>Nelle scuole italiane 300 mila alunni con disabilità

Il report dell’Istat “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità”, relativo all’anno scolastico 2020-2021. Gli alunni con disabilità sono 4 mila in più rispetto all’anno precedente, vale a dire il 3,6% degli iscritti. Scendono al 2,3% gli esclusi dalla didattica a distanza, contro il 23% dell’anno precedente. Buona la risposta della scuola alla domanda di dispositivi informatici

0
12 Numero visite
PUBBLICITA

Nell’anno scolastico 2020-2021 sono in aumento gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (+4 mila, il 3,6% degli iscritti). Migliora la partecipazione alla didattica: scendono al 2,3% gli esclusi dalla didattica a distanza (DAD), contro il 23% dell’anno precedente.

PUBBLICITA

Redazione Difesa Popolo

Nei periodi in cui se ne è fatto ricorso molti hanno partecipato in presenza con altri compagni (38%). Soddisfatto il 98% delle richieste di dispositivi per seguire le lezioni a distanza. Continua a crescere il numero di insegnanti per il sostegno – con un rapporto alunno-insegnante migliore di quello previsto dalla legge – ma uno su tre non ha una formazione specifica e il 20% viene assegnato in ritardo. Sono alcuni dei dati inseriti nel report dell’Istat “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità”.

Sono 300 mila gli alunni con disabilità. Il problema della didattica a distanza

Nell’anno scolastico 2020/2021 sono più di 300 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (pari al 3,6% degli iscritti) (fonte Miur), circa 4 mila in più rispetto all’anno precedente (+2%). “Questa dinamica è il risultato della maggiore attenzione nel diagnosticare e certificare la condizione di disabilità tra i giovani, dell’aumento della domanda di assistenza da parte delle famiglie e della crescente sensibilità del sistema di istruzione ordinaria verso il tema dell’inclusione scolastica – afferma l’Istat -. Il protrarsi della didattica a distanza (DAD), resa necessaria dall’emergenza pandemica, ha reso più complesso il processo d’inclusione scolastica, ostacolando l’interazione tra i coetanei e limitando la partecipazione alla didattica. Tuttavia, rispetto all’anno precedente, si registra un apprezzabile aumento dei livelli di partecipazione, anche grazie a una più adeguata organizzazione delle scuole”.
Per l’anno scolastico 2020-21, la modalità di svolgimento della didattica a distanza è stata definita in modo più chiaro e dettagliato dal Piano scolastico per la Didattica Digitale Integrata (DDI), che ha previsto anche diverse modalità di partecipazione per gli alunni con disabilità, tra le quali la possibilità di proseguire in presenza durante i periodi di attivazione della DAD. Inoltre, a differenza dell’anno scolastico 2019/2020, in cui a partire dal mese di marzo tutte le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse simultaneamente sull’intero territorio nazionale, nell’ anno scolastico 2020-2021, come disposto dai DPCM emanati da ottobre 2020 e da alcune ordinanze regionali, l’attività didattica ha previsto l’alternarsi di periodi di lezione in presenza con periodi a distanza, differenziati tra territori e ordini scolastici in base al quadro pandemico del momento. “Le diverse disposizioni hanno generato un panorama di prestazioni molto eterogeneo – sottolinea l’Istat -, con una maggiore attività in presenza nelle scuole del primo ciclo e un più ampio ricorso alla DAD nelle scuole del Sud Italia dove le restrizioni sono state maggiori”.
Secondo il report, la riduzione dei periodi di sospensione, insieme ad una migliore organizzazione da parte delle scuole, hanno determinato un aumento considerevole dei livelli di partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza, con una quota di esclusi che si attesta al 2,3% rispetto al 23% registrato nell’anno precedente. Quota che sale al 3,3% nelle scuole del Mezzogiorno, con punte del 4% in Calabria e in Campania.
I motivi principali che hanno limitato la partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza non variano rispetto allo scorso anno, tra i più frequenti sono da segnalare: la gravità della patologia (26%), il disagio socio-economico, la difficoltà organizzativa della famiglia (entrambi al 14%) e la mancanza di strumenti tecnologici adeguati (11%). Per una quota meno consistente di ragazzi il motivo dell’esclusione è dovuto alla difficoltà nell’adattare il Piano Educativo per l’Inclusione (PEI) alla didattica a distanza (6%) e alla mancanza di ausili didattici specifici (2%).

Migliore l’organizzazione della didattica a distanza. Per gli alunni con disabilità le modalità di partecipazione all’attività didattica a distanza sono state diverse: la quota più consistente, il 41%, ha preso parte alla DAD al pari degli altri, ovvero con lezioni a distanza in collegamento con tutti i docenti (curricolari e per il sostegno) e insieme all’intero gruppo classe; per il 38% di alunni la scuola ha invece organizzato percorsi personalizzati con il coinvolgimento dei coetanei, al fine di evitare l’isolamento dal gruppo dei pari. Per questi studenti, nei periodi in cui la classe ha seguito le lezioni a distanza, la didattica si è svolta sempre in presenza con l’insegnante per il sostegno e con un gruppo ristretto di compagni anch’essi in presenza (25%) o collegati da remoto (13%). Per la quota residua non si è riusciti a garantire l’interazione con i coetanei: alla percentuale di alunni completamente esclusi dalle attività didattiche svolte a distanza (2%) si aggiunge infatti un 19% di studenti con disabilità che ha fatto lezione con il solo insegnante per il sostegno, senza il coinvolgimento dei compagni e degli altri docenti.

Buona la risposta della scuola alla domanda di dispositivi informatici

“L’attivazione della didattica a distanza ha richiesto un grosso sforzo da parte della scuola che ha dovuto far fronte alla carenza di dispositivi informatici nelle abitazioni degli studenti”, sottolinea l’Istat. Nell’anno scolastico 2020- 2021 a fare richiesta di questi strumenti sono circa il 17% degli alunni con disabilità, contro il 7% del resto degli iscritti. La domanda maggiore proviene dalla scuola secondaria di secondo grado (20%) mentre diminuisce nella primaria (13%) dove l’attivazione della DAD è stata meno frequente. Notevoli anche le variazioni territoriali, la quota di richieste aumenta sensibilmente nelle regioni del Mezzogiorno, raggiungendo i livelli più alti in Basilicata e in Calabria dove si registrano percentuali molto sopra la media nazionale (rispettivamente 25 e 32%). “Nella quasi totalità dei casi la scuola è riuscita a sopperire a tale carenza fornendo la strumentazione richiesta al 98% dei richiedenti, quota piuttosto stabile sul territorio”.

Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)
PUBBLICITA
Notizia