Usando Whatsapp per le ordinazioni, il locale gestito da persone non udenti Senza Nome​ di Bologna può gestire in totale sicurezza la sua attività in questa fase dell’epidemia, ma è anche un modo per rendere più semplice la comunicazione tra i gestori non udenti e i clienti udenti.

«A causa del distanziamento sociale abbiamo deciso di agevolare la comunicazione inserendo la tecnologia come nuovo metodo di ordinazione. Quindi mandate un messaggio su Whatsapp con scritto che desiderate bere non dimenticandovi di scrivere il numero segnato sul vostro tavolo». È la soluzione social senza la quale il primo locale in Italia gestito da persone non udenti, il Senza nome di via Belvedere a Bologna, non avrebbe potuto aprire in totale sicurezza nella fase due dell’epidemia da Coronavirus. La necessità di mantenere la distanza interpersonale, infatti, avrebbe reso complicato venire incontro alla clientela udente e seguire gli ordini con i mezzi a disposizione fino a quel momento. Primo fra tutti, il linguaggio muto, soprattutto per quelli che, non avendo molta familiarità con il LIS, la lingua italiana dei segni, sarebbero stati costretti ad avvicinarsi di più al bancone per esprimersi.  

Il Senza nome ha abbattuto così con successo un’altra “distanza”, dopo aver colmato quella dell’incomunicabilità tra i gestori dell’attività con un deficit uditivo e i tanti ragazzi e ragazze udenti che frequentano il posto. Nell’idea anche di sensibilizzare tutti al concetto di diversità, intesa come cura dell’altro, e come ricchezza. A metafora di questo, entrando nel bar, sono stati appesi al soffitto dei pesci fatti in cartoncino, per la maggior parte di colore rosso. E pochi altri, di colore azzurro, più grandi nelle dimensioni: la rappresentazione simbolica della piccola comunità di non udenti (i pesci azzurri) nel mare dei clienti udenti (i pesci rosa) che ogni giorno passano a prendere qualcosa da bere, si interessano al loro mondo e cercano di comunicare con loro, imparando sempre qualcosa. 

Prima della pandemia da Covid-19, per ordinare da bere si usavano, appunto, i gesti. Oppure i bigliettini, appesi con dei ganci a una bacheca all’entrata, da sfilare e porgere al banco. O infine, si poteva richiamare l’attenzione visiva del barista attraverso un colpetto con la mano a un lampadario acceso, penzolante, sul bancone. Adesso che tutto questo non è più possibile per via del distanziamento sociale, basta inviare un messaggio al numero messo a disposizione dal locale per chiedere un drink, seduti al proprio tavolo. 

Il nuovo metodo è stato accolto subito con entusiasmo anche sui social: «Un’idea geniale!» commenta una ragazza. Un’altra signora scrive: «Quanto sarebbe più comodo e accessibile per tanti usare sempre questo metodo! Dalla pandemia potremmo imparare tante cose». E infatti il sistema non solo ha funzionato e funziona, ma sembra anche dare la speranza che una soluzione sia sempre possibile e le distanze si possano sempre colmare. 

 

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