I tre centri italiani per migranti in Albania dovranno aprire entro il 20 maggio

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Migranti sbarcati a Lampedusa (Antonio Masiello/Getty Images)

È stato pubblicato il bando di gara per la gestione delle strutture, che illustra anche come saranno: l’appalto è di 34 milioni di euro

Il ministero dell’Interno ha pubblicato il bando di gara per la gestione delle tre strutture per l’accoglienza dei migranti che saranno aperte in Albania, in seguito all’accordo firmato tra il governo italiano e quello albanese all’inizio di novembre. È una procedura negoziale, cioè un bando con cui lo Stato individua già le organizzazioni idonee a gestire le strutture, a cui viene chiesto di presentare un’offerta entro il 28 marzo. Le scadenze sono decisamente ristrette per via della data di apertura: il governo vuole aprire le strutture entro il 20 maggio.

Le tre strutture potranno accogliere poco più di mille persone contemporaneamente, e tra queste non potranno esserci minori, donne incinte e altre persone considerate vulnerabili. Una delle tre strutture verrà realizzata nei dintorni del porto di Shengjin, circa 70 chilometri a nord di Tirana, dove dovrebbero svolgersi le procedure di sbarco e di identificazione. A Gjader, venti chilometri più a nord e nell’entroterra, verranno invece allestite le altre due. Un centro sarà dedicato all’accertamento dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e potrà ospitare al massimo 880 persone, mentre la seconda struttura è di fatto un centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) con una capienza massima di 144 persone.

Nelle intenzioni del governo italiano in Albania dovrebbero finire le persone soccorse dalle autorità italiane coinvolte nel soccorso in mare: cioè essenzialmente la Guardia Costiera, la Guardia di Finanza, o la Marina Militare. Quindi non le persone soccorse dalle ong (non è chiaro esattamente il perché di questa distinzione).

Il valore dell’appalto è di poco meno di 34 milioni di euro, a cui vanno aggiunti rimborsi per i servizi di trasporto, per le utenze, la raccolta rifiuti, la manutenzione ordinaria e straordinaria, la connessione Wi-Fi, l’assistenza sanitaria. I rimborsi per questi servizi non sono stati ancora quantificati.

Stando al contenuto del bando, che ricalca quello di altri bandi per l’accoglienza pubblicati in passato, la struttura nel porto di Shengjin avrà un ambulatorio medico dedicato all’assistenza sanitaria, una stanza per le visite ambulatoriali, una stanza con tre posti letto e una stanza di isolamento con due posti. A Gjader invece ci saranno tre sale per le visite ambulatoriali, due stanze con tre posti letto, una sala operatoria, un laboratorio di analisi, una stanza con strumenti per radiografie ed ecografie, una stanza per visite psicologiche e psichiatriche. All’interno di questa struttura dovrebbe lavorare una squadra di medici 24 ore su 24: un medico specialista in anestesia e rianimazione, un medico specialista in chirurgia generale, un medico specialista in ortopedia con competenze chirurgiche, personale medico specialista in psichiatria, un infermiere strumentista, un operatore socio-sanitario, un tecnico di laboratorio, un tecnico di radiologia, un operatore sanitario specialista in radiologia.

Tra gli allegati del bando ci sono anche i dettagli dei kit di accoglienza messi a disposizione delle persone accolte nelle strutture. Verranno forniti pantaloni, una maglietta intima, una maglietta, un pigiama, tre slip e tre paia di calzini. È previsto un solo ricambio tra l’estate e l’inverno. Gli ospiti avranno un rotolo di carta igienica a testa alla settimana, uno spazzolino al mese, un tubetto di dentifricio da 100 ml al mese, un flacone di shampoo e uno di sapone liquido alla settimana, un pettine.

Come negli altri centri di accoglienza, i controlli sul rispetto delle forniture spettano al ministero dell’Interno: in molti casi chi gestisce i centri accoglienza non rispetta i criteri indicati dai bandi, ma le verifiche ministeriali sono saltuarie.

Durante il periodo di permanenza in Albania i migranti non potranno uscire dai centri: se lo faranno, saranno riportati indietro dalle autorità albanesi. Nei centri potranno però accedere avvocati, rappresentanti di organizzazioni internazionali e dell’Unione Europea che intendono fornire assistenza legale ai richiedenti asilo, come previsto dalle leggi italiane, albanesi ed europee.

Già alla firma dell’accordo tra il governo italiano e quello albanese erano emersi molti problemi legati al rispetto del diritto internazionale ed europeo nella gestione dei migranti. Lo scorso novembre la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, ha detto che l’accordo non viola il diritto dell’Unione Europea, «perché ne è al di fuori». La Commissione ha detto in sostanza di non avere competenze sui soccorsi di migranti che avvengono al di fuori del proprio territorio: il punto però è che l’accordo non si limita ai soccorsi avvenuti al di fuori delle acque territoriali italiane, ma riguarda i migranti soccorsi dalle autorità italiane, quindi dalla Guardia Costiera, dalla Guardia di Finanza o dalla Marina Militare: sono tutti corpi che agiscono in modo quasi esclusivo in acque territoriali italiane, salvo casi molto rari in cui si renda necessario spingersi oltre per soccorrere persone in situazioni di pericolo imminente.

Redazione IL POST

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