Ha preso il via ieri il laboratorio teatrale nella lingua dei segni promosso dal Centro per l’Integrazione Attiva e Partecipata d’Ateneo e ideato e diretto dall’attore Francesco Paolo Ferrara

CATANIA – “Il Teatro che fa il suo dovere – fuori legge”, anche se “a distanza”, ieri pomeriggio (venerdì 9 aprile) ha riaperto i battenti. Il laboratorio teatrale, già alla terza edizione, prevede l’utilizzo di tecniche di teatro-terapia e prove di espressività nella lingua dei segni. A promuoverlo è il Cinap – Centro per l’Integrazione Attiva e Partecipata dell’Università di Catania con la direzione dell’attore e ideatore del progetto Francesco Paolo Ferrara.

Un’iniziativa che nasce dalla sfida di voler coinvolgere nell’attività teatrale soggetti diversi tra loro e farli cooperare nella ricerca continua di un linguaggio comune. La lingua italiana dei segni, infatti, trova nuove possibilità quando si inserisce in un’attività teatrale e pertanto accompagnerà i protagonisti lungo un percorso che consentirà di acquisire un vocabolario universale di cui tutti possono essere partecipi e al tempo stesso stimolare la fantasia svincolando la comunicazione teatrale dal sistema codificato della lingua italiana.
E dopo un anno di pausa, a causa delle restrizioni per l’emergenza Covid-19, il laboratorio teatrale è ripartito con venti partecipanti, studenti e dipendenti dell’ateneo catanese (sia normodotati, sia seguiti dal CInAP) e allievi dell’Accademia di Belle Arti di Catania.

«Io per primo ho mostrato una grande resistenza al trasferimento online delle esperienze riconoscendo l’insostituibilità della relazione, della prossemica e della sua osservazione in utenti meno propensi alla comunicazione verbale – spiega Francesco Paolo Ferrara -.

Tuttavia in questi mesi ho sperimentato la possibilità di intervenire in termini terapeutici in gruppi in formazione e mi sono accorto in prima persona del fatto che le dinamiche individuali e di gruppo, le azioni di potenziamento e di crescita personale conservano una certa autenticità anche a distanza. Le limitazioni di un lavoro teatro-terapeutico tramite dispositivi digitali per attività a distanza sono tante ed evidenti, ma ho riflettuto sul fatto che l’azzeramento di qualsiasi attività potesse essere ancor più penalizzante, per quanto in questo servizio trovino un’occasione di crescita o emancipazione».

«Il CInAP condividendo pienamente l’utilità del progetto pur se a distanza, ha deciso di riproporlo per il 2021, nella convinzione che anche così pensato, il progetto richiede ai partecipanti un’integrazione attiva e partecipata, una vera esperienza di inclusione – spiega il prof. Massimo Oliveri, presidente del centro universitario -. Il progetto è in piena sintonia con la nostra mission, coinvolgere tutti: ogni contributo, infatti, darà maggiore efficacia tanto alla comunicazione quanto alla sensibilizzazione tra i partecipanti sui temi della legalità e dell’illegalità, dei diritti inviolabili e dei doveri inderogabili.

Si proporranno delle attività che fanno riferimento alle tecniche di verbalizzazione e di teatro-terapia. Attività di dialogo che richiedono attenzione, che riducono la tendenza all’isolamento e stimolano le capacità mnemoniche, di analisi e di pianificazione».

Gli incontri, suddivisi in quattro moduli, si concluderanno con uno spettacolo in programma il 29 ottobre. Il quarto modulo, che prevede la realizzazione di un video, rappresenta il momento cruciale del percorso teatro-terapeutico perché evidenzierà la parte creativa che trae beneficio dall’autostima dei partecipanti.

 

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