondo di foto ricordo, sono riprodotte su cartoline e magneti da frigo almeno quanto gli autobus a due piani. Nonostante siano sempre meno usate per telefonare, spesso sono ancora in funzione e in molti casi tutelate come parte del patrimonio nazionale. Non sono però le uniche.

Negli anni Ottanta sono infatti state introdotte altre versioni, con un design che voleva essere più moderno ma che non è diventato altrettanto iconico. Il modello KX100, il primo dell’ultima serie di cabine telefoniche, è da allora considerato universalmente brutto per via della sua struttura minimalista in acciaio inossidabile. Ricorda molto le (poche) cabine telefoniche che ci sono ancora in Italia, e si discosta parecchio da quelle rosse tradizionali, decorate con una corona e dotate di una elaborata porta in ferro battuto. Oggi comunque c’è un’iniziativa per salvare dallo smantellamento anche alcune di queste cabine meno belle: tre, per la precisione.

Negli anni Novanta, al momento della loro massima diffusione, nel Regno Unito c’erano più di centomila cabine telefoniche. Ora che come in altri paesi del mondo il loro utilizzo è drasticamente diminuito per la diffusione dei telefoni cellulari, si calcola che ne rimangano meno di 20mila, di vari modelli. A inventare le cabine rosse fu Giles Gilbert Scott, vincitore del concorso del 1924 per il design delle cabine telefoniche di Londra, e in seguito ideatore della versione K6 (acronimo di kiosk number six): quella più famosa che conosciamo tutti.

La foto mostra alcuni turisti in coda in attesa di scattarsi una foto davanti a una cabina telefonica di Londra (Carl Court/Getty Images)

Alcuni turisti in coda in attesa di scattarsi una foto davanti a una cabina telefonica di Londra (Carl Court/Getty Images)

La K6 fu introdotta a partire dal 1935 per celebrare i 25 anni di regno di Giorgio V, ed è la versione installata in maniera più capillare nel paese. Oggi ne restano in funzione circa 3mila. Nel 1984 venne privatizzata la società responsabile del servizio, la British Telecom (BT), che l’anno dopo presentò il modello KX100, con cui immaginava di sostituire le cabine più vecchie. La nuova struttura era pensata per essere più resistente ai vandalismi e per risultare più accessibile, ma fu da subito ritenuta più brutta di quella delle iconiche cabine rosse.

Per dare un’idea della reputazione della KX100, era definita così in un vecchio articolo del Guardian che nel 2001 commentava la scomparsa delle cabine telefoniche:

Dal punto di vista estetico, la sua perdita è una mezza vittoria. Ammettiamolo, l’unica cabina telefonica che tutti si ricordano è quella classica e rossa […]. Siccome la porta di vetro (della KX100) non arrivava fino a terra, erano più facili da pulire e quindi era meno probabile che puzzassero di piscio – una peculiarità di quelle rosse. Da allora BT ha fatto tutto il possibile per trasformare uno dei più famosi ed eleganti elementi dell’arredo urbano in una bruttura noiosa.

La Thirties Society, cioè la stessa associazione che negli anni Ottanta e Novanta fece pressioni per salvaguardare 3mila cabine rosse di Gilbert Scott, oggi chiede di metterne sotto tutela almeno 3 del modello KX100. La lista comprende: in Inghilterra, la centomillesima cabina a venire installata nel paese, nel centro geografico della Gran Bretagna; in Scozia, una cabina posizionata in una delle aree più remote, sull’isola di Harris; in Galles, un modello sperimentale alimentato da un pannello solare.

La foto mostra l'interno di una cabina telefonica di Londra

L’interno di una cabina telefonica di Londra (Leon Neal/Getty Images)

Le campagne per salvare le cabine telefoniche sono nate con scopi di salvaguardia del design industriale, ma ci sono anche motivi più concreti per conservarle. Per quanto il numero di chiamate fatte dalle cabine si sia infatti fortemente ridotto, non si è azzerato. Il traffico complessivo è calato (da 800 milioni di minuti del 2002 a 7 milioni di minuti nel 2020), ma nell’anno tra il 2019 e il 2020 dalle cabine sono partiti 5 milioni di chiamate.

Di queste 150mila circa erano dirette a servizi d’emergenza e 45mila a enti e associazioni che, tre le altre cose, offrono assistenza psicologica agli adolescenti o si occupano di prevenire i suicidi. Per via di questo utilizzo, nel 2021 l’Ofcom (l’autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni) ha stabilito alcuni criteri per tutelare le cabine che si trovano in zone dove i telefoni cellulari prendono male, dove avvengono parecchi incidenti stradali, oppure da cui sono state effettuate più di 52 chiamate nell’ultimo anno.

Per rimuoverne una serve in ogni caso l’autorizzazione dell’Ofcom e dell’amministrazione locale. Va detto che dalle ultime cabine telefoniche non passano solo chiamate ai soccorsi: nel 2018, a Nottingham, sono state smantellate alcune cabine da cui erano partite 3mila telefonate in un anno, principalmente da parte di spacciatori.

Alcuni ragazzi in coda per telefonare da una cabina durante un festival sull’isola di Wight nell’agosto 1970 (Getty Images)

Nel 2008 BT ha avviato un programma chiamato “Adotta una cabina”. Prevede che le cabine possano essere acquistate da comuni o enti alla cifra simbolica di una sterlina: a quel punto vengono staccate dalla rete telefonica e cedute. Più di 7mila sono state “adottate” così: alcune sono state riconvertite in piccole biblioteche, in altre è stato collocato un defibrillatore. Anche i privati possono aderire al progetto, purché siano i proprietari del terreno su cui c’è la cabina. BT ha anche fatto una partnership con un’altra azienda per rivendere le cabine sostituite perché troppo vecchie. Vengono riparate e consegnate a casa dei clienti. Il prezzo di quelle rosse parte da 1.750 sterline, circa 2mila euro; quelle KX100, invece, sono le meno costose: 850 sterline, circa mille euro.

Negli ultimi anni, come alternativa alle cabine, BT ha iniziato a installare gli Street Hub 2.0. Sono dei totem con uno schermo verticale da 75 pollici, simili a quelli che si vedono in alcune grandi stazioni ferroviarie italiane. Principalmente ospitano annunci pubblicitari, ma riservano il 4 per cento del tempo di accensione a informazioni di carattere locale. Offrono gratuitamente, anche se è poco segnalato, una connessione internet Wi-Fi e la possibilità di fare chiamate all’interno del Regno Unito. Occupano un quarto dello spazio di una vecchia cabina e sono dotate di due porte USB per caricare dispositivi digitali. Nel suo materiale promozionale, BT cita la KX100 come modello di passaggio tra le cabine rosse e gli Street Hub 2.0.

Redazione IL POST

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