Costruire una scuola più accessibile per studenti “speciali”, la Prof.ssa Paola Torcolini racconta le sue “Differenti abilità”

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Un progetto che ha mosso i suoi primi passi in Sardegna ma ha visto, tra i protagonisti, anche una professoressa umbra, Paola Torcolini, che vorrebbe portare l’esperienza anche nel suo territorio. “Differenti abilità” è il titolo del corso che si è svolto il 18 gennaio scorso a Sassari promosso dalla sezione territoriale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (Uici) con la collaborazione dell’Associazione italiana dislessia (Aid) di Sassari e il finanziamento della Fondazione di Sardegna.

Un vero e proprio percorso di vita basato sul dialogo tra tutti gli attori della scuola: genitori, insegnanti e alunni.
Tra i temi affrontati, non a caso, ci sono argomenti come la teoria degli apprendimenti, i metodi di studio, la didattica inclusiva, il coding, l’uso delle nuove tecnologie. “Il giorno 18 gennaio 2019 rappresenta per me un’esperienza emozionante, un momento di condivisione e incontro meraviglioso di alte professionalità”, racconta la prof.ssa Paola Torcolini.
“Onorata e grata dell’invito da parte del presidente dell’uici di Sassari Francesco Santoro per avermi scelta a rappresentare la didattica come significato, strategia ed esperienza- nel convegno DIFFERENTI ABILITA’ , voluto fortemente dall’associazione Italiana dislessia di Sassari che opera da anni nel territorio e condiviso dall’U.I.C.I. di Sassari. Un incontro di tanti relatori alcuni come me, provenienti anche da fuori Sardegna – continua a raccontare – supporto professionale e personale a insegnanti e genitori, che collaborano e vivono quotidianamente la disabilità visiva. Un mixer ben miscelato dove ognuno racconta e illustra un percorso di vita professionale e lo espone ad una folta assemblea di docenti, genitori e infermieri, ma soprattutto di persone con disabilità visiva”.
“Portare la mia esperienza d’insegnante, parlare dei miei progetti, dei miei meravigliosi alunni, sensibili alla didattica inclusiva nelle molteplici sfaccettature e del mio modo di insegnarla usando le emozioni, ed altri modi di comunicazione ad esempio la lis anche se in classe non ci sono bambini sordi, ma semplicemente perché è una lingua come tante altre e può arricchire il nostro sapere, presentare il territorio Umbro e le scuole che operano in esso i sacrifici gli incontri e il duro lavoro che tante insegnanti come me svolgono, tutto veramente emozionante, ma l’emozione più forte l’ho avuta quando ho salutato e ringraziato nella LIS (lingua italiana dei segni) un gruppo di persone sorde, averle in un convegno prettamente dedicato alla disabilità visiva e problematiche scolastiche circa la dislessia, mi ha fatto capire che condividere significa arricchire il nostro sapere di tante competenze. Metterci nei panni degli altri, ascoltare le esperienze, ci rende unici, confrontarci con altre vite a volte ci alleggerisce il cuore ed il nostro cammino diventa meno faticoso”. 

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