“Mamma, mia sorella non è sorda: ha un problema di udito”

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Michele, 13 anni, non vuole che si dica che sua sorella Francesca è sorda: al massimo, che ha un problema di udito. Carmine, il papà, poco dopo la diagnosi non riusciva a fare uscire sua figlia con le protesi. Adriana Veliz, la mamma, originaria del Venezuela, in tutto questo ha dovuto fare la parte della persona forte. Quando invece, anche per lei, la sordità bilaterale profonda della figlia, che compirà due anni alla fine del mese, “è stata esattamente come un lutto”.

 

foto-34-340x328Adriana, 41 anni, operaia come il marito, vive a Massa Lombarda con la famiglia. Che ha trovato conforto nell’associazione “L’Orecchio Magico” di cui Romagna Mamma sta raccogliendo le storie, come quella emozionante di Neva e della figlia Romina. In quel caso, a causare la sordità della piccola è stato probabilmente il citomegalovirus contratto dalla mamma in gravidanza. Nel caso di Adriana, invece, nulla di tutto questo: “Ho avuto una gravidanza regolare e i test hanno escluso cause genetiche. Una spiegazione non l’avremo mai e forse non sarebbe nemmeno d’aiuto. La cosa più difficile è stata ed è ancora elaborare il dolore e accettare il problema d Francesca”.

Una bimba vispa e allegra che difficilmente viene associata alla sordità: “Quando lo racconto, tutti rimangono di sale. Mia madre, che ha insegnato per quarant’anni alle elementari, all’inizio mi diceva che i bimbi sordi che aveva visto lei erano come persi. Mia figlia no, anche da neonata era molto attiva e vigile, cosa che aveva tranquillizzato pure la pediatra“. Ed è stata proprio lei, la pediatra, a comunicare la diagnosi definitiva alla famiglia di Francesca: “Durante i controlli a Imola, dove ho partorito, i medici e gli audiometristi erano sempre stati un po’ vaghi. Mi sono sentita trattata diversamente solo perché straniera, come se non fossi capace di capire. Ricorderò a vita lo sguardo della pediatra e il suo ‘mi dispiace’ quando ha dovuto dirmi la verità”.

All’età di 14 mesi, però, la svolta è arrivata con l’intervento per l’installazione dell’impianto cocleare a Ferrara: “Un’operazione tutto sommato più semplice del previsto, con una convalescenza veloce e dalla quale Francesca si è ripresa bene. Ho ancora in testa l’immagine di mia figlia che, una volta sveglia, con la testa completamente fasciata, beveva tè e mangiava crackers sul letto dell’ospedale”. Chiaro che, per avere i primi effetti, ci sono voluti altri mesi: “Non è da molto che Francesca, effettivamente, ci sente. Io faccio le mie prove tutti i giorni: provo a chiamarla, le dico di fare una cosa mentre è voltata, di modo che non mi legga il labiale, e lei la fa. Ancora, da sola, non cammina alla perfezione: le orecchie sono legate all’equilibrio. Ma sono contenta di come, in questi mesi, sia cambiata, di come sia ancora più partecipe di prima alle cose. Comincia anche a pronunciare le prime paroline, aiutata anche dalle tre sedute settimanali di logopedia”.

Michele, il fratello maggiore, è forse quello che, in famiglia, ne ha risentito di più: “Prima di questa intervista, mi ha detto di raccontarvi che ha fatto tanta fatica ad affrontare il problema di Francesca. E in effetti è così. Siamo dovuti tutti passare dalla fase ‘perché proprio a noi?’ a quella dell’accettazione piena. Lui, per reazione, ha messo su diversi chili. Ha pianto molto, impaurito dall’idea che la gente potesse non capire e prendere in giro la sorellina. Quando ha visto gli impianti alle orecchie, ha voluto che lo rassicurassimo sul fatto che non sarebbero stati per sempre. E invece no, gli abbiamo spiegato che così come alcuni bambini hanno bisogno degli occhiali per vedere meglio, Francesca per sentire ha bisogno degli impianti. Ha l’istinto di proteggerla e, allo stesso tempo, ha sofferto il fatto di essere stato messo da parte. Una volta ha detto che Francesca gli stava rubando la sua famiglia”.

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