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L’orecchio racchiude le importantissime funzioni dell’udito e dell’equilibrio ed ha il compito di trasmettere qualsiasi vibrazione della membrana timpanica, attraverso la stimolazione delle terminazioni del nervo acustico, fino a farle giungere al cervello per l’identificazione e la conseguente elaborazione.

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VITTORIO POLITO

La funzione dell’orecchio non è solo quella di sentire, ma ha anche le importantissime funzioni di controllare l’equilibrio e dell’allerta (segnalazione di strani rumori come scoppi, allarmi, ecc.).

Il sordo è colui a cui manca in tutto o in parte, la facoltà di percepire i suoni per motivi anatomici, fisiologici, patologici, traumi o altro. Ma vi sono anche coloro che fanno finta di non sentire ciò che non piace, per cui si evince che la sordità fisica può essere superabile, mentre quella psicologica è difficile se non impossibile da curare. Un detto latino medievale recita “Deterior surdus eo nullus qui renuit audire” (Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire).

Fu Ippocrate (460-370 a. C.), fondatore della medicina scientifica in Grecia, per quello che si sa, a descrivere per la prima volta il timpano come «una membrana tesa, sottile e secca», paragonandola ad «una ragnatela molto fragile». Notò anche che «I venti del sud portano debolezza di vista e d’udito…», mentre Galeno (129-216 d.C.), medico greco, trattava la sordità con dieta e lassativi e insisteva sull’importanza di corretti movimenti masticatori. Suggerimento utile anche oggi ai portatori di otiti catarrali.

Mi piace segnalare l’iniziativa sociale che ogni anno, il 3 marzo, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in occasione del World Hearing Day, lancia un forte messaggio di sensibilizzazione per la prevenzione e la cura dei disturbi uditivi. La Giornata dell’Udito, organizzata in Italia dall’Associazione “Nonno Ascoltami! – Udito Italia Onlus”, con il patrocinio del Ministero della Salute, ha lo scopo di promuovere una serie di incontri e iniziative su tutto il territorio nazionale, accendendo i riflettori sul ruolo della prevenzione e dell’educazione sanitaria per la riduzione delle ipoacusie, finalizzata alla diffusione di una corretta informazione sanitaria a un maggior numero di persone possibile.

Vediamo cosa dicono i proverbi.

“Per il sordo l’usignolo canta come la cornacchia”. Per chi non capisce, una cosa può essere bella quanto si vuole, ma vale sempre quanto una brutta.

“Il sordo ride due volte”. Prima quando ridono gli altri e poi quando gli viene spiegato quello che hanno detto.

“A volte i sordi sentono quanto non dovrebbero”. Non fidarsi sempre di chi si dice sordo. Colui che spesso è considerato tale, non lo è completamente, o non lo è per particolari suoni o voci, per cui “può sentire” quello che altri dicono incautamente, pensando che non viene udito.

“Aprire bene le orecchie”, ovvero ascoltare attentamente per conoscere o riferire.

“Fare orecchio da mercante”. Far finta di non sentire o non avere intenzione di assecondare una determinata richiesta.

“Cosa detta all’orecchio arriva cento miglia lontano”. La cosa affidata come un segreto all’orecchio di un confidente si diffonde più rapidamente e più lontano.

“Non credere alle proprie orecchie”. Rimanere cioè molto meravigliati per quel che si sente… o si vede, per cui “Chi ha orecchie, intenda”, famosa frase evangelica, ovvero “A buon intenditor poche parole”.

Curiosità. Tra i sordi più celebri è annoverato il musicista Ludwig Van Beethoven (1770-1827), la cui perdita dell’udito è stata progressiva e inesorabile, e nonostante «le più moderne ed avanzate terapie» dell’epoca, non guarì, ma durante una delle sue convalescenze «per riposare l’affaticato organo dell’udito», compose la IX Sinfonia, della quale è noto il famoso «Inno alla Gioia». Ma pare che Beethoven fosse affetto anche da altre gravi malattie che minarono mortalmente il suo fisico.

 

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