La vita coraggiosa di Malagoli diventa un film

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L’amputazione della gamba destra non lo ha fermato. È Il primo e unico italiano a concludere i mitici 42 chilometri e 195 metri di New York con la protesi.

Cinquantamila passi. Tanti ne occorrono per completare una maratona. Lui ha compiuto l’impresa con una protesi. Il primo e unico italiano a farlo nei mitici 42 chilometri e 195 metri di New York.

L’impresa è diventata un film e un libro “Continua a correre”, dedicati alla storia di Emiliano Malagoli, montecarlese, pilota di motociclismo paralimpico e fondatore della Onlus Di.Di. Diversamente Disabili. Nel 2011, a seguito di un grave incidente stradale, subisce l’amputazione della gamba destra, mentre quella sinistra rimane seriamente compromessa. Malgrado ciò, con una forza di volontà infinita, dopo soli 400 giorni dall’incidente, ritorna in pista al Mugello a gareggiare in moto. Successivamente fonda la Onlus Di.Di.Diversamente Disabili e rimette in sella più di 350 giovani con vari problemi di amputazioni, organizza le prima gare al mondo di motociclismo paralimpico che approdano presto nella MotoGp e nella World Superbike.

 

Le vetrine più belle, perché seguite da milioni di telespettatori in televisione e da centinaia di migliaia dal vivo. Almeno prima di Covid. Piloti e campioni come lo stesso Valentino Rossi si appassionano a questi ragazzi. Nel 2019 la sua ultima sfida: partecipa alla Maratona di New York, 42 km e 195 metri, che corrispondono a circa 50mila passi. Mesi di duro allenamento, la vigilia, l’attesa, la paura di non farcela. Tutto riassunto in un libro-confessione che racconta una incredibile storia vera di riscatto: il percorso di rinascita di uno sportivo che con il proprio esempio ha dimostrato come la disabilità possa essere una nuova opportunità. Da qui la pellicola di Michelangelo Gratton, il regista del docufilm presentato da Savino Zaba, conduttore televisivo e radiofonico per la RaiI. Era presente anche Annalisa Minetti la quale ha commentato: “Io ed Emiliano abbiamo scelto di lottare ogni giorno affinché la gente si possa abituare a concepire la disabilità come risorsa e non come limite, siamo specialmente abili”.

E lui, Malagoli, come ha commentato? “50mila passi è una metafora di vita: sono i passi da fare che ci troviamo di fronte ogni volta che ci poniamo un obiettivo. Per arrivare a 50mila dobbiamo farli tutti, passo dopo passo, senza saltarne neanche uno. Specie quelli più dolorosi. Ma sono proprio i traguardi più impegnativi che una volta raggiunti ci danno la maggior soddisfazione”.

Massimo Stefanini

 

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