Il senato prova a riconoscere la Lingua dei sordo-muti. I Ddl sulla Lis

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(Public Policy) – Roma, 30 dic – Riconoscere la lingua italiana dei segni (lis) come lingua non territoriale propria della comunità dei sordi, in ragione della sua specifica morfologia, sintattica e lessicale.

segnicomeparoleE stabilire che possa essere utilizzata in giudizio e nei rapporti dei cittadini con le pubbliche amministrazioni. Sono questi alcuni dei capisaldi di due disegni di legge al Senato sul riconoscimento della lingua italiana dei segni a prima firma di Antonio De Poli (Ap) e Nicoletta Favero (Pd) all’esame in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama. I ddl sono stati uniti insieme ad altre proposte sulla materia, a prima firma di Pietro Aiello (Ap), Giorgio Pagliari (Pd) e Nunziante Consiglio (Lega). IL DDL DE POLI Come ha spiegato alla commissione il relatore sui provvedimenti, Francesco Russo (Pd), la proposta di De Poli prevede (all’articolo 3) l’adozione di uno o più regolamenti governativi di attuazione della nuova normativa prevista dalla legge.

Nel testo dell’esponente dell’Udc si garantisce l’insegnamento della lis alle elementari e alle medie, per consentire ai bambini sordi un pieno sviluppo cognitivo nell’ambito della propria comunità,che includa persone sorde e udenti, e un pieno accesso all’istruzione, alla cultura e all’inserimento lavorativo e sociale. Garantendo, tra l’altro, l’utilizzo dell’interprete della lis nelle scuole superiori e nelle università. LA PROPOSTA FAVERO Anche nella proposta di Favero si prevedono regolamenti dell’esecutivo che diano attuazione alla legge e si ripropone, come ha ricordato Russo, un testo “esaminato dalla Camera la scorsa legislatura”. In sintesi, si prevede che gli interventi diagnostici precoci per tutti i bambini nati o divenuti sordi o sordociechi, ai fini dei necessari interventi protesici o logopedici, siano inseriti tra i livelli essenziali delle prestazioni (previsti dall’articolo 117 della Costituzione) e si promuove la ricerca scientifica e tecnologica per favorire un impiego sempre più diffuso delle tecnologie visive e acustiche.

Inoltre, i regolamenti del governo “determinano le modalità di utilizzo della lis in ambito scolastico e universitario” e “promuovono, nel rispetto dell’autonomia universitaria, sia nell’ambito dei corsi di laurea sia nella formazione post lauream, l’insegnamento, e l’uso da parte degli studenti, della lis e delle altre tecniche, anche informatiche, idonee a favorire la comunicazione delle persone sorde e sordocieche”. Dovrà anche essere favorita, si legge nel ddl, “la rimozione di ogni barriera che limiti la partecipazione delle persone sorde e sordocieche alla vita collettiva”. LE ALTRE PROPOSTE: PAGLIARI, CONSIGLIO E AIELLO Come ha sostenuto il relatore “anche i disegni di legge aprima firma di Pagliari (Pd), Consiglio (Lega), e Aiello, sono volti a favorire la partecipazione delle persone con disabilità uditiva alla vita collettiva, garantendo la diffusione e l’utilizzo della lingua dei segni e di tutti gli altri strumenti di accesso alla comunicazione”. In particolare, i disegni di legge di Pagliari e Consiglio, “oltre a sostenere la prevenzione e la cura della sordità, riconoscono e tutelano la lis e la lingua dei segni tattile, promuovendo anche l’insegnamento della lingua italiana parlata e scritta, l’oralismo e il bilinguismo (lingua italiana parlata/lis)”.

Tutti e tre i disegni di legge, poi, recano una disciplina su libertà di scelta e non discriminazione, in merito alle modalità di comunicazione delle persone disabili e delle loro famiglie, ai percorsi educativi e agli ausili utilizzati per il raggiungimento della piena integrazione sociale. E, in ambito scolastico, intendono garantire la prestazione di tutti i servizi a sostegno degli alunni sordi, nonché l’accessibilità all’istruzione universitaria e post-universitaria. Previste anche specifiche misure di garanzia delle pari opportunità. Infine, con la realizzazione di servizi di interpretariato nella lis e di sottotitolazione, è assicurata la piena accessibilità del patrimonio artistico e culturale italiano, la fruizione di eventi culturali e ricreativi e la pratica sportiva (art. 9), l’uso dei mezzi pubblici di trasporto (art. 10) e la partecipazione politica (art. 11). (Public Policy) @PPolicy_News

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