La Fondazione Don Gnocchi in Ucraina a fianco dei bambini disabili

a Casa della Misericordia di Chortkiv, città situata nella parte sud-occidentale dell’Ucraina, fra Leopoli e la Moldavia

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Una operatrice e un bambino alla Casa della Misericordia di Chortkiv Foto: Fondazione Don Gnocchi
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“Cari amici, le sirene continuano notte e giorno, gli aerei ci sorvolano e abbiamo udito gli echi delle esplosioni a Terebovlja, una località non distante da noi.

di Simone Baroncia

Ora sono diventate 166 le persone sfollate che abbiamo accolto all’interno della Casa della Misericordia, di cui 55 bambini. Nella cucina lavorano in molti, è un impegno gravoso garantire un pasto a 166 persone ogni giorno, ma nessuno del nostro staff si è tirato indietro e ci aiutano per fortuna anche tanti volontari. Poi abbiamo allestito anche i piani superiori per accogliere in modo dignitoso sia persone adulte invalide, molte delle quali non autosufficienti, sia bambini con le loro madri. I bisogni sono sempre tanti, sono arrivati da poco anche tre bambini da Kiev con disturbi dello spettro autistico”.

Partendo dall’appello di Tetyana Dubyna, presidente del Centro di accoglienza per bambini disabili ‘Casa della Misericordia’ di Chortkiv, sostenuta dal 2018 dalla ‘Fondazione Don Gnocchi’ con progetti di solidarietà internazionale, che accoglie un centinaio di minori con disabilità prevalentemente intellettiva, sia in forma residenziale sia in trattamento ambulatoriale diurno, abbiamo chiesto ad Emanuele Brambilla, responsabile dell’ufficio stampa della ‘Fondazione Don Gnocchi’, di raccontarci la situazione in Ucraina: “La ‘Fondazione Don Gnocchi’ sostiene la Casa della Misericordia di Chortkiv, città situata nella parte sud-occidentale dell’Ucraina, fra Leopoli e la Moldavia. Si tratta di un Centro di accoglienza per bambini minori con disabilità, realizzato su iniziativa del vescovo e di proprietà della diocesi locale. Buona parte degli ospiti e delle madri sono stati evacuati per precauzione, in Italia, Polonia e in altri Stati, dove ora sono assistiti e accuditi da famiglie che si sono prese cura di loro. La Casa ora accoglie oltre un centinaio di sfollati che fuggono da zone del Paese investite dalla guerra: sono mamme con bambini, donne incinte, anziani, invalidi in carrozzina, feriti… ‘Con l’aiuto del vescovo di prendiamo cura di tutte queste persone, spiega Tetyana, la responsabile della Casa. D’altra parte, come potremmo dire di no? Come potremmo non accoglierli? Hanno perso tutto. Non riesco a spiegare cosa provo quando arrivano queste persone bisognose, in particolare i bambini piccoli. Non so cosa dire loro, se non offrire un tetto, un letto, cibo. Conservo le lacrime nel mio cuore. Grazie infinite per il vostro aiuto, che ci permetterà di provvedere anche a loro. Speriamo e preghiamo perché questa strage di innocenti finisca presto’”.

Da quanto tempo la fondazione è in Ucraina? 

“Nel 2018 la Fondazione Don Gnocchi ha avviato un progetto di collaborazione con la ‘Casa della Misericordia’, volto all’accompagnamento a 360 gradi del centro, dal punto di vista gestionale, per migliorarne la gestione organizzativa e amministrativa, e per la formazione professionale del personale”.

Perché avete aperto la ‘Casa della Misericordia’? 

“La Fondazione Don Gnocchi è riconosciuta Organizzazione Non Governativa e promuove progetti di solidarietà in alcuni Paesi in quasi tutti i continenti. In Ucraina la guerra è andata a innestarsi su una situazione già difficile, visto che il Paese stava attraversando un periodo di grave e perdurante crisi economica, legata a varie ragioni, non ultime quelle derivanti dall’emergenza Covid. La ‘Casa della Misericordia’ di Chortkiv non solo rappresenta l’unica struttura nella regione di Ternopil per la presa in carico della disabilità in età evolutiva, ma fino allo scoppio della guerra è stata anche un fondamentale punto di riferimento per una comunità piagata da alcolismo, violenza familiare, povertà estrema. Nel circondario si segnala oltretutto un alto numero di patologie congenite, dovute in parte ancora al disastro nucleare di Chernobyl e probabilmente anche alla diffusa sindrome feto-alcolica. L’impegno della Fondazione Don Gnocchi si è inserito in questo contesto, sostenendo la presa in carico di minori che soffrono di patologie quali rachitismo, disturbi dello spettro autistico, sindrome di Down, paralisi cerebrali infantili, ritardi nello sviluppo psico-fisico e disabilità mentale”.

In quale maniera essere ‘accanto alla vita, sempre’? 

“L’appello del beato don Gnocchi, che ancora oggi guida tutte le attività della sua Opera, è valido ancora oggi e a tutte le latitudini. Internazionale per vocazione, negli ultimi anni la Fondazione Don Gnocchi ha esteso il proprio campo d’azione anche oltre i confini nazionali, nel contesto di iniziative pubbliche e private, in particolare nei territori dove i bisogni di salute sono più intensi e meno tutelati. La Fondazione mette al servizio delle popolazioni più svantaggiate le proprie conoscenze, competenze ed esperienze, operando per promuovere la riabilitazione secondo tre direttrici principali: il miglioramento delle condizioni sanitarie della popolazione, in particolare dei bambini; maggiore dignità e qualità di vita per le persone con disabilità; formazione del personale locale”.

‘Bambini di Russia, dell’Ucraina, delle steppe del Don e della Russia Bianca. Paffuti e incuriositi da prima dietro i vetri delle isbe a osservare senza paura il fiume delle macchine da guerra e degli armati che marciavano tronfi e vittoriosi verso l’annientamento della Russia; rassegnati e assenti poi a spingere il carrettino delle masserizie, nelle lunghe e mute teorie di profughi che bordavano le strade delle retrovie rombanti di motori e di armi, sotto l’incubo degli aerei saettanti nel cielo’. Don Gnocchi nella seconda guerra mondiale è stato nel fronte orientale ed ha scritto ‘Cristo con gli alpini’: quale è la sua attualità? 

“Il cammino dell’Opera di don Carlo ha sempre avuto la centralità della persona umana come fine di ogni intervento; la presa in carico delle diverse forme di sofferenza come vocazione; il potenziamento di tutte le ‘capacità di vita’ come sfida perenne; l’intuizione corretta della scienza e l’uso sistematico della tecnologia come metodo ormai consolidato. Un procedere con ‘gli occhi del cuore’ sempre attenti a scrutare i mutamenti della realtà, per cogliere le occasioni di bene e seminare consolazione e speranza. E’ nella ricerca del volto di Cristo, impresso nel volto di ogni uomo, soprattutto se debole e fragile, che don Carlo ha consumato la sua vita, insegnando che il dolore può essere tramutato in un misterioso ‘capitale’ da spendere per la salvezza di tutti. In Italia e nel mondo”.

 

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