Le farmacie veronesi abbattono le barriere

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Presentato questa mattina in conferenza stampa il progetto “Farmacie amiche delle persone sorde e ipoudenti”, ideato da Federfarma Verona e che coinvolge le 252 farmacie associate di tutta la provincia.

Si chiama “Farmacie amiche delle persone sorde e ipoudenti” l’iniziativa a cura di Federfarma Verona che coinvolge le 252 farmacie associate di tutta la provincia. Una vetrofania ben visibile all’utenza indica che all’interno di quella farmacia la comunicazione con chi non sente è possibile grazie all’indosso di una mascherina, a norma di legge, che presenta un inserto trasparente a livello della bocca consentendo la lettura del labiale per un dialogo efficace e al contempo protetto.

Elena Vecchioni con la mascherina trasparente

Nel corso della conferenza stampa odierna il progetto è stato illustrato dalla presidente Elena Vecchioni e dalla responsabile del Comitato rurale Claudia Sabini insieme a Pierluigi Corbellari vicepresidente della sezione provinciale dell’Ente Nazionale Sordi accompagnato dall’interprete Manuela Giuliani.

«Abbiamo intrapreso un percorso anche culturale che intendiamo ampliare per venire sempre più in aiuto alle persone sorde o ipoudenti – afferma Elena Vecchioni presidente di Federfarma Verona -. La farmacia è un luogo accogliente e sicuro dove tutti devono poter ricevere lo stesso servizio. Ora che tutte le nostre farmacie sono dotate delle mascherine per le persone sorde un primo importante passo è stato fatto, ma ci impegneremo a fare molto di più. Speriamo che adesso anche altre realtà pubbliche e private si adoperino in questo senso per rendere un po’ più semplice la vita a chi di difficoltà ne vive davvero tante».

Pierluigi Corbellari

«È difficile per chi non ha problemi di udito capire le odissee quotidiane che i sordi vivono per tutto l’arco della loro vita – spiega Pierluigi Corbellari, vicepresidente della sezione provinciale dell’Ente Nazionale Sordi -. Non solo non veniamo capiti, ma troppo spesso siamo trattati in malo modo e il paradosso è che il più delle volte le persone con cui vorremmo comunicare per “farsi capire” alzano la voce e poi se la prendono con noi se, ovviamente, non sortiscono alcun effetto. Con la pandemia la situazione è precipitata proprio a causa delle mascherine che ci impediscono oggi anche quel minimo e difficoltoso rapporto che riuscivamo miracolosamente, quando ce la facevamo, ad instaurare. L’iniziativa di Federfarma Verona sensibile alla nostra situazione ci fa ben sperare nel futuro ovvero la creazione di una coscienza collettiva che si apra ai sordi, così come noi, leggendo il labiale cerchiamo di adattarci allo status dei normodotati».

Claudia Sabini

«Riflettendo sulle esigenze delle persone sorde abbiamo ritenuto che noi farmacisti per primi dovevamo essere “accessibili” – spiega Claudia Sabini, responsabile del Comitato rurale di Federfarma Verona   -. Per questo motivo abbiamo analizzato con attenzione l’appropriatezza della mascherina gentilmente fornitaci da un’azienda padovana regolarmente accreditata presso il Ministero della Salute, che ringraziamo per avere pensato a soddisfare le esigenze delle persone sorde o ipoudenti e di tutti coloro che con esse interagiscono a cominciare dai familiari. Da oggi possiamo dire di avere aperto la strada a questa forte esigenza e la rete delle farmacie veronesi è in grado di soddisfare la richiesta degli utenti. Ovviare alla naturale conseguenza dell’appannamento è facile grazie a un consiglio tecnico molto semplice: spalmare una goccia di dentifricio sulla parte trasparente interna, fare essiccare e poi eliminare l’eccesso con un panno umido».

L’iniziativa “Farmacie amiche delle persone sorde e ipoudenti” è stata realizzata all’interno di un progetto in collaborazione con l’azienda padovana “Undershield” che ha brevettato un modello di mascherina con inserto trasparente, un dispositivo medico sicuro e a norma di legge (prodotto omologato DPI Cat. 1).

La mascherina può essere utilizzata anche in altre situazioni, come il contatto con i bambini piccoli, gli anziani o le persone in difficoltà che spesso vivono la mascherina tradizionale come un muro insormontabile a quella che si potrebbe definire la “comunicazione del sorriso”.

 

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