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ROMA – Si chiude una vicenda che aveva innescato molta preoccupazione tra i disabili non gravi che rischiavano di perdere l’assegno di invalidità se impegnati in attività lavorativa, fosse anche solo un lavoretto.

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di Valentina Conte – La Repubblica

Un emendamento a prima firma del senatore pd Antonio Misiani e un altro simile della senatrice ed ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S) – ma tutti i partiti ne avevano presentato uno al decreto fisco-lavoro collegato alla manovra – sanano il vulnus normativo e ridona speranza a quanti contano anche su queste piccole entrate e sulla socialità innescata dall’impegno lavorativo.

“Ora possiamo finalmente risolvere il problema che aveva portato ad una stretta sui beneficiari dell’assegno di invalidità, lasciando nell’incertezza più totale tantissime famiglie”, dice Misiani. Due sentenze della Corte di Cassazione avevano portato l’Inps a sospendere a partire dal 14 ottobre scorso l’erogazione dell’assegno d’invalidità a migliaia e migliaia di disabili con redditi da lavoro, limitandolo solamente a chi è in uno stato di inoccupazione.

“L’emendamento approvato specifica che il requisito della inattività lavorativa previsto dall’articolo 13 della legge 118 del 1971 si intende soddisfatto qualora l’invalido parziale svolga una attività lavorativa il cui reddito risulti inferiore al limite di cui all’articolo 14 septies del decreto legge 663 del 1979”, spiega Misiani.

E cioè fino al tetto di reddito minimo personale pari a 4.931 euro all’anno.

 

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