Cremona, labiale illeggibile con le mascherine, Maria Rosa Ziglioli: «Sono sorda, chiudo il negozio»

Maria Rosa Ziglioli, 58 anni, ha deciso di chiudere il suo storico negozio, «Per filo e per sogno», dopo 34 anni di attività e un giro d’affari di tutto rispetto

0
282 Numero visite
(foto Rastelli)
PUBBLICITA

 

PUBBLICITA

Da sempre è un punto di riferimento per chi voglia acquistare biancheria intima a Cremona.

di Federica Bandirali

Ma adesso Maria Rosa Ziglioli, 58 anni, ha deciso di chiudere il suo storico negozio «Per filo e per sogno». Dopo 34 anni di attività e un giro d’affari di tutto rispetto, è costretta ad abbassare per sempre la serranda, per colpa del Covid-19. Maria Rosa è sorda da 38 anni, da quando le cure per risolvere un problema oncologico le hanno fatto perdere l’udito (in aggiunta ad una predisposizione genetica: il padre era sordo dalla nascita). Nel tempo ha imparato a leggere perfettamente il labiale delle persone e dei clienti, ma da quando è arrivato il Coronavirus, e il conseguente obbligo di mascherine nei luoghi chiusi, negozi compresi, per lei è diventato molto difficile lavorare.

I presidi di sicurezza anti-virus le impediscono di vedere le bocche dei clienti che entrano in negozio. E così, con un lungo post su Facebook, ha deciso di comunicare ai cremonesi la sua scelta di chiudere il prossimo ottobre («Se fosse stato per me avrei chiuso a dicembre 2021, ma per correttezza verso tutte le aziende con le quali ho lavorato ho deciso di resistere fino a ottobre»).

La commerciante indossa una mascherina trasparente, di quelle certificate proprio per i non udenti, e così chi la accompagna. «Fino a quando sarà obbligatorio l’uso delle mascherine io sarò sempre penalizzata — racconta —. Il problema è sorto quando ho riaperto dopo il lockdown, nel maggio 2020. Di carattere amo le sfide e sono andata avanti, finché poi la stanchezza ha preso il sopravvento». Senza considerare che, negli ultimi mesi, è stata anche vittima del comportamento di alcune persone che l’hanno particolarmente ferita: «Ricordo bene il giorno in cui una signora, alla quale era stato evidenziato il problema della mia sordità, oltre a non abbassare la mascherina mi aveva dato della tonta, oppure di quando sono stata derisa perché non avevo capito la richiesta di una cliente», racconta Maria Rosa che confessa di non aver ancora pensato a come sarà in futuro la sua vita senza il negozio. Lei lo cura, sistema i pezzi in vetrina, ha sempre un sorriso per tutti, controlla gli ordini.

La scelta di chiudere il negozio ha colto alla sprovvista i clienti cremonesi che, come si legge dai commenti sotto il suo post su Facebook, l’hanno inondata di affetto, facendole anche presente come molte clienti non si fossero mai accorte del suo deficit uditivo.

In città è in corso una vera mobilitazione per permettere a Maria Rosa Ziglioli di continuare a lavorare nel suo negozio: c’è chi suggerisce di chiedere ai clienti di entrare con un foglio con scritto i capi che vorrebbero acquistare, chi invece la spinge a convertire l’attività con le vendite on line, oppure di chiedere alle associazioni del commercio locale di fornirle carta e penne da lasciare all’ingresso. «Tutto ciò mi fa molto piacere — conclude Maria Rosa Ziglioli — ma ormai sono stanca, sia fisicamente che emotivamente. Ho bisogno di riposo, questi anni di pandemia sono stati davvero pesanti. Non è facile da comprendere per chi sta dall’altra parte. Noi sordi siamo invisibili e stanchi».

 

 

Notizia