Noi e gli animali, le scelte sbagliate

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Se potessi, obbligherei i grandi mangiatori di carne ad andare a visitare un allevamento intensivo. Cominciando dall’odore che brucia le narici e dà voglia di vomitare.

di Dacia Maraini

Chi compra la carne in un supermercato, pulita, rosea, chiusa nel cellofan, non pensa a cosa ci sia dietro quella confezione, non conosce la strada che ha fatto quel pezzo di carne per raggiungere lo scaffale. Molti non hanno mai visto un allevamento intensivo e mangiano carne bovina, salumi e pollo senza immaginare cosa stia mettendo in bocca.

Se potessi, obbligherei i grandi mangiatori di carne ad andare a visitare un allevamento intensivo. Cominciando dall’odore che brucia le narici e dà voglia di vomitare. E poi, le povere bestie ammassate a migliaia: che siano galline ammucchiate le une addosso alle altre, o maiali imbottiti di farina di pesce e di soia, chiusi dentro gabbie dove non possono neanche stare in piedi, o vitelli costretti a ingurgitare ormoni per crescere in fretta. La mancanza di movimento li fa ammalare, ragione per cui li imbottiscono di antibiotici. Quegli antibiotici arrivano sulle nostre tavole creando assuefazione e batteri resistenti al medicinale. Non voglio parlare di pietà, di strazio a vedere quegli occhi disperati che chiedono aiuto, perché sarei subito accusata di buonismo. Voglio parlare di interessi collettivi, di futuro per le nostre società.

Nel mondo vengono uccisi ogni anno 70 miliardi di animali per alimentazione umana. Due su tre cresce negli allevamenti intensivi. In Italia, patria del buon prosciutto e dei famosi salumi, il 95% dei maiali si riproduce e cresce in condizioni da lager nazisti. I pascoli sono scomparsi. Per nutrire questa enorme quantità di animali da macello se ne va un terzo della raccolta di cereali , nonché un terzo del pesce pescato, come spiega Philip Lymbery, direttore di Ciwf international. Ogni anno, viene abbattuta una foresta pari a metà della Gran Bretagna per allevare animali da tavola. Per non parlare del consumo d’acqua in un mondo che sempre più va verso la desertificazione. Se ricordiamo che 690 milioni di persone soffrono la fame e la sete nel mondo (statistiche Onu), ci si può chiedere se non sia assurdo lo spreco di cereali, soia e pesce per nutrire animali da macello. La organizzazione mondiale per la difesa degli animali da allevamento ripete che non vuole eliminare la carne in tavola, ma chiede solo che si trattino gli animali da allevamento con umanità e rispetto nei riguardi delle loro necessità vitali.

Un poco di immaginazione per favore, la carne viene da un corpo, non dal frigorifero

 

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