Il semplice segreto di una donna innamorata

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Libro-Elena-Grigio-300x179Dopo il buon successo di “L’amica” torna in libreria lo scrittore fiorentino Nicola Ronchi con il suo ultimo romanzo, “Il segreto di Elena”.

di Bruno Izzo

untitledIl lettore non si lasci fuorviare dalla copertina in stile “Grand Guignol”, il romanzo non è semplicemente un thriller “sensu strictu” o una banale storia horror lugubre e angosciante, tutt’altro.

 

Certo, non mancano autentici momenti di pura suspense, pagine in cui l’accorto fluire della narrazione, avvalendosi del sempre valido artificio di evidenziare in corsivo i dialoghi più intriganti, provoca curiosità, attenzione, e fiumi di adrenalina si riversano in circolo invogliando il lettore a scorrere le pagine più in fretta per “…sapere quanto prima che succede, come va a finire…”.

Sono momenti mai fini a se stessi, piuttosto inseriti ad arte nello schema narrativo con logica e razionalità, diciamo subito che non si rinvengono nessun inutile orpello paranormale o una facile fuga nell’inspiegabile o non detto. Ronchi non mente, non bara e non depista: narra con onestà intellettuale, e racconta bene, come ogni buon scrittore dovrebbe fare.

Se proprio occorre catalogarne il genere, operazione sempre assai ardua, allora “Il segreto di Elena” è un thriller psicologico, un romanzo alla Wulf Dorn, per intenderci, e soprattutto i lettori che già conoscono lo scrittore tedesco capiranno perfettamente il riferimento nello specifico. Intendiamoci subito quindi, l’ultima fatica di Ronchi è un buon libro, ma non ha niente a che fare con storie alla “non aprite quella porta”, nessun bagno di sangue o serial killer, gli amanti del genere faranno meglio a dirottare altrove le loro scelte. “Il segreto di Elena”, dirò di più, non è solo un buon romanzo, è soprattutto una bella storia d’amore, per quanto possa apparire strano e per la copertina e anche dopo una rapida scorsa al prologo e alle prime pagine, esso è un romantico, sensibile e quanto mai reale racconto d’amore, l’amore che quando è davvero tale, travalica ogni logica e ogni apprensione, insiste, persiste, si ostina per salvaguardare l’amato bene. A costo di farsi male in prima persona. Ronchi ci offre una intensa, tenera, delicata storia d’amore, intricata e intrigante. Certo, forse può apparire una storia strana, originale, rara per non dire unica, ma non è vero, non è neanche tanto vero. Se solo ci soffermiamo un attimo a considerare quanto sia stressante la nostra esistenza, quanto siano logoranti, nevrotici e schizofrenici, i tempi in cui viviamo, quanto ci costa in termini nervosi la nostra corsa quotidiana, appesantiti da tutti gli inutili ma pesantissimi fardelli per il cui possesso siamo quotidianamente condannati a consumarci, allora ci rendiamo conto che tutta la nostra vita e i nostri affetti risentono di questa incessante usura e neanche l’amore, quello vero, è immune da certe forme di cattiva influenza che ormai tutto avvolge e con cui tutti dobbiamo aver a che a fare.

Inutile nasconderlo, la violenza, specie quella domestica e nell’ambito familiare, e ancora il femminicidio, gli abusi di tutti i generi, fisici e psicologici, gli omicidi per futili motivi, il bullismo, la pirateria stradale, il sesso fine a se stesso, il terrorismo, i soldi facili, la droga, la generale decadenza dei valori della solidarietà e della condivisione, tutto questo riguarda tutti, è un velo di follia neanche tanto velato vicino a tutti noi, nessuno escluso, fa parte del nostro vissuto, ne è intrisa la società moderna, e tutti dobbiamo farne i conti. Perciò la storia di Ronchi non è un caso unico e particolare, è cronaca reale e quotidiana, ciò che racconta accade e può accadere, più spesso di quanto si creda. E’ poi inevitabile che la storia ci commuova o almeno ci coinvolga emotivamente, se l’unico talismano in grado di raddrizzare una situazione nata storta e cresciuta sbilenca è un cristallino sentimento di amore, amore vero, puro, immenso, amore senza fine, amore stile adolescenziale, quell’amore che ti spinge a voler condividere la tua esistenza per sempre con la persona amata. Non a caso la colonna sonora del romanzo è la citata e quanto mai azzeccata “Ti sposerò perché”, vecchio successo degli anni ottanta di Eros Ramazzotti.

Per davvero intendono sposarsi, e presto anche, i protagonisti del romanzo Dario Ferrini ed Elena Coralli: sono una coppia di ragazzi come tanti, già conviventi da un paio d’anni e innamoratissimi a ogni istante di più. Impiegato lui, trentacinque anni, piccolo, pacifico, serioso e paffutello, trentenne restauratrice di quadri lei, bellissima, allegra, solare, propositiva, si incontrano casualmente ad un corso di informatica, e per quanto diversi nel fisico e nello spirito, come spesso succede proprio per questo sono inevitabilmente attratti l’uno dall’altro. Subito è amore a prima vista, un grande amore e un amore grande, stile “a te” di Jovanotti, per intenderci. Vanno ben presto a convivere nella casa di lui, nel suo paesello natale, un tipico paesino della campagna toscana, dove tutti conoscono tutti, un paese quieto, pacifico, sonnacchioso e vitale insieme.

