Una Lego per tutti: #ToyLikeMe

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Scritto da Iacopo Melio – Tempo fa fece scalpore sulla mia pagina Facebook personale la foto di una bambola venduta in un centro commerciale emiliano, caratterizzata da Sindrome di Down. Genitori a favore, per una sensibilizzazione alla diversità a partire già dai primi anni di socializzazione e di gioco, ed altri decisamente contrari, quasi offesi per una simile banalizzazione di una malattia, reputandola non solo una forma di etichettatura, strumentalizzazione ma soprattutto di esclusione, anziché di inclusione.

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12647955_10208631313330543_1516875435_n-300x300Non sto a ribadire punto per punto la mia posizione, ampiamente a sostegno in quanto ritengo che un simile strumento (se usato con intelligenza, precisiamo!) possa abbattere non poche barriere culturali, spronando i bambini a rapportarsi con la disabilità e a non aver paura di tutto ciò che è diverso. D’altra parte non credo che un’anoressica Barbie bionda con occhi azzurri possa rappresentare tutti i bambini del mondo, anzi: e quelli “tagliati fuori” da una simile perfezione estetica (secondo la società media, ovviamente, e non secondo il mio parere personale) non credo che si sentano così a loro agio.

Sono quindi felice nel vedere che la sensibilizzazione in questo senso stia funzionando alla grande, soprattutto grazie alla campagna social #ToyLikeMe (“giocattoli come me) che ha come obiettivo quello di spazzare via i pregiudizi attraverso il gioco, ribadendo che siamo tutti uguali proprio nella nostra unicità.

Adesso il mirino è stato spostato sul noto marchio LEGO, grazie ad una petizione su Change.org (oltre 20.000 le firme aderenti): perché non sono presenti personaggi su sedia a rotelle? Perché la celebre casa di mattoncini colorati non ha pensato a rappresentare la disabilità?

Rebecca Atkinson, promotrice della campagna, ha infatti dichiarato al Guardian: “Il marchio esclude oltre 150 milioni di bambini disabili, che non si vedono così rappresentati. Si tratta di cambiare la percezione culturale della disabilità”.

In un primo momento, ammettiamolo, la LEGO aveva tentato di arrampicarsi sugli specchi con una risposta in “politichese”, sostenendo che la forza dei suoi pezzettini è proprio quella di poterli utilizzare per comporre i personaggi, con le loro storie e le loro peculiarità, personalizzandoli… È chiaro che, però, la giustificazione non reggeva. Ecco allora che sul sito “Brickfans” e sul blog “Promobricks” sono comparse le foto della miniatura di un personaggio in carrozzina, espsota alla “Nuremberg and London toy fairs”, in Inghilterra.

“Quando ero piccola, non ho mai visto una bambola come me. Avevo due apparecchi acustici. Nel mondo reale c’erano persone come me. Nel mondo delle bambole era come se io non esistessi. Cosa diciamo ai sordi e ai bambini disabili? Che non ne vale la pena? Che sono invisibili nella società?” – continua Rebeca Atkinson, che oltre ad essere founder di #ToyLikeMe è anche una giornalista non udente.

Per questo ha realizzato il suo sogno di rappresentare centinaia di milioni di bimbi grazie all’azienda inglese “Makies”, con una linea di giocattoli con disabilità.

Certo, vedere una bambola su misura di bimbo disabile (i giocattoli sono realizzati prendendo spunto dalle fotografie di bimbi disabili che i genitori possono caricare sul sito mymakie.com) comporta la minaccia del pietismo e della compassione, costantemente dietro l’angolo… Ma tanti altri, fortunatamente, la pensano in modo diverso: “Vogliamo che i nostri figli possano giocare con giocattoli che davvero li rappresentino, senza che si sentano obbligati a corrispondere a modelli di bellezza e perfezione imposti dalle industrie del giocattolo”.

Per quanto mi riguarda, continuo a non avere dubbi. Anzi: non vedo l’ora di poter acquistare la mia “mini figure” LEGO a mia immagine e somiglianza!

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