Una perizia per la 31enne non udente accusata di aver ucciso il figlio

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BENEVENTO – Una perizia che ne valuti la compatibilità tra le sue condizioni e la detenzione in carcere. L’ha affidata questa mattina il gip Vincenzo Landolfi, su richiesta della difesa, allo psichiatra Pierluigi Vergineo, che avrà dieci giorni a disposizione per valutare lo stato in cui versa Loredana Morelli – è assistita dagli avvocati Matteo De Longis e Michele Maselli, che hanno nominato il dottore Enrico Maria Troisi -, la 31enne di Campolattaro, sordomuta, arrestata dai carabinieri il 16 settembre dello scorso anno.

Per lei l’accusa di aver ucciso il figlio di 4 mesi: si chiamava Diego, lo avrebbe gettato in una scarpata profonda alcuni metri lungo la statale 372, poi lo avrebbe colpito al volto con un pezzo di legno. Un dramma terribile al centro di una indagine del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro, rispetto al quale la donna, oggi in Tribunale, aveva scelto di non rispondere quando si era trovata al cospetto del Gip.

Nei colloqui con i suoi legali avrebbe però ripercorso quei momenti, raccontando che la sua intenzione era quella di farla finita, di essersi allontanata in auto con il bimbo dall’abitazione di Quadrelle perchè logorata dal rapporto con il suo convivente – è rappresentato dall’avvocato Antonio Zobel -, anch’egli sordomuto, e dai presunti maltrattamenti che lui le avrebbe riservato.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, aveva guidato una Opel Corsa per una quarantina di chilometri, fino a Solopaca, dove, dopo un impatto iniziale contro una barriera lungo il senso di marcia, avrebbe invaso la carreggiata, schiantandosi sul lato opposto. Poi il tragico gesto.

Ora la perizia, che sarà fondamentale per stabilire se la 31enne debba restare a Capodimonte o se per lei debba essere disposta una misura diversa, come sostiene la difesa anche in relazione all’assenza di esigenze cautelari, ritetenendo insussistente il pericolo di reiterazione del reato.

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