Corrida Patrimonio dell’Umanità? L’Unesco dice no

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Fonte immagine:Unsplash

L’Unesco ha detto no alle richieste di iscrizione della corrida nella lista dei Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità.

Vittoria per le organizzazioni animaliste che hanno accolto con estremo entusiasmo l’ultima decisione dell’ufficio del Comitato Intergovernativo del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, che ha ufficialmente escluso la corrida della lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un dura battaglia messa in campo da ben 985 organizzazioni sparse in tutto il mondo che hanno sostenuto e portato avanti con costanza la campagna #NOTauromaquiaEnUnesco.

L’obiettivo era anche quello di impedire che la corrida ricevesse una serie di sovvenzioni e aiuti, dopo le due richieste avanzate dal settore a causa della situazione di emergenza provocata dal COVID. Una situazione che ha avuto ricadute economiche anche su questa pratica.

Una pratica antica, ma da tempo osteggiata dalle moltissime associazioni animaliste che si impegnano per la salute dei tori. La campagna contro la richiesta è partita immediatamente, anche grazie alla piattaforma La Tortura No Es Cultura e con il supporto delle organizzazioni Animal Guardians o Gladiators for Peace, dando vita a una vera e propria “Twitter storm”.

Corrida, una vittoria per gli animalisti

Come riporta anche Enpa dal suo sito ufficiale, la corrida non potrà essere considerata Patrimonio dell’Umanità. Decisione pervenuta dopo che la doppia richiesta era approdata sul tavolo del Comitato Unesco. Una discussione rimandata e poi bocciata definitivamente a ottobre. Fondamentale è stato l’hashtag #NoTauromaquiaEnUnesco, che ha fatto il giro del mondo, campagna a cui ha aderito Enpa con passione.

Una vittoria che soddisfa le associazioni che hanno preso parte alla tempesta social, una necessità utile a proteggere le future generazioni dalla violenza della corrida stessa. Una pratica antica, ma che negli ultimi dieci anni ha visto diminuire vertiginosamente il suo fatturato, condizione aggravata ora dalla pandemia.

Percentuali pesanti che si abbattono su questo settore e sulla pratica ancora molto amata in alcune zone del mondo, come ad esempio in Spagna. Le associazioni animaliste si dichiarano soddisfatte dal risultato e premono perché presto questo spettacolo di tauromachia venga definitivamente abolito e cancellato.

 

 

FonteEnpa

 

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