Mascherine trasparenti introvabili. Sordi discriminati

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Il presidente lombardo dell’ENS: i dispositivi comuni non ci consentono di leggere il labiale che per noi è fondamentale per capire

di Giambattista Anastasio
Milano, 14 ottobre 2020 – Da marzo ad oggi non si è trovato il modo di distribuire mascherine trasparenti. Non le distribuisce lo Stato e non le distribuisce la stragrande maggioranza delle farmacie. L’unico modo è ordinarle dalle poche aziende che le producono e che sono ancora in attesa che il loro prodotto sia riconosciuto a tutti gli effetti come un dispositivo di protezione individuale.

 

Oppure bisogna ricorrere ad internet e ai siti di e-commerce, di nuovo senza garanzia di acquistare mascherine certificate. In ambo i casi i prezzi, spesso, sono significativamente più alti rispetto a quelli delle altre mascherine. Ce ne sono di ogni colore e fantasia, ormai. Già griffate o personalizzabili a piacere. Ma di trasparenti no. 

 

Eppure per 6.600 persone in Lombardia e 44mila in tutta Italia è fondamentale che le mascherine siano trasparenti.

 

Si tratta delle persone non udenti, che hanno necessità di leggere il labiale del loro interlocutore per capire quello che il loro interlocutore sta dicendo. Il labiale e l’espressione facciale sono fondamentali anche quando si comunica nella lingua dei segni. Le mascherine ordinarie rappresentano, per loro, una barriera insormontabile alla comunicazione. «Per noi sono una vera e propria museruola, ci rendono incapaci di esprimerci» dice Renzo Corti, presidente lombardo dell’Ente Nazionale Sordi (ENS). «Per gli udenti è quasi impossibile comprendere la dimensione del nostro disagio – prosegue Corti –. È successo che un non udente sia andato dal medico curante o in pronto soccorso o in ospedale e non abbia trovato camici bianchi disposti ad abbassare la mascherina per farsi capire».

Un esempio fresco di giornata è fornito da Virginio Castelnuovo, presidente della sezione milanese dell’Ente, inviperito: «Ho portato al mio medico una mascherina trasparente e gli ho chiesto di indossarla in modo che potessi capire quel che avrebbe avuto da dirmi. Ma si è rifiutato». Un altro consigliere dell’ENS e sua moglie sono stati invitati, appena entrati in un ospedale, a togliersi la mascherina trasparente e ad indossarne una ordinaria. «E pensare che una mascherina trasparente costa 18 euro, la visiera addirittura 30 euro» spiega Valeria Bollani, segretaria del presidente Corti e interprete di lingue dei segni. Comportamenti forse dettati da una mancanza di sensibilità o conoscenza delle necessità dei non udenti: «C’è chi è più sordo di noi sordi» dice Corti.

Ma il fatto che le mascherine trasparenti non siano ancora certificate sicuramente non aiuta. Anche per questo si innesca un eccesso di cautela che finisce col negare ai non udenti un diritto fondamentale: il diritto di comunicare. «Fatichiamo a comunicare con medici, farmacisti, poliziotti, vigili urbani, con chi lavora negli uffici pubblici, sui mezzi di trasporto: ovunque. Perché ovunque ci imbattiamo in chi non vuole abbassare la mascherina o non ha o non vuole quella trasparente» spiega Amedeo Tommasi, consigliere anziano della sezione milanese dell’ENS. «Abbiamo chiesto al Ministero della Salute e alla Protezione Civile di darci almeno un elenco di mascherine trasparenti certificate per poterle acquistare e, soprattutto, farle acquistare alle Agenzie di Tutela della Salute e alle scuole così che l’assistenza sanitaria e l’istruzione siano pienamente garantite ai non udenti – fa sapere Bollani –. Ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Per noi è come fosse ancora marzo».

 

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