La loro esistenza scorre placidamente, tra il lavoro e gli amici del cuore, la top model Alessia per lei e per lui il cugino Alessandro, maestro di tennis e playboy del paese, e il meccanico Alberto, l’amico d’infanzia, nonché i soliti amici del bar, Picchio e Serra, figure usuali, stereotipi in questo contesto piccolo provinciale. I due giovani si amano, senza dubbio alcuno, seriamente e intensamente: per quanto possano essere diversi e differenti, per vissuto e origine, sono legati inestricabilmente loro malgrado dall’antica alchimia che da sempre regola, con leggi misteriose ed ineffabili, l’andamento del mondo. Né vale a scioglierlo questo legame eventi casuali come l’intimo, esclusivo e assoluto rapporto tra Elena e Alessia, che Dario non ha ancora neanche mai vista e conosciuta, oppure l’evento delittuoso che ha inciso indelebilmente l’animo di Dario adolescente, allorchè i suoi genitori furono barbaramente uccisi in una presunta rapina andata a male. Nemmeno ci riescono le piccole baruffe e gelosie tra amici, in effetti, sia Alessandro sia Alberto sono anche loro intimamente e segretamente innamorati di Elena: difficile non esserlo, trattandosi di una ragazza fuori dal comune, tanto semplice quanto elegante, tanto solare quanto discreta, e più di uno si chiede come possa una ragazza eccezionale, splendida e splendente come lei, così unica e speciale, parecchio sopra le righe, legarsi tanto a ragazzo tanto bravo quanto insignificante come Dario.

Ma tant’è, l’amore come detto è una chimica misteriosa e inspiegabile, ed i due progettano a breve il loro matrimonio e la creazione di una propria famiglia. Sennonché un evento fortuito e disgraziato insieme, apre all’improvviso uno squarcio nella tela di un’esistenza del tutto normale e prevedibile, risucchiando i protagonisti in un vortice che ben presto si rivela un vero e profondo gorgo di un incubo tra i peggiori. Elena si ferisce accidentalmente con un rasoio, Dario si precipita precipitosamente insieme con lei al pronto soccorso, e il banale incidente svela all’improvviso un mondo sconosciuto, inquietante e incredibile a un tempo, racchiudibile in un solo termine: autolesionismo. Sul corpo di Elena la presenza di tagli, antichi e recenti, testimonia il ricorso a una tecnica assurda, infliggere delle ferite al corpo di modo che il dolore fisico occupi il posto di quello mentale. Un segno di grave sofferenza psicologica che ha sempre gravissime e profonde motivazioni, un macabro rituale cui, come dicono i medici prontamente consultati, occorre reagire con sedute di psicoterapia volte a ricordare, riconoscere e rimuovere il disagio, e che comporta anche il ricovero in clinica di Elena e la parziale separazione dei due giovani.

Come ovvio, si tratta di un duro colpo per i due protagonisti, proiettati all’improvviso e brutalmente in una realtà atipica e sconvolgente, che li obbliga a un percorso di recupero del loro vissuto, un’immersione in tutto quanto di sgradevole rimosso coscientemente o meno a fini salvifici dalla propria psiche, e la cui rielaborazione appare indispensabile per la completa guarigione. Questo rivelarsi, questo scoprirsi, questo rielaborare, è un iter doloroso e disperato, e soprattutto Elena non esita a metterlo subito in atto, spinta dall’amore estremo per il suo uomo. Per amore si lotta, si sopporta, ci si sacrifica, ci si ostina a guarire e a guarirsi, e solo una donna sa farlo fino all’estremo. Il segreto di Elena consiste semplicemente nel suo essere una donna veramente innamorata, come solo una donna sa esserlo. E’ un vero e proprio viaggio nei fantasmi del passato, è un aggirarsi nei meandri più bui e lugubri della mente umana, ha sbocchi imprevedibili, macabri e orrorifico, ma è l’amore che trionfa, di là dalle apparenze è sempre l’amore che vince, l’amore rigenera sé stesso, non muore mai. L’amore non muore, cambia ma si ripresenta sempre uguale, magari sotto altre, insospettabili sembianze, l’amore scintilla perchè è un astro di luce propria, non un riflesso sulla lama di un rasoio. Un bel libro, dicevamo, anche ben scritto; può apparire lezioso, con uno stile ricercato, invece è uno stile molto accurato, l’autore ha lavorato di lena, non diremmo di rasoio, ma di cesello, su quanto la sua fantasia gli suggeriva.

Ronchi si rivela un artista eclettico, e sensibile, riversa su carta il proprio bagaglio artistico, non disdegnando però il duro lavoro di riscrittura e rifinitura accurata che in ogni buon scrittore deve necessariamente accompagnarsi al talento: la luce che scintilla sulla lama del rasoio è un’immagine suggestiva che può fungere da pretesto narrativo, ma la luce ci vuole. Nicola Ronchi la luce l’ha, è questo il suo segreto

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