Riforma pensioni: lavoratori precoci chi? Il governo dimentica quota41

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Notizie riforma pensioni ad oggi giovedì 28 aprile: tutto sui lavoratori precoci, governo e quota 41

Chiara L  Esperto di Tv e Gossip

riforma-pensioni-news-28-aprile_690223Dopo ieri la riforma pensioni è più vicina, già entro il 2016 dovrebbero andare in porto le tre proposte di flessibilità in uscita presentate da Tommaso Nannicini in un’intervista al Messaggero. Resta però un problema fondamentale: dei lavoratori precoci e di quota 41 non c’è traccia. Punto e a capo. Ancora una volta. Che la categoria di lavoratori che hanno maturato i primi contributi quando ancora non avevano compiuto vent’anni fosse considerata l’ultima ruota del carro lo si era ampiamente intuito nel corso degli ultimi mesi, ma che venisse ulteriormente mortificata in occasione della presentazione possiamo dire ufficiale da parte del governo della proposta della flessibilità, che prevede 3 distinte fasce di lavoratori (e non) era difficile immaginarlo.

Le proteste dei precoci continuano ad imperversare per tutto lo Stivale e fin qui nessuna delle tante manifestazioni a cui la categoria ha preso parte è riuscita a smuovere la coscienza dei politici.

Lavoratori precoci dimenticati dal governo

Il nostro titolo ‘Lavoratori precoci chi?’ può risultare leggermente ironico ma rappresenta al meglio lo stato d’animo di migliaia di persone che si sentono prese in giro dal governo. Le ultime notizie sulla riforma pensioni non restituiscono alcuna fiducia, alcuna speranza a tutta quella classe di lavoratori che si augurava come il 2016 fosse la conclusione di un cerchio, apertosi nel 2011, un cerchio di fuoco, un cerchio dove sono caduti dentro migliaia e migliaia di precoci, insieme ad esodati e quant’altro, con la Fornero da una parte e Monti dall’altra, intenti a guardare lavoratori e non cadere nella rete dell’attuale legge pensionistica, legata all’aspettativa di vita, che porterà i lavoratori precoci a lavorare fino a 45 anni di contributi prima di poter accedere alla pensione, sempre che la situazione non cambi nel giro di breve termine, anche se, dopo ieri, siamo meno ottimisti di quanto non eravamo fino a qualche settimana fa. Non è utopia che la riforma pensioni del governo Renzi possa rappresentare l’ennesima beffa per i precoci, che continuano ad affidarsi a Cesare Damiano nonostante tutto, nonostante le mille parole rimaste inascoltate da un esecutivo che sembra essere sordo di fronte alle richieste di aiuto, di giustizia, di equità, perché forse soltanto in Italia si registra una situazione dove dei lavoratori possono andare in pensione anticipata con 35 anni di contributi (e 62 anni di età, la cosiddetta quota 97), altri invece devono lavorare 10 anni in più per poter acquisire i requisiti per l’assegno pensionistico.

La quota 41 di Cesare Damiano si farà mai?

Trascorrono i giorni e sembra sempre più improbabile che la quota 41 di Cesare Damiano possa rientrare nella riforma pensioni 2016 che a questo punto è ad un passo, dopo le proposte presentate dal sottosegretario di Palazzo Chigi. Ciò potrebbe rivelarsi un clamoroso boomerang per il Partito democratico alle prossime elezioni amministrative, anche se i lavoratori precoci non rappresentano forse un esercito tale da poter mettere in difficoltà l’attuale partito di maggioranza alle elezioni che si terranno a giugno in molti comuni italiani, tra cui Milano, Napoli e Roma. E così la proposta contenuta nel disegno di legge numero 857 di Damiano rischia di restare un mero esercizio tecnico di una politica che fatica enormemente a rispondere alle domande dei cittadini, di quelli che hanno servito lo stato per oltre 40 anni e che si ritrovano con un pugno di mosche in mano.

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