Pietro Carenza al concorso di Porto Recanati

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Scritto da Cinzia Debiase

“Quando sono in silenzio” è il titolo della poesia che ha regalato a Pietro Carenza un riconoscimento speciale al XXV Concorso di Poesia Città di Porto Recanati. Il prossimo 28 settembre, infatti, a Porto Recanati sarà premiato con un premio speciale “per la lodevole partecipazione nel lavoro poetico” – come si legge nella motivazione della giuria. Come Michele Amato di Bari, Pietro è stato uno dei due concorrenti sordi a partecipare al concorso.

13958630680_23d98763e2_nLa competizione, organizzata dal sordo Renato Pigliacampo, scrittore, poeta, saggista italiano e docente è in collaborazione con “il salotto degli artisti” e con il Patrocinio della Città di Porto Recanati e della Regione Marche.

La Giuria del Premio Internazionale di Poesia «Città di Porto Recanati», XXV edizione 2014, composta da Lorenzo Spurio (Presidente), Lella De Marchi (Componente), Susanna Polimanti (Componente) e Renato Pigliacampo (Segretario con diritto di voto), si è riunita una prima volta in data 17 agosto 2014 a Porto Recanati dove si è tenuta la discussione sulle valutazioni apportate alle 133 poesie pervenute al concorso avente per tema indicativo “la disabilità, l’emarginazione, gli anziani, i nuovi poveri, gli eventi climatici eccetera” affinché il poeta riflettesse sulla condizione esistenziale dell’uomo, ideazione che motivò, nel 1989, l’istituzione del Premio di poesia «Città di Porto Recanati».

“Il tema proposto era un interrogativo, una sfida – ai cosiddetti normali – di stimolo a conoscere i nostri bisogni strutturali e di comunicazione: «Handicappato, chi sei?» Tema ‘provocatorio’, per quei tempi. Il mio scendere in campo, con la poesia, in quegli anni ruggenti, era il grido esplicito: «noi esistiamo», indurre le persone più sensibili, come i poeti, a trattare tematiche sociali. I temi  proposti ai poeti saranno sempre gli stessi: la disabilità, i nuovi poveri, gli immigrati, gli eventi climatici, il razzismo eccetera” – racconta Renato Pigliacampo.

“Bisogna avere il coraggio di amare il Silenzio, scritto con la S maiuscola, perché dietro, tout-court, c’è tutto un mondo di persone “meravigliosamente speciali”, vale a dire bambini e adulti che non possono udire intelligibilmente la parola tramite la percezione acustica. Nel corso dei secoli, a seconda dei momenti, sono stati indicati: sordomuti, sordi, sordastri, non udenti, maleudenti, anacusici, ipoacusici, audiolesi, deboli d’udito, duri d’orecchio, cofotici. Io li chiamo semplicemente persone del Silenzio, miei fratelli: e so che,  pronunciandone il nome, mi attribuisco il merito di far parte di quel mondo migliore, che procede con una marcia in più”.

Di seguito la poesia di Pietro Carenza:

“Quando sono in silenzio

dialogo con la “Voce di dentro”

sentendomi meno solo

nutrendomi di ricordi

sparsi qua e la negli anni vissuti

scoprendo in me un Poeta

e del buio non ho più paura.

Qualche ricordo s’è annebbiato

e cerca di riaffiorare dagli abissi

attraverso vecchie fotografie,

anche se alcuni ricordi

al mio cuor fanno male,

son ricordi ancor racchiusi

nello scrigno mio,

li trasformo in frasi scritte

o segni espressi con le mani mie,

perché son sordo e la mia voce

non è capita da tutti”.

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