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La sentenza della Corte Costituzionale n. 152 del 2020 ha previsto un aumento delle pensioni di invalidità. La maggiorazione viene però considerata nel calcolo del reddito familiare, portando i disabili che percepiscono anche il reddito di cittadinanza al rischio di una riduzione dell’importo o alla revoca del beneficio. Durante le interrogazioni del 4 maggio 2022 è stato chiesto alla Ministra per le Disabilità un intervento correttivo.

Reddito di cittadinanza e pensione di invalidità, le famiglie che li percepiscono entrambi rischiano di vedersi ridurre o azzerare il sussidio a causa del superamento dei limiti reddituali.

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di Francesco Rodorigo

Il motivo è legato all’aumento delle pensioni di invalidità, previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 152 del 2020. L’incremento viene infatti calcolato nel reddito familiare, mentre la prestazione stessa no, in quanto i trattamenti previsti per i disabili non vengono considerati nell’ISEE.

Sul calcolo del reddito familiare si basa la determinazione dell’importo del reddito di cittadinanza.

Pensione di invalidità e reddito di cittadinanza sono cumulabili tra loro, ma quest’ultimo viene proporzionato in base all’importo della prima. Le persone titolari di entrambi i sostegni, dunque, da una parte si vedono aumentare l’importo della pensione ma dall’altro sono soggette alla riduzione del reddito di cittadinanza.

Una problematica che nel corso delle interrogazioni parlamentari del 4 maggio 2022 è stata posta all’attenzione della Ministra per le Disabilità, Erika Stefani, che ha evidenziato la necessità di garantire delle prestazioni adeguate alle persone con disabilità.

Reddito di cittadinanza ridotto ai disabili dopo l’aumento delle pensioni di invalidità

Nell’interrogazione parlamentare del 4 maggio 2022, è stato chiesto alla Ministra per le Disabilità, Erika Stefani, un pronto intervento legislativo che modifichi la normativa attuale in materia di calcolo del reddito familiare per quanto riguarda il conteggio delle indennità di invalidità e del reddito di cittadinanza.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 152 del 2020 ha disposto l’incremento al milione per le pensioni di invalidità, che prevede l’aumento variabile dell’importo percepito da persone con invalidità civile totale, i ciechi civili assoluti e i sordi.

Con l’aumento delle pensioni di invalidità molte delle famiglie che percepiscono anche il reddito di cittadinanza si sono però viste ridurre l’importo del sussidio.

Questo perché nel calcolo del reddito familiare considerato per determinare l’importo del reddito di cittadinanza, viene incluso l’aumento del trattamento di invalidità.

Questo, in molti casi, porta ad una riduzione del sussidio o addirittura comporta il superamento del limite massimo reddituale per ricevere il sostegno. Una situazione che, di fatto, porta all’annullamento degli effetti positivi della sentenza.

La contraddizione evidenziata alla Camera sta nel fatto che l’incremento al milione incide nel calcolo dell’importo del reddito di cittadinanza, riducendolo o azzerandolo.

A tal proposito si evidenzia che il Consiglio di Stato ha stabilito che i trattamenti percepiti dalle persone con disabilità non debbano essere calcolati ai fini dell’ISEE, una delibera che è stata recepita dalla legge n. 89 del 2016.

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, l’INPS, nel messaggio n. 548 del 2022, sostiene tuttavia che nel calcolo del reddito familiare debbano essere inseriti i dati relativi a specifici sussidi erogati al nucleo familiare, tra cui per l’appunto l’aumento delle pensioni di invalidità.

La richiesta avanzata nel corso delle interrogazioni alla Camera è quindi di non includere nel calcolo per la percezione del reddito di cittadinanza le somme derivanti dall’aumento dei trattamenti di invalidità, con l’obiettivo di garantire alle famiglie che lo necessitano di continuare a beneficiare di entrambe le misure senza riduzioni.

Reddito di cittadinanza: non si può cumulare mantenendo invariato l’importo

Ai fini del calcolo ISEE, la normativa vigente prevede che non vengano considerati i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari riconosciuti in caso di disabilità.

Come evidenziato dalla Ministra per le Disabilità, il calcolo del reddito di cittadinanza è invece basato sul reddito familiare, parametro che può anche non coincidere con quello risultante dall’ISEE, come specificato al comma 6 dell’art. 2 del decreto legge n. 4/2019 che disciplina il sussidio:

Ai soli fini del reddito di cittadinanza, il reddito familiare è determinato al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’ISEE ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi.

È stata quindi la legge che disciplina il reddito di cittadinanza a stabilire l’impossibilità di cumulare il sussidio con le altre tipologie di trattamenti assistenziali mantenendo invariato l’importo. Un aspetto controverso, e sul quale non si escludono correttivi.

L’obiettivo primario, conclude la Ministra, resta comunque quello di garantire trattamenti adeguati a tutte le persone con disabilità, e collegato al DEF è previsto un apposito disegno di legge per recepire le indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 152 del 2020 e superare le numerose criticità che caratterizzano la prestazione.

 

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