Ipertensione: il sale alza davvero la pressione, una ricerca spiega il perché

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Basta ridurlo nell’alimentazione per ristabilire l’equilibrio

sale (1)Non usare troppo sale. E nel caso sostituirlo con le spezie. Non c’è visita del medico di famiglia, del cardiologo o del nefrologo, che non si concluda con questa raccomandazione. Il rischio, dietro l’angolo, si chiama pressione alta. Ma perché sale e ipertensione viaggiano insieme? Una risposta all’interrogativo scientifico arriva ora da uno studio finanziato da Telethon e pubblicato su Nature Medicine. Lo ha condotto il team di Luca Rampoldi dell’Istituto Telethon Dulbecco che ha sede presso l’Istituto San Raffaele di Milano. Una delle risposte sta nel meccanismo genetico che lega alcune varianti genetiche e una proteina che agisce sul funzionamento del rene, in particolare sul riassorbimento del sale da parte del rene, il danno renale e l’ipertensione. Si tratta di un puzzle genetico che grazie all’analisi dei geni coinvolti, all’esame di numerosi campioni di urina di soggetti ipertesi e all’esame della variazione genetica nei topi ha permesso di far luce su uno dei possibili meccanismi che conduce all’ipertensione.

La proteina chiave – Si chiama uromodulina ed è la proteina più abbondante normalmente presente nelle urine. Il punto di partenza di questo lavoro è stata la scoperta che alcune varianti comuni del gene dell’uromodulina, in particolare della regione che ne regola l’espressione e quindi la produzione, sono associate a un rischio maggiore di sviluppare l’ipertensione arteriosa e danno renale.  “La nostra ipotesi – spiega Rampoldi – è che questa proteina favorisca il riassorbimento di sale e acqua a livello renale, con un meccanismo che abbiamo parzialmente identificato. Alti livelli di espressione provocano un maggiore riassorbimento di sodio, potenziando l’azione di una specifica proteina di trasporto localizzata nel rene: questo si traduce in un aumento della pressione sanguigna. La prova del nove? Somministrando un potente diuretico – continua il ricercatore – che ha come bersaglio proprio questo sistema di riassorbimento, abbiamo riscontrato un maggiore effetto del farmaco sulla pressione negli animali “superproduttori” di uromodulina”. Nei topi con la variante di iperproduzione l’ipertensione appariva già in giovane età, ma basta una riduzione dell’apporto di sale nella dieta, spiegano i ricercatori, per ripristinare valori normali di pressione sanguigna.

 

“Analizzando decine di biopsie renali – spiega Rampoldi – e centinaia di campioni di urine di persone con pressione arteriosa e funzionalità renale normali, abbiamo osservato che i livelli di uromodulina variavano in base a precise sequenze nel Dna. In particolare, le persone che avevano delle varianti in grado di metterle ‘a rischio’ di pressione alta o danno renale producevano molta uromodulina”. Al contrario, quando i geni “ordinano” una produzione modesta di uromodulina rene  e pressione sanguigna restano nella norma. E nell’uomo? “Lo stesso meccanismo sembra essere conservato anche nell’uomo: pazienti ipertesi trattati con lo stesso diuretico hanno infatti mostrato una riduzione significativa della pressione solo se portatori delle varianti genetiche associate a maggiore espressione di uromodulina”, sottolinea Paolo Manunta  dell’Università San Raffaele che ha collaborato allo studio che ha visto la partecipazione del gruppo di lavoro di Olivier Devuyst dell’Università di Zurigo e per gli studi di patologia renale anche di Maria Pia Rastaldi dell’Ospedale Policlinico di Milano.

 

di Cosimo Colasanto (05/11/2013)

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