Pensioni invalidità 2020, ultime ANMIC: l’aumento non basta, servono correttivi

0
329 Numero visite

Il 2020 é stato un anno importante per le pensioni di invalidità, tant’é che vi é stata una sentenza storica la 152/2020 che ha permesso l’aumento dell’assegno per gli invalidi civili totali e per gli inabili al lavoro, ma per i disabili e le associazioni di categoria quanto fatto non può considerarsi la ‘panacea’.

Anzi nel 2021 l’obiettivo é quello di puntare ai correttivi, in quanto non é corretto, dicono in primis gli invalidi rimasti fuori dall’aumento, che i disabili parziali, nel range 74-99% non abbiamo ottenuto nulla pur avendo grosse difficoltà di inserimento nel mondo lavorativo e dunque grosse difficoltà per arrivare ‘alla fine del mese’, così come non é stato corretto, a detta degli invalidi totali esclusi, porre dei limiti reddituali così stringentiQuali correttivi dovrebbero essere apportati, quali le rimostranze dei nostri lettori? In seguito riporteremo anche il discorso di fine anno di Nazaro Pagano, Presidente di ANMIC, che annuncia gli scopi dell’Associazione per il 2021 al fine di aumentare la tutela ed il benessere degli invalidi, noi abbiamo trascritto solo la parte relativa all’argomento specifico, voi potete riascoltare l’intero discorso nel video allegato al fondo dell’articolo.

Pensioni di invalidità 2020, quali i correttivi più urgenti?

Chiedono correttivi al Governo quanti coniugati hanno visto negarsi l’aumento a 651,50 della pensione di invalidità in quanto il coniuge lavorando ha contribuito a far superare il limite reddituale di 14.447 euro considerato il massimo possibile per ottenere l’incremento. L’invalidità dicono in molti, non é forse personale? Cosa c’entra il paletto riguardante il limite reddituale coniugale?

Inoltre l’ANMIC stessa, nel suo discorso di fine anno, ha fatto notare che anche il reddito personale per poter accedere é eccessivamente basso, rispetto a quello che permette, invece, dall’origine di ricevere la prestazione, perché tale decisione? Inevitabillmente molti invalidi, anche quelli totali, sono rimasti ‘dai vetri’ e nulla hanno ottenuto. Ricordiamo infatti che per avere diritto alla prestazione non sono cambiati i limiti di reddito previsti nel 2020 e anche per il 2021 restano: il limite di reddito annuo personale per gli invalidi totali, ciechi civili e sordi é di 16.982,49 euro, mentre per gli invalidi parziali minori il limite di reddito annuo personale é 4.931,29. Chi rispetta questi limiti ha diritto alla pensione per invalidi e sordi pari a 287.09, per i ciechi parziali 213.08, per i ciechi totali 310.48. Mentre l’accompagnamento é fissato a 522.10 euro, nessun limite di reddito. Per gli invalidi minorenni resta valida l’indennità di frequenza 287,09 euro con limite di reddito pari a 4.926,35. Mentre fa notare Nazario Pagano ora i limiti reddituali sono scesi praticamente alla metà, un paletto che va assolutamente eliminato e che deve essere riconsiderato nel nuovo anno, affinché l’incremento, reso possibile dalla ratio corretta della sentenza 152/2020, abbia un senso per tutti gli invalidi ad oggi esclusi. Le sue parole:

Pensioni di invalidità 2020, presidente ANMIC: aumentare la soglia reddituale e includere anche i disabili tra il 74-99%
Così Pagano nell’augurare un sereno 2021 a tutti i diabili esplicita gli obiettivi per il nuovo anno: “I temi sono molti non ultimo il nostro cavallo di battaglia una rivisitazione complessiva sia per le procedure per accertamento invalidità civile, della disabilità, legge 68/99, legge 104 , una rivisitazione complessiva deve e dovrà essere il Trattamento economico che dovrà essere erogato.

Le persone con disabilità parziale quelle che vanno dal 74 al 99% non hanno avuto nessun riconoscimento , coloro che hanno invalidità totale che hanno avuto un’integrazione naturalmente dovrà essere rivista non la sentenza, perché la sentenza ha una sua ratio e logica,ma dovrà essere rivisto il diritto ad avere la pensione per gli invalidi totali adeguata ai 651 euro al mese, mi riferisco ai limiti reddituali che con la sentenza sono stati riconosciuti verso il basso, e non verso i limiti che oggi per legge sono previsti per avere la pensione stessa, quindi per gli invalidi parziali e totali dovranno essere messi in campo giusti e opportuni correttivi perché queste persone possano beneficiare di un trattamento economico che al momento definire indegno , permettetemi di dire, é un eufemismo“.

 

Newsletter